Un ricorso accettato dalla Commissione petizioni della UE, una interrogazione presentata alla Camera, un vivace dibattito locale che ha smosso le TV nazionali, ce n'è abbastanza affinché il neo-governatore Zaia verifichi con nuova attenzione la discutibilissima scelta dall'assessore Chisso di costruire una camionabile invece di completare l'idrovia Padova-mare.
L'associazione "Salvaguardia idraulica del territorio padovano e veneziano" ha inviato alla Commissione petizioni dell'Unione Europea, presieduta dall'italiana on. Erminia Mazzoni, un'istanza affinché sia valutato l'operato della Regione Veneto in merito alla decisione di realizzare una "camionabile" sull'argine e sul sedime del canale idroviario Venezia - Padova, in gran parte realizzato. Le contestazioni riguardano i seguenti punti:
1) la mancata attuazione della Direttiva 2007/60/CE, relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi da alluvioni. La Direttiva si applica a tutti i tipi di alluvioni: sia che interessino fiumi, laghi o che si verifichino in aree urbane o nelle zone costiere o che siano causate da mareggiate.
Gli Stati membri sono chiamati ad attuarla in 3 fasi:
1) entro il 2011 valutazione preliminare del rischio dei vari bacini idrografici e delle zone costiere associate;
2) entro il 2013 preparazione delle mappe di pericolosità e del rischio alluvionale;
3) entro il 2015 predisposizione dei piani di gestione del rischio di alluvione, i quali dovranno contenere provvedimenti per ridurre la probabilità che si verifichi l'evento disastroso e di come limitarne le conseguenze.
Nella petizione si sostiene che, in assenza dei citati piani di gestione del rischio da alluvione, la costruzione della strada "camionabile", che si pone in conflitto con il completamento di un canale in grado di far defluire in laguna un'ondata di piena, non deve essere attuata.
2) infrazione per non aver rispettato la Direttiva 1999/30, con la quale le regioni devono non solo individuare le zone dove gli inquinanti aerei superano la soglia di rischio per la salute umana, ma anche predisporre i piani per combattere il pericolo.
E' evidente che la nuova strada, destinata in particolare al traffico pesante, aggiungerà nuovo particolato (PM10) ai livelli già altissimi, riscontrati in tutti Comuni della Riviera del Brenta. E' insensato versare nuovo asfalto là dove si possono realizzare corsi d'acqua collegabili alle Autostrade del Mare.
3) l'idrovia Padova-Venezia è già stata riconosciuta come una via navigabile con la ratifica di un accordo internazionale trasformato dal Parlamento italiano con legge n° 16 del 27/01/2000.
4) il canale fluvio-marittimo che congiunge il nodo intermodale di Padova all'Adriatico è perfettamente funzionale agli obiettivi che si propone la Direttiva europea 884/2004, istitutiva delle "Autostrade del Mare".
Questo ricorso è stato ritenuto esaminabile da parte della Commissione per le petizioni in quanto le questioni sollevate riguardano una materia che rientra nell'ambito delle attività della Unione Europea, per cui è stato deciso di chiedere alla Commissione Europea di svolgere un'indagine preliminare sui vari aspetti del problema.
Oltre alla Commissione Europea, anche il governo è stato chiamato a pronunciarsi sulla grande incompiuta da un'interrogazione presentata alla Camera dai deputati dell'Italia dei Valori Borghesi e Donadi. Nell'interrogazione si riportano, integrandole, le contestazioni presentate a livello europeo e si chiede al Governo quali iniziative intenda assumere in merito all'idrovia «Padova-Venezia», nella sua nuova accezione di collegamento fluvio-marittimo con l'Adriatico e i canali padani, che è in grado di realizzare un modello di sviluppo fondato sulla logistica integrata, potenzialmente molto competitiva e conveniente per il sistema d'impresa del nordest.
A livello di dibattito locale va invece registrata la risposta di Roberto Rovoletto, presidente del Gruppo Imprenditori della Zona Industriale di Padova (GIZIP) ad Angelo Boschetti, presidente della ZIP, nella quale si afferma che "l'idrovia si regge benissimo in piedi". Il progetto di completamento dell'Idrovia, dice Rovoletto, è stato inserito nel PATI, Piano di Assetto Territoriale Intercomunale, e promosso dall'Unione Europea all'interno del Programma Naiades che prevede il potenziamento delle vie navigabili interne in Europa.
C'è da augurarsi che tanto clamore sull'idrovia, che ha smosso anche l'interesse delle reti televisive nazionali, induca il nuovo governatore del Veneto Luca Zaia a verificare con nuova attenzione le discutibilissime e molto contestate strategie infrastrutturali sostenute dall'assessore Chisso.
Lorenzo Cabrelle - direttivo Legambiente Padova
(tratto da Ecopolis, newsletter socio ambientale di Legambiente Padova)
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