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Quindici milioni di cassa integrazione, solo sette contratti di solidarietà

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"Il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali del 2009 non basta più. Quest'anno la priorità assoluta sarà la difesa dei posti di lavoro. E dobbiamo riuscirci siglando i contratti di solidarietà".
Ad annunciare il cambio di strategia nel fronteggiare la crisi è il segretario generale della Cisl di Padova Adriano Pozzato: "Cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga - ricorda - sono state utilizzate con frequenza, grazie ad opportune modifiche normative che hanno snellito e semplificato le procedure applicative, e con grande flessibilità, includendo pure tipologie aziendali che un tempo ne sarebbero rimaste escluse. Sono state stanziate importanti risorse anche per quest'anno ma serve uno sforzo maggiore per tenere i lavoratori ancorati alle imprese. Una garanzia che solo i contratti di solidarietà possono offrire".

"E' lo strumento principe tra tutti gli ammortizzatori sociali - osserva ancora Pozzato - ma finora è stato raramente utilizzato dalle aziende padovane. Riteniamo sia colpa dell'eccessiva rigidità di molte imprese, delle loro associazioni e dei loro consulenti che scartano i contratti di solidarietà perché presumono siano di difficile applicazione e di gestione complicata. In base ai dati raccolti dall'ufficio studi della Cisl sono soltanto sette le aziende della nostra provincia che hanno fin qui fatto ricorso a quest'ammortizzatore".

"Sussistono oggi - prosegue il numero uno di via del Carmine - tutte le condizioni per una sua massiccia applicazione. Grazie al decreto ministeriale n.46448 del 10 luglio 2009, in vigore dal 4 agosto scorso, è stata introdotta una notevole flessibilità nei contratti di solidarietà, decisamente più vantaggiosi, visto che ora arrivano all'80% della copertura economica. Eppure non si riesce a sottoscriverli. Riteniamo sia il momento di riscoprire il valore del "Lavorare meno per lavorare tutti", per garantirsi il reddito senza abbandonare il posto di lavoro".

"E' un affare - insiste Pozzato - anche per le imprese, che non sono costrette a rinunciare a quel capitale umano che hanno formato. Tutelano in questo modo il loro know how e non dovranno affannarsi a cercare nuovo personale quando il motore dell'economia riprenderà a girare a pieno ritmo. Il datore di lavoro ha un minore esborso economico, evita provvedimenti drastici e traumatici come le dichiarazioni di esubero e i licenziamenti collettivi; e salvaguarda nel frattempo il valore economico dell'impresa. Purtroppo in molti casi la rinuncia ai contratti di solidarietà è sinonimo di pianificazione preventiva di riduzioni di personale, non sempre dichiarate con trasparenza e chiarezza. Non vorremmo che accadesse lo stesso anche nelle grandi multinazionali della nostra provincia".

"Con oltre quindici milioni di ore di cassa integrazione utilizzate ed oltre 6500 iscrizioni alle liste di mobilità in un solo anno - argomenta ancora il segretario generale della Cisl - sette contratti di solidarietà sono davvero pochi. Dobbiamo quindi diffondere il convincimento che quest'ammortizzatore sociale tutela i posti di lavoro, le persone e le loro famiglie, ma anche l'intera comunità. E' un forte elemento di coesione sociale che nasce dalla solidarietà tra i lavoratori. Anche le banche hanno l'obbligo di sostenere le imprese che intraprendono questo percorso. I contratti di solidarietà devono essere infine accompagnati da azioni di recupero di efficienza nelle aziende, obbligate a riguadagnare competitività sui mercati nazionali ed internazionali".



Tags: cisl  solidarietà  lavoro  crisi  

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