E' rimasta l'unica italiana del quartiere. Vive assediata tra i mille occhi nascosti dietro le finestre e le lanterne rosse di una piccola Chinatown da una parte e il regno dello spaccio dei nigeriani che curano i loro 'malaffari' dall'altra. Ma non molla. Anzi. Suor Maura, con la sua Casa famiglia, a Padova, e non solo, e' diventata celebre. "Qui e' proprio come se fosse una missione", racconta la religiosa in un angolo della citta' del Santo che sembra lontano anche dai militari incaricati di sorvegliare le vie dello spaccio. Ad un passo dalla stazione dei treni, ci si intrufola in una stradina dove il sole batte per ben poche ore al giorno, e ci si trova catapultati in un altro mondo. Qui, tra via Bixio e via Cairoli, italiani non ce ne sono piu: solo Suor Maura resiste e guida le sorti della sua Casa Famiglia. Una situazione difficile che i militanti dell'associazione Sos Padova hanno denunciato piu volte.
"L'unica cosa che ricorda che siamo in Italia sono le bandiere che abbiamo appeso noi dappertutto", spiega Maurizio Meridi, presidente di Sos Padova, che, in pochi anni, dal risiedere in un quartiere tra i piu ambiti di Padova si e' trovato a dover combattere contro droga e prostituzione. Pochi passi tra queste viuzze dimenticate e si possono osservare gruppi di ragazzotti che passano il pomeriggio a bighellonare lungo la via: sembra facciano nulla ma in realta' vendono la droga.
A pochi passi c'e' il confine. Dal Niger dei pusher alla Cina, dove si parla ben poco di Olimpiadi. Una stradina e' totalmente addobbata con le tipiche lanterne rosse: in pochissimi metri si trovano tutte le tipiche attivita' di un paese, dal ristorante al parrucchiere, dal negozio di carabattole con annesso supermercato al fruttivendolo e macelleria, ci sono anche uno studio medico e uno dentistico. Tutto gestito da cinesi, per cinesi e con le insegne, naturalmente, in cinese. Alla fine della via spicca una vetrina che espone numerosi cartelli che riportano solo ideogrammi: e' una agenzia di compravendita di attivita' commerciali. Naturalmente e' solo per i cinesi. In questo suk di tradizioni vive Suor Maura, al limite della sopportazione: "Qui ci abbiamo provato in tutti i modi a denunciare questa situazione; sono stati fatti filmati, registrazioni, di tutto, ma inutilmente. Adesso - racconta la religiosa - io mi difendo da sola".
Per forza di cose, la via e' frequentata da pusher e basta: "Alla fine siamo rimasti solo io e, nella via accanto, l'ingegnere (un altro ragazzo che vive nella via perpendicolare diventato famoso per aver esposto, per primo, la bandiera dell'Italia sul terrazzo). Pian piano se ne sono andati tutti. In questa zona, soprattutto di notte, sono io sola".
Sola con gli orientali e gli spacciatori: "Dei cinesi non posso dire nulla: sara' perche' hanno i bambini. Il problema e' con chi viene qui sotto a vendere a spacciare. Sono nigeriani e ce ne sono tanti, ma non mancano i marocchini, i tunisini, i senegalesi, gli albanesi: qui c'e' di tutto. Ho visto in questa citta' delle persone di una poverta' incredibile. Guardi, una sofferenza: c'e' un degrado di persone, vengono qui sotto e dormono sulla strada. Devo ringraziare le forze dell'ordine che comunque quando serve vengono".
Ma, quando le forze dell'ordine non bastano, la suora, tutto pepe, ricorre ai suoi "poteri" e benedice tutti con l'acqua: "Con i secchi d'acqua mi sono calmata. Ho cominciato un anno fa lanciandoli dalla finestra, e' vero. Adesso ho deciso di smettere. La cosa e' nata perche' questi stavano (e stanno) tutta la notte sotto le finestre, non se ne andavano e facevano confusione. Qui ospitiamo delle ragazze che vengono a Padova per studio o lavoro e non possiamo permettere che vivano in ua situazione del genere. Cosi ho cominciato con le pentole d'acqua. Un periodo succedeva che si piazzavano qui sotto e aprivano delle buste di plastica e si mettevano a dividersi la 'polvere': io arrivavo, lanciavo i secchi e la droga finiva tutta giu' lungo i tombini". E tutti zitti? "Nessuno si e' mai azzardarto a dirmi niente. Il giorno dopo io attraversavo la via e non un fiato".
In questa condizione disperata a Suor Maura ne sono successe di ogni colore: "Qui sotto alla casa famiglia c'e' un negozio dove vendono di tutto incluso mangiare e bere. La moglie del titolare un giorno mi ha avvicinata dicendomi di tutto ed insultandomi; il problema? Con la mia battaglia quotidiana ero riuscita a far scappare i venditori di droga e quindi adesso, siccome per strada stazionavano meno persone, giorno e notte, i loro affari andavano male. I pusher passavano la giornata in strada per i loro traffici e si appoggiavano a questo negozio: li bevevano birra, vino e poi mangiavano pure. Tutto. Tra una bevuta e l'altra spacciavano, e gestivano i loro affari; spesso litigavano: prima rompevano le bottiglie e poi si sfidavano, si tagliavano. Cose incredibili".
E intanto pero' la missione di Suor Maura, donna minuta ma determinata piu che mai sopravvive: "La casa famiglia - racconta - e' qui da 40 anni. Resiste e penso che resistera' fintanto che resistera' la sottosocritta: io, che sono qui dal '96 e da sola dal 2000, non penso che tante persone avrebbero voluto fare la vita che ho fatto io, questo e' poco ma sicuro. Io intervengo per difendere le ragazze: siamo una casa alloggio con 10 posti e facciamo la prima accoglienza e poi abbiamo 5 appartamenti autogestiti. Il principio nostro e' dare la precedenza a chi non ha la possibilita' di mantenersi qui a Padova".
Si tratta di una Casa cattolica ma "noi non abbiamo nessun tipo di preclusione per chi viene da noi: ne' di religione ne' di nazionalita'. Quando c'e' rispetto reciproco per la religione e per le altre cose non ci sono problemi". Tranne che con il vicinato: "Loro sanno che non possono fare nulla; io le ragazze le proteggo e nulla loro e' mai successo. Guai a chi si azzarda. Se c'e' confusione sono io la prima persona che interviene e che si mette davanti. Francamente, ripeto, non so dove ho trovato la forza ed il coraggio per tenere duro: mi ritengo forte ma una epserienza cosi dura e' la prima volta che la faccio. Vengo da eperienze comunque impegantive nel campo assitenziale: ma difficile come qui mai".
(Adnkronos)
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