Sul palco del Teatro Ariston lo scenografo promette sorprese e al pubblico dice: ''Guardate il Festival da quando si aprira' il sipario, vi stupiro'''. Una pedana di otto metri al centro della scena, mentre l'orchestra occupa ancora il golfo mistico sottostante. Mazzi conferma: "Morgan non ci sara' e non verra' sostituito da altri".
Roma, 8 feb. ''Ai telespettatori non ho mai dato consigli, ma questa volta sento di poterlo fare: guardate Sanremo dal primo istante, da quando si aprira' il sipario... Non posso dire che cosa accadra', ma ne varra' la pena''. L'architetto Gaetano Castelli - che firma per la diciassettesima volta la scenografia del Festival di Sanremo - promette sorprese e ''magie'' sul palco del Teatro Ariston ridisegnato quest'anno soprattutto grazie a cio' che... non si vede.
{mosimage}Perche' il cuore del Teatro Ariston e' un'enorme ''macchina'', capace di muovere la scenografia, di darle forma e volume, di farla cambiare, artista dopo artista. Un impianto che ha richiesto settimane di lavoro e complessi calcoli ingegneristici sui carichi consentiti dal teatro.
{mosimage}''Un impianto che mi piace definire 'spaziale', in tutti i sensi - dice Castelli - E' scenotecnica, quest'anno, piu' che scenografia, nel senso che l'utilizzo della tecnologia permette di ''muovere'' tutto, di dare dinamicita' al Festival, di dare a ogni momento di spettacolo e a ogni protagonista una propria irripetibilita'''.
{mosimage}Per questo anche la scelta di abbandonare la classica scalinata a favore di soluzioni create dalla tecnologia che ''gioca'' con la grande pedana di otto metri al centro della scena, mentre l'orchestra occupa ancora il golfo mistico sottostante.
{mosimage}Intorno al palco, linee curve e colorate, e pareti mobili con fondali e schermi che propongono immagini e giochi di luce nei diversi momenti dello spettacolo.
{mosimage}''Non un lavoro semplice - prosegue Castelli - proprio per la complessita' della 'macchina' scenica. E per farla risaltare ancora di piu', abbiamo scelto elementi semplici a prima vista ma in grado di dare profondita' alla scena e lasciar spazio alle sorprese della nostra macchina''.
{mosimage}''Cosi ho cercato - insieme ai miei collaboratori e a mia figlia Maria Chiara - di sintetizzare il passato delle mie scenografie con la novita' tecnologica estrema, facendola diventare spettacolo essa stessa. Un omaggio ai 60 anni di Festival e ai protagonisti di questa edizione''.
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