‘Mai contattati dalle regioni dopo la firma del protocollo’



Roma, 20 mag. (Adnkronos Salute) – “Io dico al generale Figliuolo, a cui sto per scrivere una lettera che manderò in copia anche al ministro della Salute: ‘abbiamo la disponibilità, l’esperienza, un rapporto fiduciario, uno studio attrezzato, ci mandi i vaccini e noi li facciamo’”. Così all’Adnkronos Salute Paolo Biasci, presidente della Federazione medici pediatri (Fimp), sulla vaccinazione anti-Covid per la fascia di età 12-15 anni, che dovrebbe essere autorizzata dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) il prossimo 28 maggio.
Secondo Biasci, gli ambulatori dei pediatri di famiglia sono il luogo naturale dove somministrare i vaccini agli adolescenti. “Noi siamo un punto di riferimento per le famiglie, se c’è qualche dubbio la parola ultima è quella del pediatra”. E incaricando i pediatri, l’immunizzazione potrebbe essere fatta anche in tempi molto stretti. “Se io devo vaccinare i miei pazienti tra i 12 e i 15 anni – sottolinea il presidente Fimp – sto parlando mediamente di 150 adolescenti per ogni pediatra. Con 10 appuntamenti al giorno in 5 giorni ne ho vaccinati 50, il che significa che in meno di un mese li ho vaccinati tutti. Per non procedere in questa maniera, qualcuno deve spiegarmi perché”.
Ma c’è un problema. “Due mesi fa, circa a metà marzo – ricorda Biasci – abbiamo firmato un protocollo d’intesa col ministro della Salute e con la Conferenza delle Regioni per il supporto alle vaccinazioni che, soprattuto in tempo di Covid, la pediatria di libera scelta poteva dare al Servizio sanitario nazionale. Il protocollo firmato passava quindi alle Regioni, che dovevano applicarlo secondo gli accordi locali come avvenuto per i medici di medicina generale. Ma di fatto questo non è mai avvenuto – sottolinea il presidente dei pediatri – e quindi noi siamo proprio in queste ore a riproporci perché non siamo stati contattati”.
Intanto, in attesa del via libera dell’Ema le ipotesi in campo sono diverse. “Sento dire ‘andremo nelle scuole’ ma – afferma Biasci – è una scemenza. Intanto gli ambulatori dei pediatri d’estate sono aperti e la scuola no, quindi se si deve vaccinare tra luglio e agosto non c’è molto da dire. E poi quale genitore si accontenterebbe di sottoscrivere soltanto un foglio di autorizzazione senza essere presente alla vaccinazione del figlio, per fare magari delle domande? Succederebbe che ci troveremmo tutti i genitori in fila alla scuola con il figlio, perdendo comunque una giornata di lavoro. E allora – conclude – dico io: non è più semplice e accessibile lo studio del proprio pediatra di famiglia?”

(Adnkronos)

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