Quattro candidati su cinque non vogliono che brucino rifiuti
di Francesca Segato
MONSELICE. Il futuro dei cementifici rappresenta il primo terreno di confronto tra i cinque candidati sindaco di Monselice. E nel confronto si e' inserita la notizia della morte di Tullio Minella: 40 anni, da 20 dipendente della Cementeria di Monselice, si e' spento venerdi' scorso per un tumore. Non si tratta di una 'morte da cementeria' secondo l'azienda e la stessa famiglia, ma la vicenda ha riacceso i riflettori sui decessi sospetti, anche in seguito alla drammatica testimonianza di Stefano Rando, figlio di un ex dipendente dell'Italcementi morto di cancro nel 1999.
La risposta potra' arrivare dall'inchiesta che la magistratura ha aperto sul caso. Nel frattempo, pero', la politica locale e' chiamata a confrontarsi con la presenza ingombrante dei due cementifici: oltretutto in un momento di crisi, che vede un forte calo nella produzione del cemento e lo spettro della cassa integrazione. Abbiamo chiesto ai cinque candidati di esprimersi sul futuro degli impianti e sulla possibilita' che i cementifici si mettano a bruciare rifiuti.
'La sinistra a Este difende a spada tratta la Sesa, che produce energia e da' al Comune due milioni di euro l'anno - risponde Santino Bozza (Lega Nord) -. Bisogna capire che i rifiuti sono una risorsa: a Dsseldorf, dove producono energia bruciando i rifiuti di Napoli, lavorano 38 mila persone. Noi ci teniamo alla salute, ma se i cementifici vogliono bruciare rifiuti ben venga, puo' essere una miniera per noi'.
'Monselice ha gia' detto no ai rifiuti - ribatte Riccardo Ghidotti (Uniti per Monselice) -. Se le cementerie sono in crisi e' perche' non smerciano il cemento, non certo per le limitazioni imposte. Qualora si apra una crisi, servira' una riconversione per salvare l'occupazione: ma non puo' diventare la scusa per bruciare rifiuti, vorrebbe dire che qualcuno ci specula. Inoltre saremmo indifesi sul controllo delle polveri'.
'Non si bruceranno rifiuti - assicura Francesco Lunghi (Pdl) -. Occorre un estremo controllo sulla qualita' dell'aria per abbassare al massimo l'inquinamento e una stretta collaborazione per mantenere l'occupazione. Una riconversione a lungo termine, comunque in accordo con i cementifici, si puo' innestare sullo sviluppo di area industriale e artigianale, che potrebbero riassorbire i lavoratori e l'indotto'.
'L'uso dei rifiuti come combustibile sarebbe una sciagura per salute e ambiente - dice Francesco Miazzi (Pd) -. La chiusura degli impianti non e' nei nostri progetti. Ma la crisi e i progetti di ristrutturazione potrebbero porci di fronte a una grave emergenza occupazionale. Va costruito un progetto condiviso con cementifici e parti sociali per ottenere un finanziamento europeo che permetta di trovare un'alternativa'.
'Bisogna promuovere un tavolo di concertazione con le proprieta' per definire assetto futuro, investimenti e misure per salute e sicurezza - afferma infine Stefano Peraro (Udc) -. Bruciare rifiuti? No. Ma qualora ci fosse un progetto che garantisse la salute dei cittadini, e dalla combustione dei rifiuti si producesse calore per riscaldare Monselice senza costi per gli utenti, sarebbe una proposta da valutare'.
Il Mattino di Padova - GIOVEDi', 14 MAGGIO 2009
TUMORE A 40 ANNI. Tullio Minella lavorava da venti in Cementeria
Aveva voluto sposarsi due settimane fa in ospedale per coronare almeno in parte il suo sogno di vita Il fratello: 'Decesso non collegabile al suo lavoro'
MONSELICE. 'Sognava una casetta in campagna, dove vivere con la famiglia'. Tullio Minella aveva quarant'anni. Un amore sbocciato da poco, tanti progetti e, alle spalle, una vita di lavoro alla Cementeria di Monselice. I suoi sogni si sono spezzati per sempre venerdi'. Tullio si e' spento all'ospedale a Monselice. Se l'e' portato via un tumore molto aggressivo, esteso a inguine, polmoni, cervello, fegato e aorta. Appena due settimane prima si era sposato con Federica, che da novembre era la sua fidanzata. Un matrimonio diventato una corsa contro il tempo, per realizzare, almeno in parte, il suo sogno.
'Ho conosciuto Tullio il 5 novembre del 2008' ricorda la moglie 'Ero in un baretto con delle amiche, lui come un cavaliere d'altri tempiu' si e' avvicinato e ha voluto conoscermi'. Tullio viveva al civico 32 di piazza Venezia, a Monselice, con la madre Alice e il fratello Luca. Da poco tempo si era trasferito a Ospedaletto Euganeo con Federica. 'Gia' da gennaio aveva deciso di mettere su famiglia, quasi ogni giorno mi diceva: 'Io ti voglio sposare, io voglio una casetta in campagna, a un solo piano, con il portico...'. Io pero' sognavo un matrimonio con la bella stagione, quindi avevamo deciso di sposarci in estate', racconta Federica. Sembrava lontana, allora, l'ombra che un anno prima era scesa sulla vita di Tullio.
Nell'aprile del 2008 era stato operato per un melanoma all'inguine: ma l'operazione era andata bene, la situazione sembrava sotto controllo, Tullio continuava a curarsi con delle piccole punture di chemio. Tutto e' cambiato, per sempre, lo scorso 22 febbraio. 'Gia' da un po' Tullio accusava dei forti dolori al capo - racconta il fratello Luca -. Quel giorno e' stato ricoverato d'urgenza e gli hanno diagnosticato un tumore al cervello'.
