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Tra colpi di scena e provocazioni, il leader della Jamahiriya tre volte in Italia

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Quando Cossiga disse: "Le amazzoni ? Sono meglio le nostre veline"
A giugno 2009 per la prima volta nel Paese sfoggio' una foto dei tempi della colonizzazione italiana della Libia cucita sulla divisa. Poi al G8 e al vertice Fao

Roma, 27 ago. - (Adnkronos/Aki) - E' stato un esordio con provocazione quello del leader libico Muammar Gheddafi alla sua prima visita in Italia, il 10 giugno 2009. Scendendo dal suo aereo a Ciampino - dove lo attendeva il primo ministro Silvio Berlusconi - sfoggio' una foto risalente ai tempi della colonizzazione italiana della Libia cucita sulla divisa. La foto, scattata nel 1931, ritraeva Omar Al Muktar, noto come 'Leone del deserto', eroe libico e leader della resistenza alla colonizzazione. Oltre alla foto, Gheddafi porto' con se' a Roma anche l'ultimo discendente di Al Muktar.

La visita giungeva a meno di un anno dallo storico Trattato di Amicizia con l'Italia, firmato da Gheddafi e Berlusconi a Bengasi il 30 agosto 2008. Una vittoria per il colonnello, che otteneva il tanto atteso risarcimento per il periodo coloniale, ma anche per il governo italiano, che portava a casa un'importante collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina e poneva una vera e propria assicurazione sui contratti petroliferi dell'Eni.

"La pagina del passato e' stata voltata e si e' aperta una nuova pagina di amicizia", disse Gheddafi nell'incontro con il presidente Giorgio Napolitano, il quale affermo' a sua volta che la visita segnava "una nuova fase di relazioni fra i due Paesi, gettando le basi di un piu' intenso partenariato". Ma la visita del colonnello e' ricordata, oltre che per la sua importanza storica, anche per le stravaganze con cui il leader della Jamahiriya riusci' a monopolizzare l'attenzione dei media.

Oltre all'immancabile tenda beduina, allestita a Villa Pamphili, Gheddafi porto' con se' la sua ormai famigerata scorta di 'amazzoni', sul cui conto e' rimasta celebre una battuta del presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, scomparso nei giorni scorsi. Dopo aver ricordato di essere stato il primo a essere ricevuto nella tenda di Gheddafi quando ancora c'era l'embargo sulla Libia, il presidente commento' con il suo consueto sarcasmo: "Le amazzoni? Son piu' belle le nostre veline".

Ma la prima visita di Gheddafi in Italia sara' ricordata anche per le numerose polemiche che la accompagnarono, come quella esplosa con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Indispettito da oltre due ore di attesa del colonnello, che sarebbe dovuto intervenire alla Camera, Fini decise di cancellare l'appuntamento. I giornali si divertirono a contare le ore di ritardo accumulate da Gheddafi negli incontri dei suoi tre giorni in Italia, arrivando a sommarne circa 15.

Neanche un mese dopo, Gheddafi era di nuovo in Italia per il vertice G8, svoltosi a luglio a L'Aquila. Il colonnello vi partecipo' come presidente di turno dell'Unione Africana e, nel suo discorso, lodo' il ruolo dell'Italia nel continente. L'evento memorabile della visita fu la sua stretta di mano con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la prima da decenni tra leader dei due paesi. La tenda beduina, quella volta, fu allestita nel campo sportivo di Coppito, anche se Gheddafi, arrivato con una delegazione di 87 persone, trascorse gran parte del tempo a Roma.

Anche in quel caso non manco' di mandare in tilt la sicurezza, decidendo all'improvviso di concedersi una passeggiata per il centro della capitale. Il colonnello si fermo' anche a comprare un libro dal titolo emblematico 'Africa'. E riproduceva la sagoma del continente anche una vistosa spilla che sfoggio' in quei giorni. Gheddafi non manco', in quell'occasione, di dimostrare la sua solidarieta' per i terremotati dell'Abruzzo e 'adotto'' un piccolo comune da cui rimase folgorato.

L'intelligence italiana aveva deciso di evitargli l'autostrada Roma-L'Aquila per raggiungere la sede del vertice, a causa delle numerose gallerie che rendono poco sicuro il percorso. Il convoglio percorse la Salaria e, nei pressi di Antrodoco, Gheddafi chiese di fermarsi a scattare alcune foto al paesaggio. Rimase cosi' colpito che decise, al ritorno, di concedersi una sosta dentro al paese, dove fu accolto da una folla incuriosita dall'arrivo del serpentone di auto blu. "Non vi dimentichero' mai", promise Gheddafi ai cittadini di Antrodoco. Promessa mantenuta nelle settimane successive, quando delegazioni libiche continuarono a visitare il paese, chiedendo alla sua amministrazione progetti di sviluppo da sottoporre al colonnello. Progetti che prevedono la costruzione di alberghi e di impianti per l'imbottigliamento dell'acqua minerale, ma anche di un centro sportivo per il ritiro delle squadre di calcio.

La terza visita risale a meta' novembre 2009, per il vertice della Fao. Anche in quel caso i riflettori dei media furono tutti puntati sul colonnello, che tuttavia ebbe gioco facile, vista la defezione di molti altri leader mondiali. Il suo discorso fu insolitamente breve, appena 10 minuti in cui invito' i paesi ricchi, grandi assenti all'evento, a risarcire America Latina e Africa, nei cui confronti hanno "un debito". Fu la visita delle lezioni di Corano a decine di ragazze italiane, che tanto fecero infervorare religiosi e femministe. Il colonnello invito' nella residenza dell'ambasciatore, una villa in una zona residenziale della capitale, diversi incontri con giovani a cui imparti' una vera e propria lezione sul Corano, sulla superiorita' dell'Islam e sul ruolo delle donne nel mondo arabo. Alle ragazze, tutte di bell'aspetto, furono vietate minigonne e scollature.


(Adnkronos)



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