Coronavirus: l’ipotesi, ‘per guariti potrebbe bastare una dose vaccino’



Milano, 2 feb. (Adnkronos Salute) – Mentre nel mondo si va avanti con le vaccinazioni anti-Covid e continuano i debutti sul mercato di nuovi prodotti scudo, una domanda accende il dibattito fra gli esperti: le persone che hanno già avuto un’infezione da Sars-CoV-2 dovrebbero essere vaccinate? E dovrebbero ricevere una o due dosi? Uno studio, al momento disponibile in versione preprint sulla piattaforma ‘Medrxiv’, suggerisce che basterebbe una singola iniezione scudo per ottenere una “risposta anticorpale uguale o addirittura superiore in termini di titoli anticorpali rispetto a quelli trovati dopo la seconda dose in persone che non si sono mai infettate”.
I ricercatori hanno valutato i sintomi post vaccino in 231 persone, di cui 83 erano state malate in precedenza e 148 no. Entrambi i gruppi hanno riferito dolore al sito di iniezione dopo la prima dose. Ma fra chi si era infettato in passato venivano riferiti più spesso anche brividi, stanchezza, mal di testa. Il team ha anche esaminato su 109 persone, di cui 41 con un passato da contagiati, la risposta del sistema immunitario al vaccino, scoprendo che era più elevata nei guariti. I numeri, viene precisato, sono piccoli e le conclusioni dello studio dovranno essere ulteriormente approfondite.
Ma sulla base di questi dati, “una sola somministrazione dovrebbe essere sufficiente”, ha detto Florian Krammer, virologo dell’Icahn School of Medicine a Mount Sinai, uno degli autori dello studio citato dal ‘New York Times’ online. Questo permetterebbe inoltre di “liberare ulteriori dosi di vaccino”, ha fatto notare l’esperto.
Nel lavoro si conferma dunque che fra i vaccinati “la reattogenicità è significativamente più alta in chi è già stato contagiato”. E questo, sottolineano gli esperti, potrebbe spiegare perché alcune persone che appunto si sono ammalate in precedenza riportano reazioni inaspettatamente intense già alla prima iniezione scudo: affaticamento, mal di testa, brividi, febbre e dolori muscolari e articolari.
“Cambiare la politica vaccinale per i guariti – concludono gli autori – non avrebbe un impatto negativo sui loro titoli anticorpali”. Più cauti altri scienziati. Per Edward John Wherry, direttore dell’Istituto di immunologia dell’University of Pennsylvania, andrebbero prima visti i dati che dimostrano che quegli anticorpi sono stati in grado di fermare la replicazione del virus. “Solo perché un anticorpo si lega a una parte del virus non significa che proteggerà dall’infezione”, conclude l’esperto evidenziando anche che potrebbe essere difficile identificare quali persone sono state precedentemente infettate.

(Adnkronos)

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