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Padri separati. Gruppo d'aiuto

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Il dolore di un matrimonio fallito alle spalle, ma soprattutto spesso la grande difficoltà di stare vicino al proprio figlio, frutto di quell'amore che ora non c'è più. Non è una vita semplice quella dei padri separati, tra mille difficoltà e la lotta continua per strappare dei momenti assieme al loro bambino.

Tra mille divieti e imposizioni siglate da un giudice del tribunale civile. Così, per stringersi in cerchio e darsi una mano tutti quanti, sta per nascere a Padova il primo gruppo di auto-aiuto nel Veneto per padri separati. A organizzarlo l'"Associazione padri separati". A organizzarlo l'"Associazione padri separati", nata a Bologna e fondata a Padova ben 17 anni fa, grazie al Luisa Palamidessi, sociologa.

Ad ospitare il gruppo - che già si ritrova ogni giovedì dalle 16 alle 18 - è la sala del Quartiere 4 in via Sammicheli 65 (informazioni telefonando al 049/8757144).

Una necessità nata per tutelare la pari genitorialità, perché nel 93% dei casi i figli vengono affidati alle madri. Il gruppo è già attivo con conferenze, consulenze legali e sostegni psicologici.
Entro l'anno però partirà questa nuova esperienza, l'auto-aiuto ovvero il messaggio di speranza attraverso le esperienze altrui.

Che, raccontano i padri, non sono poi così serene. Sotto accusa il cosiddetto " affidamento congiunto". "Non c'è quasi mai - racconta F. L., 53 anni, padre di un figlio - io il mio bambino lo vedo ogni 15 giorni. In più adesso la mia ex moglie è andata a vivere a oltre 200 chilometri di distanza. Non credo che così sia condiviso al 50%".

Una situazione che sembra essere la stessa anche per altri padri separati. "Il mio bambino lo vedo solo dopo la scuola al mercoledì e al sabato. O la domenica dalle 16 alle 19. A me hanno tolto, senza spiegarmi il perché, l'affido condiviso" racconta R. M., 46 anni, anche lui papà di un bambino e separato legalmente a inizio 2008.

Nicola Munaro




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