RIFORMA DEL FISCO: BISOGNA INTERVENIRE SUL CUNEO FISCALE

INTERVENIRE SUL CUNEO FISCALE E RIFORMARE IL FISCO PER CONSOLIDARE LA CRESCITA.
BERTIN (PRESIDENTE ASCOM CONFCOMMERCIO PADOVA): “1500 MILIARDI FERMI SUI CONTI CORRENTI E’ UN LUSSO CHE NON CI POSSIAMO PERMETTERE. SERVE RIDARE FIDUCIA ALLE FAMIGLIE E ALLE IMPRESE”

Se non si vuole disperdere la spinta alla crescita, oggi attestata intorno al 6%, bisogna agire sul fisco.
“Ed in particolare – sottolinea il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – mettendo mano al cuneo fiscale”.
Annoso e conosciuto argomento quello del cuneo, tanto da far riconoscere allo stesso ministro Franco che in Italia “è particolarmente elevato” e, soprattutto, a giudicare dall’impietoso confronto con gli altri Paesi europei, non favorisce il tasso di occupazione che in Italia è pari al 59%, contro il 76% della Germania e il 75% della Gran Bretagna.
“La questione è semplice – continua Bertin – ed è riscontrabile in una qualsiasi busta paga: a fronte dei 1.200/1.300 euro che di media vanno in tasca ad un lavoratore, l’impresa sborsa una cifra ben superiore con un duplice risultato negativo: un costo elevato per il datore di lavoro ed una sostanziale insoddisfazione per il lavoratore”.
Da qui la necessità di ricorrere anche alla leva fiscale per favorire l’aumento dell’occupazione e consolidare, in questo modo, una crescita che non potrà essere anche in futuro al 6%, ma che deve restare in territorio positivo.
“Per questo, io credo che sia necessario intervenire per ridurre il cuneo fiscale se vogliamo favorire l’occupazione e contribuire al rafforzamento della crescita”.
Non solo.
“Al di là di un robusto ritocco al cuneo – specifica il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – servono una revisione del reddito di cittadinanza che, così com’è, più che un aiuto è un danno e una  riforma fiscale ben impostata e correttamente finanziata. La domanda interna, intesa sia come consumi che come investimenti, va sostenuta e per sostenerla il Paese ha bisogno di fiducia perchè è solo in una situazione priva di tensioni che i 1.500 miliardi di euro che giacciono sui conti correnti ordinari possono tornare ad essere produttivi”.
In effetti ciò che la Banca d’Italia ha documentato al 30 giugno scorso fa pensare: le famiglie italiane, a quella data, avevano depositato sui conti correnti 1.131 miliardi, 64 miliardi in più del giugno 2020. Le imprese, d’altra parte, avevano anch’esse una bella dose di risorse immobilizzate: qualcosa come 392 miliardi, 60 in più rispetto a dodici mesi prima.
“Uno spreco di risorse, un lusso che non ci possiamo permettere – ammonisce Bertin – destinato ad essere eroso dall’inflazione e a costo zero per le banche che, peraltro, per tenere i denari non danno più interessi ma li chiedono”.
Dunque, una potenzialità enorme che una seria riforma fiscale (l’ultima, quella che introdusse l’Iva, risale al 1973) potrebbe mettere in moto.
“Meno tasse e più lavoro – conclude Bertin – potrebbe essere lo slogan di questo finale d’anno per il governo Draghi che, forse, potrebbe essere in grado di operare in tal senso “forte” della “debolezza” della politica”.

Padova 9 settembre 2021

(Ascom Padova)

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