PFAS, grave inquinamento di acque superficiali e falde. Coinvolti territori di Vicenza, Verona e Padova

print.png pdf.png

Ortaggi, uova, carni bovine e pesci contaminati dal PFAS in Veneto. Sono i primi risultati delle analisi del monitoraggio che confermano la diffusione e la presenza di sostanze chimiche perfluoroalchiliche nei territori di tutte e cinque le unità sanitarie oggetto dell’indagine.

Il campionamento che ha interessato alimenti nei territori delle ULSS n.5 – Ovest Vicentino; ULSS n.6 – Vicentino; ULSS n.17 – Monselice; ULSS n.20 – Verona e ULSS n. 21 – Legnago. “L’indagine [conclusa a giugno 2015 n.d.r.] conferma la diffusione in tutte le matrici alimentari.

Queste sostanze non dovrebbero essere presenti in nessun alimento ed invece le troviamo pressoché in tutta la catena alimentare, segno che probabilmente l’acqua inquinata le ha veicolate ovunque”, commenta (vedi qui) il consigliere regionale Zanoni, vice Presidente della Commissione Ambiente.

L’Istituto Superiore di Sanità riconosce le sostanze chimiche perfluoroalchiliche come interferenti endocrini e riconosce la probabile correlazione tra l’esposizione a detti inquinanti e l’insorgenza di patologie gravi quali: tumori, disfunzioni della tiroide, ipertensione della gravidanza, aumento del colesterolo. I PFAS vengono usati in alcuni cicli produttivi: per rendere impermeabili superfici, produrre schiume degli estintori, cera per pavimenti, Teflon per pentolame e Goretex per indumenti.

In Veneto l’area colpita da tale inquinamento copre le province di Vicenza, Verona e Padova per 150 Kmq di superficie e una popolazione potenzialmente coinvolta di 300.000 abitanti. Per quanto riguarda l’acqua potabile, ad esempio, ben 30 comuni dell’area si sono già dotati di un oneroso sistema di filtrazione a carboni attivi. Nello stesso territorio, la Regione Veneto ha emesso un’ordinanza che impone il divieto d’utilizzo di pozzi privati, per uso alimentare o irriguo, se non sono rispettati gli stessi limiti previsti per l’acqua d’acquedotto.

Secondo l’ARPAV Vicenza (indagine prot.0075059/00.00 del 11/07/2013) la fonte principale d’inquinamento da PFAS proviene dalla Miteni spa di Trissino (VI), ex Rimar, uno stabilimento chimico che, sin dagli anni sessanta, produce composti fluorurati.

La scoperta dell’inquinamento è dovuta ad uno studio, commissionato nel 2011 dal Ministero dell’Ambiente (MATTM) al CNR, che il 25.03.2013 precisava: “nel bacino di Agno e Fratta Gorzone [fiume già tristemente noto alle cronache da fine anni ’90 per l’inquinamento delle sue acque, dopo l’entrata in funzione del collettore di trasferimento dei reflui depurati negli impianti di Trissino, Arzignano M., Montecchio, Montebello e Lonigo, che raccolgono gli scarichi civili e delle concerie n.d.r.], anche a monte dello scarico del collettore ARICA, sono state misurate concentrazioni di PFOA molto elevate, spesso superiori a 1000 ng/litro (…) possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevono queste acque, prelevate dalla falda”.

Il circolo Perla Blu di Legambiente Cologna Veneta (VR) si è attivato e nel febbraio 2014 ha organizzato un convegno: “INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE DA PFAS” nel quale viene confermato l’allarme inquinamento.

Il 28 maggio 2014 viene costituito il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas che, oltre ad avviare una campagna di informazione e sensibilizzazione pubblica, deposita un esposto denuncia contro ignoti alle Procure della Repubblica di Vicenza e Verona per: “sversamento di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque di falda, al suolo o nel sistema fognario, con conseguente inquinamento delle risorse idriche e ipotesi delittuosa di disastro ambientale, considerata la vastità dell’area interessata dal fenomeno”.

Viene richiesta, inoltre, l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo degli impianti di scarico della Miteni Spa, dei pozzi artesiani a valle dell’impianto e del collettore ARICA in Cologna Veneta.A corredo, una perizia del Dott. Vincenzo Cordiano, presidente di ISDE Vicenza, che attesta la pericolosità dell’esposizione ai PFAS.

Il 26 febbraio 2015 viene organizzata a Cologna Veneta una seconda assemblea pubblica per fare il punto della situazione e viene presentato lo Studio preliminare sui possibili effetti sulla salute, dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle provincie di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia , Vicenza e Verona”, redatto dalla dott.ssa Marina Mastrantonio dell’ENEA, dal dott. Edoardo Bai del Comitato scientifico di Legambiente e socio di ISDE e dal dott. Paolo Crosignani, già direttore della UO Complessa di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori dell’Istituto tumori di Milano.

Le conclusioni dello studio sono inequivocabili: “i dati sono fortemente indicativi di un rischio cancerogeno ed altre malattie (…) è necessario ridurre al minimo l’esposizione della popolazione mediante provvedimenti sull’acqua potabile e sulle emissioni in aria dell’azienda (…). Poiché sono stati rilevati eccessi di cancro tra gli addetti alla produzione di Pfas, uno studio sul rischio di questi lavori è necessario”.

ARPAV segnala inoltre come le barriere idrauliche, poste in essere dalla Miteni Spa, non riducano significativamente gli inquinanti a valle della barriera stessa.

A questo punto i prossimi obbiettivi di Legambiente e Coordinamento Acqua libera dai Pfas sono:

- spingere la Regione Veneto a realizzare uno studio epidemiologico approfondito sulla popolazione esposta all’inquinamento da PFAS, con l’inserimento di un esperto indipendente nella commissione preposta.

- chiedere alla Regione Veneto di ricercare altre fonti di approvvigionamento per gli acquedotti inquinati e una maggiore prevenzione e tutela delle fonti idriche.

- richiedere alla Regione e alle amministrazioni locali interessate dal problema la costituzione in giudizio nei confronti degli inquinatori.

Il 17 dicembre prossimo, grazie al Circolo di Legambiente Perla Blu e al Coordinamento Acqua libera dai Pfas, si svolgerà al teatro Comunale di Cologna Veneta, un terzo convegno sul questa emergenza.

Piergiorgio Boscagin, Presidente circolo Perla Blu Legambiente Cologna Veneta

Sintesi a cura di Flavio Boscatto, redazione di ecopolis

n.b.: il CVS (Centro Veneto Servizi) azienda per l’erogazione dell’acqua nei comuni della bassa padovana, ha emesso una serie di comunicati (vedi qui) che spiegano che l’acqua potabile erogata nella zona non centra con il Fratta Gorzone e non ha subito contaminazione da PFAS superiori ai limiti di legge o a quelli obiettivo.

Tratto da: http://ecopolis.legambientepadova.it/?p=10114

 

E’ possibile consultare qui la pagina con i risultati delle analisi relativi alla fornitura di acqua potabile nei Comuni di Montagnana, Urbana e Megliadino S. Fidenzio.