Vasco Brondi con Le Luci della Centrale Elettrica al Rivolta di Marghera.

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Le Luci della Centrale ElettricaSabato 3 dicembre il Rivolta di Marghera in collaborazione con Radio Sherwood, ha osptitato la rassegna musicale La Tempesta, inserendo in cartellone una decina di gruppi, tra nomi storici del rock italico anni ottanta e novanta, e alcune rivelazioni emergenti dall’underground dell’ultimo decennio

 

L’artista più atteso dell’intera giornata è sicuramente Vasco Brondi, che con la sua creatura, Le Luci della Centrale Elettrica, varca le scene attorno alla mezzanotte. Giorgio Canali ci mette lo zampino anche qui.

E’ sua infatti la produzione dell’ultimo disco di Vasco, uscito un anno fa. E anche grazie a lui, quella che era  un’idea di stile accennata e indefinita (per scelta) nel primo disco omonimo del 2007 (poi rielaborato egregiamente nel 2008 dallo stesso Canali),prende forma e si delinea in Per ora noi la chiameremo felicità. L’aggiunta di strumenti nelle registrazioni e di una vera band di supporto nei live, la scelta di sonorità più prettamente rock e gli arrangiamenti più complessi, definiscono un ottimo prodotto finale.

Vasco Brondi con due dischi ha stravolto l’idea di cantautorato in Italia e con l’umiltà propria dei grandi artisti, senza mai l’ossessione di cercare fama e riconoscimenti, ha ottenuto entrambi nel modo più naturale.

Probabilmente la sua musica e i suoi testi possono risultare ossessivi e ridondanti a certi orecchi, ma basta soffermarsi un istante in più ad ascoltare davvero una qualsiasi delle sue canzoni, per realizzare che uno Tsunami di sensazioni forti e incontrollabili ci sta per travolgere. Sono indubbie le capacità poetiche e la sensibilità dell’artista. L’esibizione dal vivo poi è pressoché perfetta. Con maestria e classe si risolvono i problemi tecnici presenti sul palco e nonostante gli imprevisti Brondi arriva diretto al pubblico, riuscendo a toccare profondamente gli animi.

Zen Circus Qualche critica invece la si deve fare agli Zen Circus e in particolare al cantante chitarrista Andrea Appino.

E’ appena uscito il nuovo disco Nati Per Subire e alla nota band di Pisa spetta dunque la chiusura della serata sul main stage. Certo i problemi all’amplificazione possono irritare chi è carico e vuole suonare al meglio, ma gettare con forza a terra tre bellissime chitarre di fila e andarsene stizzito prima di concludere i tre pezzi iniziali non fa onore. Soprattutto per chi canta da più di quindici anni anche a livello internazionale, e di certo di problemi simili ne ha vissuti a centinaia. In qualche modo il concerto riprende, anche se con evidente scoramento della band. Onore al pubblico che comunque applaude, forse per non rovinarsi una così bella serata volta ormai quasi al termine.

L’evento sembra riuscito al meglio, supportato da un pubblico numeroso ed edulcorato da buoni livelli di partecipazione. Purtroppo per quanto riguarda il service, troppi problemi all’impianto, dai fischi di feedback ai clip delle casse, hanno compromesso in qualche momento lo spettacolo. L’assiduo e incalzante cambio palco ha creato ulteriori difficoltà e di certo con queste premesse non ci si può aspettare la miglior resa sonora. Il giudizio complessivo resta ad ogni modo positivo.

Un plauso per la capacità di adattamento e l’energia verace dimostrata sul palco va ai Rossofuoco & a Giorgio Canali. Nonostante l’incedere di numerose proposte interessanti  durante la serata , la vecchia guardia non fa sconti e vince 2 a 1 sulle nuove leve.

(Redazione) 

 

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