Duro attacco del leader riformista all'establishment politico-religioso: "La rivoluzione islamica non ha rimosso tutte quelle strutture che avevano portato al totalitarismo e alla dittatura". Nove i dimostranti che saranno condannati a morte per le proteste contro il governo
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Teheran, 2 feb. - (Adnkronos/Aki) - Gli obiettivi della rivoluzione islamica del 1979 non sono stati realizzati poiche' sono ancora intatte "le radici della tirannia e della ditattura" che avevano contraddistinto l'epoca dello Shah Reza Pahlevi. E' un attacco durissimo all'establishment politico-religioso della Repubblica Islamica quello sferrato dal leader riformista Mir-Hossein Mousavi (nella foto), che oggi ha rilasciato un'intervista al sito web 'Kaleme.org'.
{mosimage}Le dichiarazioni di Mousavi assumono un significato ancora piu' profondo perche' sono diffuse durante le celebrazioni del Fajr (alba), i 10 giorni che precedono l'anniversario della rivoluzione che verra' celebrato nella Repubblica Islamica l'11 febbraio.
{mosimage}"La rivoluzione - ha affermato Mousavi - non ha rimosso tutte quelle strutture che aveveano portato al totalitarismo e alla dittatura. Oggi - ha aggiunto - sussistono contemporaneamente elementi che portano il Paese verso la dittatura e altri che lottano (contro questa forma di governo, ndr)". Mousavi, uscito sconfitto alle elezioni presidenziali dello scorso 12 giugno, ha quindi severamente criticato la repressione con cui le forze di sicurezza hanno contrastato in questi mesi le proteste antigovernative. "Soffocare i media, riempire le carceri e uccidere brutalmente la gente che manifesta pacificamente per i suoi diritti - ha concluso Mousavi - sono segnali che indicano che le radici della dittatura e della tirannia (dell'epoca dello Shah, ndr) sono rimaste intatte".
{mosimage}Intanto, il vice capo della magistratura iraniana, l'hojjatoleslam Seyyed Ebrahim Raeisi - citato dall'agenzia d'informazione 'Fars'- ha annunciato che saranno impiccati nei prossimi giorni nove dimostranti arrestati durante le proteste antigovernative scoppiate in Iran. "Altre nove persone saranno presto giustiziate per aver partecipato ai recenti scontri avvenuti nel Paese", ha affermato Raeisi in visita a Qom, citta' non distante da Teheran. "(I condannati a morte, ndr) sono tutti legati a movimenti anti-rivoluzionari che avevano l'obiettivo di mettere a repentaglio la sicurezza dell'Iran", ha precisato il vice capo della magistratura. Lo scorso 28 gennaio nella Repubblica Islamica sono state eseguite le condanne a morte di Mohammad Reza Ali Zamani e Arash Rahmanpur, due giovani accusati di far parte di un gruppo filo-monarchico e riconosciuti colpevoli del reato di Moharebeh (essere nemico di Dio).
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