IL 15 GIUGNO SCADE IL TERMINE PER LA PROROGA DELLA MORATORIA SU MUTUI E FINANZIAMENTI

CREDITO E COVID: SCADE MARTEDI’ 15 GIUGNO IL TERMINE PER RICHIEDERE LA PROROGA FINO AL 31 DICEMBRE DELLA MORATORIA SU MUTUI E FINANZIAMENTI.
BERTIN (ASCOM CONFCOMMERCIO PADOVA): “RISCHIO BOOMERANG PER LE IMPRESE VISTO CHE POTREBBE INTERVENIRE LA SEGNALAZIONE ALLA CENTRALE RISCHI”

La scadenza è fissata a martedì prossimo, 15 giugno. Entro quella data, infatti, c’è la possibilità di richiedere la proroga fino al 31 dicembre della moratoria su mutui e finanziamenti prevista dal Decreto Cura Italia all’inizio della pandemia, con l’obbligo però di inviare una specifica comunicazione alla banca.
Una novità significativa, in quanto le proroghe disposte al provvedimento originario nelle precedenti occasioni prevedevano una conferma automatica delle moratorie in essere.

“Il problema però rischia di essere un altro e di ben altro spessore – dichiara il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – perché la proroga alla moratoria rischia di diventare un pericolosissimo boomerang per molte delle imprese che hanno aderito alla possibilità di “congelare” in tutto o in parte il pagamento delle rate di mutui, prestiti e leasing”.
E perché mai?
“Perchè alcuni istituti di credito – continua Bertin – a causa delle linee guida dettate dall’EBA, l’Autorità bancaria europea, segnaleranno a Banca d’Italia le imprese che richiedono di prorogare la moratoria già in atto sui finanziamenti, mettendo di fatto a rischio la loro possibilità di accedere al credito nei prossimi 24 mesi. Questo alla luce del fatto che la dichiarazione sullo stato di difficoltà che viene fatta firmare non tiene conto della “causa Covid” allo stesso modo delle versioni precedenti” 
Ma c’è di più. Da talune segnalazioni giunte in questi giorni all’Ascom, sembrerebbe che, seppur in via informale, qualche istituto “dissuada” a non prorogare la moratoria dietro il paventato rischio di segnalazione alla centrale dei rischi con tutte le conseguenze che ne derivano.
“Un atteggiamento a dir poco “subdolo” – sottolinea Bertin – perché invece di considerare questa moratoria in continuità con la precedente, così come dovrebbe essere evidente, si fa dichiarare all’impresa uno stato di difficoltà generico, come se il Covid fosse definitivamente archiviato e le imprese non solo avessero ripreso l’attività al 100%, ma avessero anche recuperato quanto perduto. Un vero e proprio “attacco ad alzo zero” nei confronti dei titolari delle imprese ma anche ai loro dipendenti e alle famiglie degli uni e degli altri”.

Mancano dati precisi al riguardo, ma all’Ascom Confcommercio stimano che più della metà delle imprese avrà bisogno, nei prossimi mesi, di ricorrere ad ulteriori linee di credito per riassestare la situazione debitoria e rilanciare l’attività durante la ripresa.
Che si tratti di grandi numeri lo ha confermato, non più tardi di una settimana fa, un comunicato di Banca d’Italia del 3 giugno, che sulla base di dati preliminari riferiti al 21 maggio, ha individuato che, nel Paese, sono ancora attive moratorie su prestiti del valore complessivo di circa 144 miliardi, pari a circa il 52% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020 (circa 280 miliardi): si stima che tale importo faccia capo a circa 1,3 milioni di richiedenti, tra famiglie e imprese.

Servirebbe – conclude il presidente dell’Ascom Confcommercio – un celere intervento (ed in questo senso abbiamo attivato i nostri canali istituzionali), anche perché il termine della moratoria del 15 giugno crea alle imprese gravi difficoltà soprattutto se consideriamo che moltissime avranno bisogno di ricorrere, nel prossimo futuro, ad ulteriore credito bancario. Richiedere la moratoria potrebbe dunque avere ripercussioni anche molto negative per il loro accesso al credito e la richiesta di nuova finanza in quanto tale classificazione imporrebbe alla banca un’attività di monitoraggio sulla loro posizione».

PADOVA 10 GIUGNO 2021

(Ascom Padova)

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