Comunicato stampa: discorso del sindaco Giordani alla solennità di Sant’Antonio

Porgo il mio saluto a padre Roberto Brandinelli, vicario provinciale dei Frati minori conventuali, a padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica di Sant’Antonio e a tutte le autorità religiose, civili e militari presenti.

Per il secondo anno consecutivo celebriamo la Festa di Sant’Antonio senza il grande abbraccio di fede e di affetto di tutti i padovani e delle migliaia di fedeli provenienti da tanti paesi del mondo. Abbiamo dovuto nuovamente rinunciare alla processione che non è solo un grande evento di devozione popolare ma anche un’occasione per riflettere sulla missione di frate Antonio che fino all’ultimo giorno della sua vita ha camminato senza sosta per portare a tutti la parola di Dio. Ma se lo scorso anno, in questi giorni, eravamo spaventati e confusi per l’arrivo di una pandemia che mai avremmo pensato di dover fronteggiare, oggi guardiamo con maggiore speranza e serenità al futuro.

Come tutti i momenti di crisi, questa epidemia ci ha portato dolore, paura e lutti, e oggi affidiamo a Sant’Antonio tutte le persone che sono mancate a causa di questa malattia. Ma questa crisi è anche un’opportunità per riflettere sulle nostre vite e sulle nostre comunità per provare a costruire un futuro che sia migliore.

Questa pausa forzata che il virus ha provocato nel vorticoso e spesso convulso stile di vita che caratterizza questi ultimi decenni, ha fatto vedere limiti e opportunità che non possiamo ignorare. E’ emersa la nostra fragilità, come singole persone e come comunità. Credevamo che benessere economico, sviluppo tecnologico e scientifico ci dessero in qualche modo uno scudo di invincibilità ma è evidente che non è così. Padova è, e ovviamente ne siamo orgogliosi, una città complessivamente ricca, vivace e protesa al futuro. 

La Padova in cui visse e predicò Sant’Antonio non era, per quell’epoca, molto diversa da oggi. Era una città importante, ricca da un punto di vista economico ed intellettuale, nella quale si stava rapidamente affermando una solida classe mercantile, capace di immaginare e iniziare a costruire, tra le altre cose, il Palazzo della Ragione e fondare una Università  prestigiosa.

In quel contesto di benessere e, diremmo oggi, di crescita economica, Sant’Antonio con le sue prediche richiamava tutti a non essere indifferenti alle necessità delle persone più povere, a mantenere un senso di umanità, equità ed equilibrio in ogni aspetto della vita sociale. Antonio riuscì addirittura a far modificare la legge dell’epoca sui debiti non onorati, evitando ai debitori insolventi senza colpa il carcere e l’esilio. Un insegnamento, quello di Antonio, molto importante e attuale anche oggi, nel quale squilibri economici, crisi finanziarie ed emergenze sanitarie impoveriscono persone e famiglie mettendole talvolta anche nell’impossibilità di onorare gli impegni presi.

Quest’attenzione alla persona, alla sua dignità, alla sua dimensione anche spirituale e non solo materiale, così come alla necessità di assicurare un equilibrio nella società, evitandone gli eccessi è un monito di sant’Antonio che dobbiamo fare nostro. Parliamo in queste settimane di una ripartenza che è certamente fondamentale. Ripartenza sì ma come e per andare dove?

Io credo che al di là di ogni modello di società e di economia, quello di cui abbiamo bisogno veramente sia un’etica che metta la persona al centro delle scelte e dei valori condivisi. Questa crisi, arrivata come un fulmine a cielo sereno, è anche un’opportunità per ripensare alcuni aspetti della nostra società. Possiamo e dobbiamo costruirne una migliore ed equilibrata per il  nostro futuro, ma soprattutto per quello dei nostri figli. Dobbiamo dare un senso più profondo alle enormi possibilità che questo rapidissimo sviluppo tecnologico ci offre. Mai come oggi, grazie alla rivoluzione digitale, il progresso ha corso a questa velocità.

In passato, lo sviluppo di un vaccino richiedeva dai 5 ai 10 anni se non di più, oggi ne abbiamo più di uno contro il Covid in appena dodici mesi. Eppure, come spiegava appena ieri la lucida analisi del professor Daniele Marini della nostra Università, questa accelerazione frutto della tecnologia digitale semplifica gli aspetti pratici della nostra vita ma sembra non migliori le nostre relazioni sociali. Anzi se alcuni anni fa quasi la metà degli italiani si aspettava che la rivoluzione digitale avrebbe migliorato questo aspetto fondamentale della nostra vita, adesso lo pensa solo poco più di un terzo, e i più scettici, paiono essere proprio i giovani.

Un segnale che abbiamo bisogno sì di tecnologia, di sviluppo, ma che prima di tutto abbiamo necessità di rapporti umani veri e di relazioni che non siano solo utilitaristiche. Dobbiamo guardare gli altri non solo in funzione delle nostre necessità, ascoltare di più chi ci è intorno, costruire una comunità nella quale le persone dialogano maggiormente tra loro e sono più attente alle necessità collettive.

Come Sindaco, in questi mesi molto duri, ho sentito la grande responsabilità di dare delle risposte a tutte le aspettative, ansie e preoccupazioni dei miei concittadini. Ho toccato con mano le difficoltà che molti di loro stanno ancora attraversando e assieme a tutti gli assessori abbiamo provato, non senza difficoltà, a trovare soluzione alle criticità che via via emergevano. Mi ha rincuorato e sostenuto il grande impegno e sforzo delle migliaia di padovani che si sono messi a disposizione della nostra comunità: cittadini singoli, associazioni, gruppi informali che hanno dimostrato con i fatti quanto la nostra comunità abbia nel suo dna quei valori di solidarietà e giustizia che sono al centro dell’insegnamento di Sant’Antonio. Averlo toccato con mano mi rende più ottimista per il futuro. 

Abbiamo lo spirito giusto per guardare avanti con speranza, perché sappiamo che al centro della comunità che vogliamo costruire a partire da questo momento di discontinuità, c’è l’uomo. Lo possiamo fare assieme, tenendo sempre ben presente l’insegnamento di Sant’Antonio al quale questa città deve moltissimo.

Buona festa di sant’Antonio a tutti voi“.

Sergio Giordani

(Padovanet – rete civica del Comune di Padova)

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