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Sherwood Festival, con gli Afterhours l'adrenalina diventa storia

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Due ore di rock e poesia alternati da grida di ribellione e disilluse constatazioni. Solo così si può definire il concerto degli Afterhours, bandiera del rock indipendente della scena italiana dagli anni '90, che si è tenuto ieri, venerdì 6 luglio, allo Sherwood Festival.

In tourneè per presentare il loro ultimo album “Padania” gli Afterhours si sono concessi per ben due volte al pubblico che ha senza dubbio gradito lo spettacolo e apprezzato in versione live i brani storici della band che da tempo non venivano proposti durante i concerti. Un pubblico attento, che ha compreso fin dall'inizio quanto ancora abbiano da dire questi artisti quando il frontman Manuel Agnelli ha letto un brano tratto dall'Agenda Rossa di Paolo Borsellino al quale sono seguiti i brani più rock e travolgenti dell'intera carriera creando un simposio di note e parole tangibile e coinvolgente.

Padania è il titolo volutamente provocatorio dell'ultimo album che rappresenta una sorta di maturità intellettuale del gruppo, nel quale si ritrovano le radici e si descrive un particolare stato d'animo che per l'appunto si ritrova sia tra le note delle ballate che tra quelle dei brani più movimentati e intensi entrambi specchio della realtà sociale del nostro Paese. Dodicesimo in ordine cronologico questo disco vanta però un'esclusiva ossia quella di essere il primo totalmente autoprodotto e forse proprio per questo sperimenta nuove sonorità, distorsioni psichedeliche e una poetica intensa ma criptata, non comprensibile al primo ascolto.

“Padania” il brano che da' il titolo all'album è senza dubbio il più toccante dei brani eseguiti che non solo commuove, ma riporta a quella dimensione parallela tipica delle canzoni dei primi anni di successo, che forse si erano un po' perse negli ultimi album. Un scarica di adrenalina arriva invece nelle seconda metà del concerto quando vengono eseguiti due dei brani più rappresentativi ossia “Lasciami leccare l'adrenalina” e “Dea” senza interruzioni ma seguendo l'entusiasmo del pubblico e dei musicisti stessi.

Da ammettere che la scaletta ha appieno rispettato lo spirito dichiarato più volte di “Padania” vissuta e interpretata non come un luogo reale ma come uno stato mentale, che si evolve e cambia e definisce la storia del singolo come la storia della comunità, del Paese i cui vive e della società circostante.

Redazione padovanews - Martina Celegato

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