Myanmar, Onu: “Almeno 149 morti dal primo febbraio, centinaia di scomparsi”

Sempre più imponenti le manifestazioni per chiedere il ripristino del governo di Aung San Suu Kyi

Sono almeno 149 le persone uccise in Myanmar dal primo febbraio, il giorno del golpe e dell’inizio di proteste nel Paese in cui resta agli arresti Aung San Suu Kyi. E’ questo il bilancio che le Nazioni Unite sono riuscite a confermare, come ha reso noto la portavoce dell’Alto commissario per i diritti umani, Ravina Shamdasani. Ci sono, ha aggiunto, “molte altre notizie di ulteriori uccisioni” per le quali manca ancora una conferma. Secondo il bilancio, almeno 11 persone sono state uccise ieri e 57 lo scorso fine settimana.
Le forze di sicurezza di Myanmar sono accusate di aver “usato la forza letale in modo sempre più aggressivo” contro manifestanti pacifici e di continuare ad arrestare in modo arbitrario persone in tutto il Paese, mentre non si hanno notizie di “centinaia di persone che – ha detto – sono state detenute illegalmente”. L’ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani evoca “sparizioni forzate”.
Secondo i dati diffusi a Ginevra, più di 2.084 persone restano detenute in modo arbitrario, almeno 37 giornalisti sono stati arrestati, 19 dei quali sono ancora agli arresti. E nelle ultime settimane si sono registrati almeno cinque decessi di persone agli arresti con i corpi di almeno due vittime con segni di torture.
“Siamo fortemente preoccupati per il fatto che la repressione continua a intensificarsi e – ha detto Shamdasani secondo una nota – facciamo nuovamente appello ai militari affinché smettano di uccidere e arrestare i manifestanti”.
I manifestanti stanno cercando di barricarsi all’interno dei loro quartieri nel tentativo di sfuggire alla repressione delle forze di sicurezza.
“Non c’è altra maniera. Dobbiamo continuare a combattere. Vinceremo presto. Hanno ucciso i civili perché non hanno altro modo per mantenere il potere”, ha dichiarato Wai Phyo Min, un manifestante della città di Monywa, teatro di proteste quotidiane represse nel sangue. “Cerchiamo di isolare il nostro quartiere costruendo barricate sulle strade. Se non ci difenderemo, verranno nelle nostre strade e uccideranno la nostra gente”, ha aggiunto il 33enne Kyaw Kyaw della cittadina di Thaketa.
Sono sempre più imponenti le manifestazioni che dal primo febbraio si svolgono in Myanmar per chiedere il ripristino del governo di Aung San Suu Kyi. Secondo l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici (Aapp) il bilancio è di 183 vittime al 15 marzo.
L’esercito del Myanmar ha anche arrestato un funzionario di Open Society Myanmar, una fondazione legata al filantropo miliardario George Soros e ha detto che le truppe stanno cercando altri 11 dipendenti sospettati di aver dato fondi agli oppositori del colpo di stato.
Il World Food Programme, intanto, ha lanciato l’allarme sul drastico aumento dei prezzi di cibo e benzina dopo il golpe, avvertendo che potrebbe aggravare la situazione delle fasce deboli della popolazione.

(Adnkronos)

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