Uno studio giapponese dimostra che il massaggio cardiaco semplice, con compressioni toraciche ritmate ad hoc, e' molto piu' efficace.
Milano, 15 mar. Da sempre protagonista della filmografia di filone medico e simbolo incontrastato del pronto intervento salvavita nell'immaginario collettivo, la vecchia respirazione bocca a bocca rischia ora di andare 'in pensione'. Uno studio giapponese pubblicato su 'Lancet' - accompagnato da un editoriale di Gordon Ewy, direttore del Sarver Heart Center dell'universita' dell'Arizona (UA) di Tucson - dimostra infatti che il massaggio cardiaco semplice, con compressioni toraciche ritmate ad hoc, e' molto piu' efficace del massaggio abbinato a respirazione bocca a bocca.
In concreto, eliminando il 'bacio rianimatore' dalle manovre di primo soccorso, le speranze di far sopravvivere una persona colta da arresto cardiaco lontano da un ospedale raddoppiano: dal 10,2% al 22%. Da qui il consiglio ai passanti testimoni del malore altrui: si' al massaggio cardiaco, ma da solo. Il dato emerge dall'indagine osservazionale 'SOS-KANTO', che ha analizzato i benefici di 4.068 interventi di rianimazione 'on the road' praticati su adulti nell'area di Kanto, in Giappone. Si tratta della piu' ampia ricerca mai eseguita per confrontare il massaggio cardiaco semplice con la rianimazione cardiopolmonare classica, completa di respirazione bocca a bocca.
"I risultati di questo studio dimostrano quello che sosteniamo da tempo - commenta Ewy - e cioe' che contro l'arresto cardiaco la respirazione bocca a bocca non solo e' inutile nella maggior parte dei casi, ma a volte puo' anche rivelarsi dannosa". Ewy e colleghi del Resuscitation Research Group dell'UA Sarver Heart Center, dove il massaggio cardiaco semplice e' nato, ritengono da anni che le linee guida per riavviare un cuore che si blocca siano da modificare. E non solo perche' la respirazione bocca a bocca non serve a nulla, ribadiscono gli specialisti Usa, ma anche perche' "eliminarla invoglierebbe molte piu' persone a soccorrere chi sta male" in attesa che l'ambulanza arrivi sul posto. L'esperienza ha infatti insegnato che molti, convinti che la rianimazione comporti l'obbligo di respirazione bocca a bocca, "sono restii a prendere l'iniziativa verso un estraneo per la paura di contrarre malattie".
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