Prima settimana gialla, ma i commercianti vedono nero

Confesercenti traccia un bilancio della prima settimana “gialla”: il 70% degli intervistati non vede miglioramenti, e pochi sperano nel weekend. Rossi: impossibile il ritorno alla normalità senza aver eliminato il virus. Al Governo chiediamo di passare dai ristori ai rimborsi

Sulla carta il periodo peggiore è finito, almeno per un po’: con l’inizio di febbraio il veneto è tornato in zona gialla, un cambiamento che incide poco sulle aperture dei negozi e che, tuttavia, alcuni speravano potesse avere un impatto positivo sulla psicologia dei consumatori o sul rientro negli uffici. La situazione, però, non accenna a migliorare. A fine settimana Confesercenti ha sottoposto un sondaggio ai suoi associati, che hanno risposto rapidamente e con interesse: il campione è salito in poche ore a quasi 200 persone nella provincia di Padova. Le loro risposte, tuttavia, non lasciano molto spazio all’ottimismo: il 70% non ha visto crescere l’affluenza e, di conseguenza, il volume d’affari. Del rimanente 30%, poi, il 27,6% parla comunque di un incremento molto limitato, inferiore al 10%. Per il 34,5% degli intervistati la crescita è stata più significativa, indicativamente dal 10 al 20%, e il 13,8% parla addirittura di un aumento superiore al 30%. Quattro soci (tutti ambulanti) dicono al contrario di aver notato sì un cambiamento ma, purtroppo, in peggio.


Nemmeno il fine settimana, a detta dei più, potrà dare una spinta positiva all’andamento delle vendite: il 54,3% degli intervistati sostiene che tra oggi e domani non cambierà nulla e il 30% si aspetta sì una piccola variazione, ma non determinante. Chi lavora in provincia, invece, teme un maggiore spostamento verso il centro città, che conseguentemente limiterà ancora di più gli affari.

Comparto turistico il più danneggiato

«A pagare le conseguenze maggiori» spiega Alessandra Trivellato, responsabile Sviluppo «sono ancora le imprese del comparto turistico, che non vedono proprio una via d’uscita. Qualche piccolo segnale positivo ci arriva dai B&B per prenotazioni di uno o due giorni ma parliamo del 23% dei rispondenti.

Anche per i ristoranti la situazione non è molto migliorata. Molti infatti lavorano esclusivamente con servizio serale per cui per loro rientrare in zona gialla non sposta di molto. È circa il 38% che vede qualche piccolo segnale di ripresa. Attendiamo le decisioni circa l’apertura serale che cambierebbe sicuramente la situazione per i nostri ristoranti a patto che siano applicate con il massimo rigore misure di sicurezza sanitaria: distanziamento di un metro non solo tra i tavoli, ma anche nelle aree di passaggio, l’utilizzo sistematico dei dispositivi di protezione individuale per gli addetti al servizio, l’esposizione di una chiara informativa all’esterno dei locali con l’indicazione della capienza massima. Dopo un anno terribile, le imprese della somministrazione vogliono tornare a lavorare in sicurezza».

Neanche il settore dell’abbigliamento vede grandi riprese, soprattutto per le imprese del settore Termale che soffrono al pari del turismo. «In questo settore» continua Trivellato «ci sono timidi segnali di ripresa legati alle attività del centro. Viene anche segnalato qualche movimento legato ai saldi che si spera possa portare qualcosa in più durante il weekend».

Qualche miglioramento per bar e caffetterie

Nel settore al dettaglio non alimentare (non del settore moda) solo l’11% vede qualche movimento dal cambio di colore. Anche questa una conferma dell’incertezza tra le famiglie. «Ci aspettiamo al più presto» sottolinea ancora Alessandra Trivellato «un provvedimento legislativo che elimini anche le inique restrizioni sulla vendita d’asporto che colpiscono le enoteche».
Solo il settore dei bar e caffetterie segnalano un effettivo miglioramento: circa il 61% sostiene di aver visto un miglioramento in questi primi giorni. È pur vero che si è passati dalla chiusura totale (o al massimo lavoro per asporto/consegna a domicilio) ad una parziale apertura fino alle 18.00. Anche chi aveva approfittato dell’attivazione della mensa aziendale, vede un miglioramento nel poter ritornare ad accogliere i clienti. Sempre ricordando la regola delle 4 persone al tavolo. «In sintesi» chiosa la responsabile Sviluppo di Confesercenti «dovremo aspettare ancora qualche tempo prima di sperare in qualche miglioramento più sostanziale della situazione».

«Purtroppo c’era da aspettarsi risultati così neri, – commenta Nicola Rossi presidente di Confesercenti del Veneto Centrale – per arrivare ad una normalizzazione dei consumi è necessario che la campagna dei vaccini sia ampiamente diffusa, solo così potremmo ridurre le incertezze che accompagnano in questo periodo le spese delle famiglie. Passare da zona arancione a zona gialla non è sinonimo di “liberti tutti”. La situazione è ancora grave, l’intero paese sta attraversando una durissima crisi sanitaria, sociale ed economica. Finché non avremo eliminato il virus, con il vaccino o con altri strumenti, sarà impossibile il ritorno alla normalità.»

L’assemblea di Confesercenti

In settimana si è tenuta anche la prima assemblea annuale che ha visto la partecipazione di un centinaio di soci in collegamento web. Dall’incontro è emersa principalmente l’esigenza di recuperare non solo le risorse, ma anche il contatto con i clienti. Una richiesta che, purtroppo, si scontra con la necessità di osservare attentamente le politiche di contenimento del contagio: un fronte, questo, sul quale non è ammissibile nessuna polemica. «Quello che chiediamo a gran voce è di cambiare le politiche di sostegno ai commercianti, passando dai ristori ai rimborsi. Finora sono arrivati dei semplici sussidi, molto limitati e generici. Chiediamo, invece, dei rimborsi da calcolare sulla base di un conto molto preciso: la percentuale di perdita del fatturato che deriva dal confronto tra 2019 e 2020. Un dato trasparente e preciso, che permetterebbe di adeguare davvero le misure di sostegno al reale bisogno».

(Confesercenti Veneto Centrale)

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