Nel quarto trimestre 2009 recuperano produzione e ordini, ma l'attività permane su livelli bassi. Migliorano domanda interna ed export, soprattutto in Europa. Costo del denaro sotto controllo, ma resta il nodo liquidità. Pagamenti in ritardo per il 69%. Migliora la fiducia in avvio d'anno: attività in crescita per il 21,5%, il 61,2% prevede investimenti.- L'Azienda Padova ha "scollinato" la cima della crisi, ma il sentiero della ripresa resta accidentato e disuguale. Il quarto trimestre 2009 conferma la ripartenza ma anche la difficoltà ad accelerare il recupero. Ancora in calo produzione e ordini per la maggioranza delle imprese, ma rispetto a tre mesi fa i giudizi positivi sono più consistenti. Migliorano le vendite, specie all'estero. Le prospettive confermano in avvio di 2010 il graduale recupero dell'attività ma la risalita si profila lenta e ripida.
Fra ottobre e dicembre la produzione risulta in aumento per il 16,3% delle imprese (9,4% nel trimestre precedente), a fronte del 56,5% che riduce l'attività (dal 62,5). Si arresta la caduta per le aziende di ogni dimensione, eccetto oltre i 50 addetti (produzione in calo per il 70,2%) e, tra i comparti, recupera il metalmeccanico. Migliora, pur con un saldo negativo, il flusso di nuovi ordinativi, con il 54,8% che indica un calo, a fronte del 15,9% che li aumenta (9,7% nel terzo trimestre). L'orizzonte di attività si allunga leggermente: tre imprese su dieci hanno lavoro per meno di un mese, il 45,5% tra uno e tre mesi. La domanda interna dà segni di minore debolezza, con il 17,6% che aumenta le vendite in Italia e il 51% che le riduce. In un contesto di commercio mondiale più favorevole, l'export mostra segnali di lento recupero: il 18,9% delle aziende aumenta le vendite all'estero, il 42,8% le riduce (54,9 nel terzo trimestre). Si arresta l'emorragia di vendite in Europa, in calo per il 38,9% (dal 51,2); recuperano quelle extra Ue (calo per il 35,1% dal 43,5).
La stabilizzazione di produzione e ordini, sia pure su livelli bassi, non migliora l'occupazione. La maggioranza delle imprese (61,8%) la mantiene stabile; si allarga la forbice tra chi ha fatto nuove assunzioni (8,7%) e chi ha ridotto gli organici (29,5%). Tra le nuove assunzioni prevale il tempo indeterminato (53%), in calo l'interinale (8,4%). Il clima, lentamente, sta cambiando ma non siamo ancora alla svolta produttiva. La debolezza della domanda raffredda i prezzi alla produzione, in aumento per il 25,5%. E' stabile al 20,1% la quota di chi segnala un aumento del costo del denaro, anche se i costi si trasferiscono in parte su servizi e commissioni bancarie. Ma la crisi di liquidità scarica gli effetti sulle imprese: il 69% lamenta ritardi nei pagamenti.
Le previsioni per il primo trimestre 2010 sembrano delineare una nuova fase, di cauta fiducia. Dopo sette trimestri consecutivi in caduta, l'industria padovana inverte la rotta. Ma il periodo di recupero si profila lento e lungo. La produzione è attesa in crescita dal 21,5% delle aziende, in calo dal 34,4%. Rallenta il calo degli ordini interni, in diminuzione per il 29,4% (dal 42%). Quelli dall'estero ottengono un saldo positivo, con attese ottimiste per il 24,3%, pessimiste per il 19,3%. La maggioranza (72,5%) giudica stabili le prospettive dell'occupazione. Il sentiment di prudente fiducia trova conferme negli investimenti: il 61,2% delle aziende conferma l'intenzione di investire nei prossimi dodici mesi e il 17,7% aumenterà gli impieghi, soprattutto in innovazione tecnologica, nuovi impianti, reti informatiche, formazione.
«Quello passato è l'anno peggiore dal dopoguerra, anche se tra gli ultimi mesi e l'inizio del 2010 qualche segnale positivo si è avuto, sia pure disuguale. Ma è troppo presto per parlare di svolta. Quel che è certo è che la produzione ha smesso di cadere ma di sicuro si procede ancora con grande fatica. Partiamo dal fondo del pozzo, per rivedere la luce più in fretta servono scelte chiare e selettive, in grado di indirizzare risorse, aiutare il processo di innovazione e favorire gli investimenti. Non è più rinviabile un piano di politica industriale, per uscire dalla crisi con un tasso di crescita più robusto di quello degli ultimi quindici anni». Così il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin commenta i risultati dell'indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 320 imprese. E rilancia su incentivi ai settori produttivi e riforma fiscale, cominciando dal taglio, «graduale ma certo» dell'Irap e da meno tasse e contributi sul lavoro per sostenere il reddito e i consumi.
«Le imprese stanno affrontando una svolta strutturale - spiega Peghin - continuando a investire, ricercando nuovi mercati, sviluppando prodotti innovativi. Ma a questo coraggio deve fare da sponda l'impegno di tutti, istituzioni, banche, politica industriale». «Mi rivolgo al Governo, affinchè in questo momento delicato faccia una scelta chiara e netta a favore delle imprese e del lavoro. Le risorse sono scarse, concentriamole. Va bene il rigore sui conti, ma mancano ancora iniezioni di risorse per ridare vitalità al sistema produttivo. Penso a incentivi a tutti i settori, sgravi agli investimenti, proroga e potenziamento dei bonus per la patrimonializzazione e l'aggregazione delle imprese da inserire nei provvedimenti allo studio del Governo. Sono misure necessarie se vogliamo riaccendere il motore».
«Questo è il momento di sostenere l'economia e non di mettere nuovi vincoli - insiste il presidente di Confindustria Padova -. Sono preoccupato per gli effetti dell'inasprimento delle regole di Basilea 3, pericoloso in un momento di difficoltà come questo, in cui sarebbe opportuno allentare i parametri anziché inasprirli per garantirci liquidità per ripartire».
Quanto al Veneto, aggiunge Peghin, dopo la crisi si deve aprire una «fase nuova». «Le aziende si sono difese come hanno potuto, la Regione ha fatto bene su ammortizzatori e tutela del lavoro, ma adesso il rilancio dell'economia va accompagnato. A cominciare da infrastrutture, innovazione, energia, semplificazione. Poiché, a quanto pare, non ci sarà un confronto collegiale, chiedo ai candidati Governatori se hanno questa consapevolezza e come intendono accompagnare la riconversione produttiva».
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