Smog: Arpav, in Veneto trend in miglioramento nel lungo periodo (2)

(Adnkronos) – L’inizio del 2020 a causa della stabilità atmosferica e delle scarse precipitazioni registra per il PM10 superamenti del limite giornaliero (50 microgrammi/metro cubo) in gran parte della pianura veneta. Alcuni capoluoghi di provincia hanno oltrepassato i 35 giorni di superamento: Treviso (38), Padova e Venezia (37) seguono Rovigo e Vicenza (34), Verona (30), Belluno (2).
Le sorgenti emissive più rilevanti per il PM10 sono: il riscaldamento (32%), il traffico (24%), l’agricoltura/allevamento (20%) e l’industria (9%). Il riscaldamento domestico, in particolare l’uso di biomasse, incide significativamente sulla componente primaria del particolato, ossia quella emessa direttamente dalle sorgenti, mentre il traffico e l’agrozootecnia impattano sul particolato secondario, cioè quello che si forma in atmosfera a seguito di reazioni di altre specie chimiche.
L’unione fa la forza: l’accordo del Bacino Padano. L’inquinamento è un problema complesso che va affrontato in ottica interregionale. Per questo nel 2017 la Regione Veneto ha aderito all’Accordo di Bacino Padano che stabilisce misure comuni a tutte le Regioni finalizzate al risanamento della qualità dell’aria, in una zona della penisola dove la situazione orografica e la pressione antropica rendono più complesso raggiungere gli standard di qualità imposti dalla normativa. L’ Accordo stabilisce anche che le Agenzie per la Protezione dell’Ambiente realizzino strumenti tecnici per individuare le situazioni di perdurante accumulo di PM10. A tal fine, il lunedì e il giovedì, Arpav invia ai Comuni il Bollettino dei livelli di allerta PM10 (verde, arancione o rossa) in base al numero di superamenti consecutivi raggiunti (fino a 3, almeno 4, almeno 10) in ciascuna zona del Veneto.

(Adnkronos)

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