Michele Mariotti: “Debutto a Santa Cecilia con due autori russi, la musica unisce non divide”


“La guerra non ha mai giustificazione né vincitori, ma la cultura non può farne le spese”
Roma, 13 apr. “Proponiamo due autori russi alla faccia di chi vorrebbe questo sciacallaggio, sia di artisti ma anche di cultura. Non c’è mai una guerra che possa essere giustificata, non c’è mai una ragione valida per la guerra e non ci sono mai vincitori, la guerra è sempre sbagliata. Ma incolpare l’arte e la cultura o usarli per creare delle barriere, per creare i buoni e i cattivi, è contrario all’arte stessa che invece unisce, non ha barriere, non ha religione, non appartiene a Stati”. Così Michele Mariotti, il direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma, che domani alle 19,30 (repliche venerdì 15 alle 20,30 e sabato 16 alle 18) nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma farà il suo debutto (“che attendevo da tanto tempo”) sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia dirigendo l”Ouverture su temi ebraici’ di Sergej Prokof’ev, la seconda sinfonia ‘Piccola Russia’ di Piotr Il’ic Ciakovskij e il concerto per pianoforte di Benjamin Britten con Alessandro Taverna solista.
“C’è un fil rouge che lega tutti e tre i brani, anche quello di Britten, ed è una perenne malinconia, una gioia tragica – spiega Mariotti – Prokof’ev utilizza dei temi sempre tragici che uniscono il grottesco, l’amaro e fanno ridere mentre si piange. C’è sempre questa felicità tragica. Una caratteristica della cultura russa che c’è anche in Cajkovskj: si vorrebbe fare qualcosa ma c’è sempre un evento al di sopra di noi che ce lo impedisce. C’è come un disincanto, un imparare a ridere mentre si soffre. Questa è anche la cornice del concerto di Britten che è molto vario e mette in luce i virtuosismi del pianista, con un secondo movimento molto interessante, un valzer che unisce il grottesco al circense, al deforme e che mi fa venire in mente alcuni passaggi del ‘Maestro e Margherita’ di Bulgakov”.
Mariotti chiarisce anche quali sono le sue scelte direttoriali operistiche e sinfoniche del futuro, con “un’apertura al Novecento che è il naturale passo successivo ai miei anni di Bologna (è stato direttore musicale del Teatro Comunale dal 2015 al 2018, ndr). Mi piace tantissimo accostare la musica russa a quella francese”. E annuncia che affronterà autori del tardo romanticismo e del XX secolo, da Wagner a Prokof’ev, Debussy, Ravel e Poulenc di cui dirigerà all’Opera di Roma ‘I dialoghi delle Carmelitane’.
Il direttore d’orchestra pesarese si sofferma poi sulle difficoltà tecniche vissute dal mondo della musica durante il Covid, con i distanziamenti in orchestra che imponevano cambiamenti enormi alle tecniche esecutive. “Noi ci siamo abituati all’antimusicalità – osserva Mariotti – con i distanziamenti che andavano contro il principio di fare musica insieme suonando l’uno addosso all’altro, ascoltandosi l’uno con l’altro. Il distanziamento ci rendeva inevitabilmente dei solisti, invece adesso non c’è più e finalmente si torna a far parte del gruppo, ad essere due orchestrali per leggio”.
Quanto al pubblico, secondo Mariotti, i concerti di musica sinfonica “hanno più problemi di riempimento della sala rispetto all’opera che riempie i teatri. A Roma con ‘Luisa Miller’ che non è né ‘Turandot’ né ‘Boheme’, abbiamo fatto cinque recite sold out”. Qual è la ricetta per richiamare pubblico e soprattutto giovani? “Non sono un direttore social, sono molto timido e mantengo un certo riserbo, ma penso che serva il dialogo aprendo il teatro o la sala da concerto durante le prove, perché far vedere quello che succede durante le prove significa far capire che un teatro è un posto dove si lavora, si suda, si ride, si scherza. Ma c’è ancora poca cultura e poca conoscenza di quello che succede in un teatro. Il nostro dovere non è quello di fare innamorare dell’opera musicale, ma di fare conoscere e fare capire che cos’è. Quindi – conclude – per me la ricetta è coinvolgere i giovani, parlargli, farli venire alle prove, spiegare loro il perché di alcune scelte interpretative, renderli partecipi. Insomma, coinvolgerli”.

(Adnkronos)