Il regista il 13 aprile porta nelle sale con Fandango i fatti del 21 luglio 2001 al G8 di Genova, con l'assalto della polizia alla scuola Diaz e i successivi fatti di Bolzaneto
Roma, 6 apr. (Adnkronos/Cinematografo.it) - ''In Italia ci sono quasi 300mila persone in divisa, e sono convinto che la maggior parte di loro non condividano quel modo di concepire la funzione sociale da parte della polizia. 'Diaz' non vuole creare litigi, ma riflettere e far riflettere sul ruolo e la funzione di certi corpi in una democrazia che si vorrebbe matura. Appunto, il tema del film e': che cos'e' la democrazia?''. Cosi' il regista Daniele Vicari che il 13 aprile porta in sala con Fandango (200 copie) 'Diaz', ovvero il resoconto funzionale ma documentale dei fatti del 21 luglio 2001 al G8 di Genova, con l'assalto della polizia alla scuola Diaz e i successivi fatti di Bolzaneto. Cio' che Amnesty International ha giudicato ''la piu' grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale''.
In una circolare del Ministero degli Interni del 15 marzo si rammenta ai poliziotti di ''non parlare dei film in uscita'', e il produttore Domenico Procacci si dice ''dispiaciuto, perche' quel comunicato non va nella direzione di quel chiarimento ancor piu' auspicabile dopo 11 anni''. Tutte le battute del film, peraltro, sono desunte dai documenti, dai verbali e dagli atti del processo sui fatti della Diaz e di Bolzaneto, compreso quell'''I'm sorry'' che nel film pronuncia il poliziotto ''buono'' interpretato da Claudio Santamaria di fronte alle vittime del pestaggio nella scuola, e Vicari, ripercorrendo al genesi del progetto, ritorna alla dichiarazione di una delle vittime della Diaz, una ragazza tedesca, che promise ''non mettero' piu' piede in questo Paese'':
''Questo paese e' anche il mio, e' anche il nostro - dice il regista - e qui poliziotti, anziche' prenderle in consegna, hanno privato della dignita' le persone in forma coordinata e continuata''. Se per la mole di testimoni, vittime e indagati i processi di Diaz e Bolzaneto, prosegue Vicari, ''possono essere equiparabili a quelli di mafia'', nel film non e' entrato tutto, anche perche' ''c'erano delle cose non raccontabili, come le torture con un salame a Bolzaneto'' e, del resto, il pm Zucca in un'intervista al Secolo XIX Ha confermato: ''Diaz violento? E' stato molto peggio''.
Fil rouge del film, gia' premiato dal pubblico a Berlino, e' stato, per il regista, ''il rispetto assoluto dei fatti, mentre si tiene lontano dalla costruzione teorica: non a caso, sono contrario alla definizione di 'cinema civile', perche' il cinema e' cinema. 'Il grande dittatore', cos'e', cinema incivile? Se un film ricostruisce delle teorie, invecchia in tre mesi, Al contrario, Diaz vuole interrogare non solo i vertici italiani, europei e mondiali, bensi' la coscienza di ognuno: che cos'e' la nostra democrazia?''.
Domanda finora disattesa dai vertici della polizia perche', dice Procacci, '' con Manganelli nonostante tutti i miei tentativi non c'e' stata alcuna interlocuzione. Spero, comunque vada in Cassazione, che qualcuno dica chiaramente che queste cose non dovranno piu' accadere''. Altrimenti, aggiunge Vicari, ''nessuno poi potra' lamentarsi se qualcuno dira' che non crede piu' nella democrazia''. In altre parole, conclude Procacci, ''spero di riuscire a far vedere 'Diaz' al ministro, perche' manca ancora un'assunzione di responsabilita'. Del resto, siamo un paese che confonde assoluzione con prescrizione''.
(Adnkronos)
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