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Bravi con i videogiochi? Basta avere il cervello piu' grande...

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Secondo uno studio Usa esistono delle condizioni fisiche preesistenti al successo dei giocatori di videogame .

Roma, 22 gen. - Le dimensioni contano. Almeno quelle del cervello, quando si e' davanti allo schermo di un pc. Ricercatori dell'universita' dell'Illinois (Usa) hanno infatti dimostrato di poter predire il successo di un giocatore di videogame semplicemente misurando il volume di tre specifiche strutture cerebrali.

{mosimage}Il loro studio, che appare sulla rivista 'Cerebral Cortex', dimostra che circa un terzo della variabilita' nei risultati raggiunti da uomini e donne alle prese con un gioco virtuale puo' essere previsto grazie a queste speciali misurazioni. I risultati di studi precedenti avevano evidenziato che i giocatori esperti ottengono risultati migliori rispetto a chi non ha mai preso un joystick in mano grazie alla maggiore attenzione e alla percezione piu' sviluppata degli impulsi lanciati dai videogame.

{mosimage}Altri dati hanno mostrato pero' che, sottoponendo i 'novellini' della console a un corso intensivo di oltre 20 ore, per farli arrivare al livello dei piu' esperti, non si ottengono risultati cognitivi misurabili e paragonabili a quelli dei 'campioni'. Questa contraddizione ha spinto gli esperti americani a ipotizzare che esistano delle condizioni fisiche preesistenti, dalle quali dipende il successo dei giocatori di videogame.

{mosimage}Studi su animali hanno condotto il team di studiosi a concentrarsi su tre strutture cerebrali: il nucleo caudato e il putamen nello striato dorsale e il nucleo accumbens nello striato ventrale del cervello. Utilizzando la risonanza magnetica per analizzare queste regioni in 39 giovani adulti, gli scienziati hanno potuto verificare la loro ipotesi, rilevando risultati piu' brillanti in diversi esercizi mentali e nei videogame fra coloro che hanno queste zone del cervello piu' sviluppate. Informazioni che un giorno potranno essere utilizzate anche per risolvere disturbi dell'apprendimento e anche la demenza senile.





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