Comunità energetiche: vantaggi per economia, ambiente, lavoro



Roma, 2 dic. – Il pieno sviluppo delle comunità energetiche in Italia può essere la carta vincente nel processo di decarbonizzazione con ricadute positive su ambiente, economia e occupazione. Secondo le stime dello studio “Il contributo delle comunità energetiche alla decarbonizzazione in Italia” realizzato da Elemens per Legambiente e presentato oggi al Forum QualEnergia, ipotizzando un pieno recepimento della Direttiva Red II e Iem, entro il 2030 dalle comunità energetiche potremmo ottenere 17,2 GW di nuova capacità rinnovabile permettendo di incrementare, sempre al 2030, la produzione elettrica di rinnovabili di circa 22,8TWh, coprendo il 30% circa dell’incremento di energia verde prevista dal Pniec per centrare i nuovi target di decarbonizzazione individuati a livello europeo.
Non solo: il completo recepimento della Direttiva Red II permetterebbe una forte diffusione delle Energy Community su tutto il territorio nazionale con investimenti in nuova capacità rinnovabile stimati in 13,4 miliardi di euro nel periodo 2021-2030 in caso di attivazione di tutto il potenziale. Gli investimenti attivati genererebbero ricadute economiche sulle imprese italiane attive lungo la filiera delle rinnovabili pari a circa 2,2 miliardi di euro in termini di valore aggiunto contabile.
A ciò andrebbero poi ad aggiungersi importanti vantaggi fiscali (si stima un incremento del gettito fiscale di circa 1,1 miliardi di euro) e ambientali visto che lo sviluppo delle comunità energetiche in Italia comporterebbe una riduzione delle CO2 al 2030 stimata in 47,1 milioni di tonnellate.
In termini occupazionali, poi, si stima nel periodo 2021-2030 un impatto in termini di unità lavorative dirette – relative solo al lato ‘impianti’ – pari a 19.000 addetti, senza considerare l’indotto che si verrebbe a creare attraverso gli interventi di efficienza energetica e gestione degli impianti, di integrazione della mobilità sostenibile, che si può stimare di almeno altrettanti.
Le comunità energetiche possono favorire il processo di decarbonizzazione nei settori termico e trasporti. Il minor costo dell’energia autoconsumata rispetto a quella prelevata dalla rete, infatti, renderebbe ancor più conveniente l’installazione di sistemi di riscaldamento quali le pompe di calore, che verrebbero così alimentate dall’energia prodotta dagli impianti a fonti rinnovabili presenti all’interno della comunità energetica, con ulteriori benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni.
Per quanto riguarda la decarbonizzazione dei trasporti, l’energia elettrica prodotta dagli impianti rinnovabili installati nella comunità energetica potrebbe anche essere utilizzata per alimentare delle stazioni di ricarica dei veicoli elettrici (pubbliche ma anche dei singoli privati) contribuendo, anche in questo caso, a traslare i consumi energetici dei trasporti da combustibili fossili a energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, accelerando il processo di decarbonizzazione del Paese.
Per questo Legambiente chiede che si acceleri nella direzione delle comunità energetiche e che il Governo recepisca entro giugno 2021 le due direttive europee. Ora il disegno di legge delega è alla Camera per l’approvazione, poi spetterà all’esecutivo presentare un decreto legislativo. In questa fase Legambiente chiede che si apra un confronto sugli obiettivi e sulle scelte trasparente, perché siamo di fronte a uno scenario di enorme rilevanza per l’Italia.

(Adnkronos)

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