Diciamolo subito. Non e' un problema di costi e di propaganda. E' un problema di funzionamento dello Stato e di difesa vera dei cittadini sul territorio. Le Province cosi' come sono e cosi' quante sono non funzionano. E i Comuni cosi' come sono e cosi' quanti sono non servono ai cittadini. Usciamo dagli slogan facili e facciamo gli interessi della gente che paga le tasse. Facciamo tre cose e abbiamo ribaltato il funzionamento di un Paese imballato.
Prima cosa: chiediamo prima con cortesia e poi con decisione e senza temporeggiare la chiusura formale delle Province sotto i 300000 abitanti che sono troppo deboli per tutelare i loro cittadini sia rispetto alle decisioni delle Regioni che a quelle del Governo e ancora di piu' del Parlamento Europeo. Aggreghiamo quelle province nelle province confinanti e rendiamo cosi' tutte le Province in campo attori protagonisti. In Veneto significa chiedere a una provincia guidata dal centrodestra, Belluno, e a una a guida centrosinistra, Rovigo, di rinunciare a qualche poltrona nel solo ed esclusivo bene dei cittadini. Rinuncia una parte politica e rinuncia l'altra. Piu' equo di cosi'.
Seconda cosa: in parallelo alle Province rendiamo piu' forti anche i Comuni. Quelli sotto i 15000 abitanti oggi lottano e fanno i miracoli. Aiutiamoli. Integriamoli in Comuni piu' forti e con le spalle larghe. Offriamo servizi piu' efficienti e meno costosi perche' integrati in comuni piu' grandi e con un livello di qualita' della vita piu' alto e diffuso. I campanili si onorano e difendono di piu' rafforzandoli facendo squadra con quelli vicini che chiudendosi in un fortino debole e senza risorse.
Terza ed ultima scelta forte: diamo alle Province che restano e che sono piu' responsabili nei confronti di una dimensione di cittadini molto consistente anche poteri piu' forti e unici per potere affrontare i problemi senza conflitti e sprechi con altre amministrazioni. In questo senso la mia proposta, che ho avanzato e condiviso anche con l'Unione delle Province Italiane settimana scorsa, e' molto semplice e parte dal conferimento pieno di alcune specifiche deleghe alle province da parte delle Regioni. Oggi uno dei motivi di una non piena utilita' delle Province e', infatti, la frammentazione con altri Enti delle mansioni e dei poteri che vengono attribuiti.
Penso ad esempio al tema del lavoro e della formazione: oggi la Provincia ne gestisce soltanto una parte, quella legata sostanzialmente alla collocazione e all'edilizia scolastica, a questa associamo le deleghe, esercitate in prima persona oggi dalle Regioni, sulla formazione professionale e sull'educazione. Aggreghiamo le competenze della Regione con quelle della Provincia tutte nella Provincia ed avremo finalmente una Provincia determinante nel creare lavoro nel nostro territorio. Ragionamenti analoghi possono essere fatti anche per quello che riguarda l'ambiente o il turismo: temi assolutamente frammentati tra troppi Enti che, spesso, non dialogano sufficientemente tra loro comportando servizi, costi e ritardi.
Aggiungiamo poi che esistono una selva di societa' strumentali, tutti i Consorzi di Bonifica, gli ATO che potrebbero certamente ed in larghissima parte essere chiusi, garantendo grandissimi risparmi e delegando Alle Province quelle funzioni.
Per concludere oggi esiste chiaramente un dibattito sull'utilita' delle Province e non sono certo io, come e' chiaro, ad avventurarmi in una difesa acritica. Anzi come si vede sono la prima a sostenere un radicale cambiamento delle cose. Quello che mi preme, pero', e' pensare alle reali esigenze del territorio senza confondere con uno spreco di denaro pubblico un servizio che viene erogato scrupolosamente. Etichettare l'ente Provincia come una stortura dei cosiddetti sprechi della casta, quindi, e' un gioco che non credo possa appassionare realmente nessuno tanto piu' in un momento nel quale ci sono cose ben piu' importanti da affrontare nel nostro Paese. Un gioco che in realta' va contro gli interessi dei cittadini se fatto propagandisticamente e che e' invece utilissimo se punta, come fanno le mie proposte, a semplificare il numero e i poteri delle amministrazioni locali davvero.
In questo senso, quindi, non deve stupire il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini in tutti i sondaggi risponda affermativamente alla domanda sull'abolizione delle province, ma al tempo stesso collochi la soppressione di questo ente soltanto agli ultimi posti tra i tagli da fare urgentemente al sistema della politica italiana.
Io sono disposta a mettermi in gioco, dunque, per migliorare la qualita' delle risposte che ogni giorno siamo chiamati a dare ai nostri cittadini. Certamente la semplificazione di quello che e' oggi il sistema delle Provincie e dei Comuni deve essere inserito all'interno di una necessaria revisione complessiva di tutti i livelli amministrativi che parta dalla riduzione dei parlamentari e dei consiglieri regionali, passando per la costituzione del Senato delle Autonomie sino ad arrivare allo scioglimento dei tantissimi consigli di amministrazione presenti in ogni realta' locale.
Facciamo tutto questo anche solo nei prossimi 5 mesi e con la fine del 2011 avremo dato ai Padovani come ai Veneti e agli italiani un Paese con un Governo del territorio piu' forte e davvero capace di far uscire i nostri cittadini e le nostre imprese dalla crisi.
Barbara Degani
Presidente della Provincia di Padova
(Comunicato della Provincia di Padova)
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