Confesso che stavo per scrivere una nota di apprezzamento per come Matteo Renzi si stava comportando rispetto al governo e in vista del Congresso del PD. Mi sembrava un atteggiamento più composto che, senza nulla togliere alla sua carica innovativa, aiutava tutti a superare un momento difficile.
Non obiezioni o correzioni, ma due no secchi, in omaggio alla comunicazione più aggressiva. Due no, per così dire, “grillini”. Riprende così quella tecnica “dentro-fuori”, che può entusiasmare i suoi tanti fans, ma che rischia di destabilizzare il governo, alle prese con appuntamenti decisivi per l’Italia.
Non appena formulata fra me e me questa intenzione ecco ricomparire il Renzi Giamburrasca. In un colpo solo: no al TAV e no alla legge di applicazione dell’art. 49 della Costituzione, che impone di regolamentare la vita dei partiti.
Se le cose stanno così, e Renzi vuole continuare così, sarebbe meglio che saltasse il fosso, si candidasse a guidare il PD, assumendosene tutte le responsabilità. Probabilmente vincerebbe, in ogni caso aiuterebbe un chiarimento indispensabile.
In Piemonte si dice (vi risparmio la versione dialettale): “Fanno come quelli di S. Damiano, tirano la pietra e nascondono la mano”
