Per la famiglia e' partito un calvario di ricoveri e visite. Prima all'ospedale Borgo Trento a Verona, dove si sperava di poterlo curare con una tecnica innovativa. I medici alla fine hanno optato per l'operazione e il risultato faceva ben sperare. 'Io pero' mi sono insospettita quando il giorno dopo, al telefono, l'ho sentito tossire' ricorda ancora Federica. 'L'indomani ci hanno comunicato che il male era esploso anche nei polmoni'. Tullio e' stato poi trasferito a Monselice. Il tumore ai polmoni progrediva velocissimo e andava a intaccare altri organi: ormai la speranza era finita.
Ma il suo destino gli ha regalato almeno un giorno di gioia. 'Ci siamo sposati il 17 aprile, in ospedale: la stanza era stracolma di parenti e tantissimi amici' continua Federica. 'Tullio era tanto felice, non smetteva di guardarsi la fede. Io vorrei ringraziare i funzionari dei comuni di Ospedaletto e Monselice, perche' hanno fatto una corsa contro il tempo per noi. In venti minuti, a Monselice mi hanno detto 'Si', domani vi sposate'. E grazie anche al reparto di chirurgia di Monselice'. Tullio Minella era da vent'anni dipendente della Cementeria di Monselice. 'Ma non pensiamo di poter collegare la sua malattia al lavoro in cementeria' mette in chiaro il fratello.
'Mio padre trattava materiali strani Le mani diventavano color Coca Cola'
Questa e' la lettera del figlio di un ex dipendente Italcementi morto di tumore nel 1997.
Mio padre ha lavorato all'Italcementi dal primo marzo del 1967. Trent'anni. E' andato in pensione nel'97. Nel '98 si e' ammalato. E' morto il 19 dicembre del '99. Quando si e' reso conto della malattia mi ha raccontato la sua storia. All'inizio era addetto alla manutenzione dei macchinari. Vent'anni fa, entravano nei forni senza protezioni. Mi raccontava che nei forni c'era l'amianto. Poi ha cominciato a lavorare nel reparto insacco, da dove uscivano i sacchi da 50 chili di cemento. L'unica protezione erano mascherine di garza-cartone. Di fatto le usavano poco. Non c'erano particolari disposizioni dei capiu' perche' si usassero le mascherine. Mi raccontava anche dei materiali che arrivavano all'Italcementi.
Nessuno sapeva di preciso da dove arrivassero. Pero', ogni tanto, entravano questi camion provenienti dalle centrali termoelettriche. Mi raccontava che arrivavano queste ceneri... loro le chiamavano ceneri, pero' era un materiale che sembrava quasi finto. Era talmente fino che appena lo toccavi ti si arrossavano le mani, diventavano rosse come una lattina di Coca Cola. Sabbie di fonderia, scorie di fonderia, ceneri di pirite, fanghi trattamento Tessera, fanghi trattamento Porto Tolle, fanghi trattamento Noventa... E' una lista Italcementi del 2001. Cosa sono questi fanghi trattamento? Ho chiesto tante volte i dati sulle materie prime. Non li hanno mai forniti. E non abbiamo mai visto le schede tecniche dei materiali. Si smaltivano cose che nessuno sapeva cos'erano. Ci ho lavorato anch'io, per qualche anno, all'Italcementi.
Prima della malattia, mio padre era il classico 'operaista', di quelli che difendono il posto di lavoro, a tutti i costi. Poi si e' ammalato. Ha iniziato a capire. E mi ha detto: 'Lascia quel posto, vattene'. Dopo la morte di mio padre, ho iniziato a raccogliere i dati sulle morti. Credo che ora la lista sia di 62 nomi. E questi sono dipendenti dell'Italcementi, alcuni di Radici. Ma quelli delle imprese, chi ce li ha? Quando si ammala uno delle imprese, magari ha lavorato vent'anni all'Italcementi e scoprono che ha il cancro, lo trasferiscono in una fabbrica diversa. Cosi' la malattia non e' riconducibile all'azienda. E' impossibile quantificare quanti morti ci siano stati in realta'. Parliamo di un centinaio, e anche oltre. Ai tempiu' in cui ci lavorava mio padre, parlare di queste cose era tabu'. C'era qualcuno che aveva iniziato a morire gia' anni prima, pero' si diceva 'Si', ma fumava', 'Si', ma beveva'... si e' sempre cercato di lasciar fuori l'Italcementi, perche' era il posto di lavoro, chi ti dava da mangiare.
L'unica voce che si e' alzata, mi raccontava mio padre, e' stata Medicina del Lavoro di Padova. Veniva a fare il controllo sui lavoratori e aveva iniziato un monitoraggio, perche' aveva visto che c'era qualcosa che non andava. L'hanno tenuta per un anno, il secondo anno l'hanno cacciata, rivolgendosi a Medicina del Lavoro di Bari. Da allora tutto e' andato bene, tutto nella norma, al massimo qualche caso di sordita', 'il lavoratore non ha usato i tappiu' di protezione'. Mio padre e' morto di clioblastoma cerebrale destro.
Quando siamo stati dagli avvocati, all'inizio mi hanno detto: 'Come facciamo, un tumore al cervello, non e' riconducibile...'. Poi, quando ho sentito i dati del dottor Montanari, ho capito che non e' cosi' difficile. L'ultimo e' morto due mesi fa, lavorava ancora la' dentro. 50 anni. Cancro alla gola. 'Si', ma fumava'. Oh, mi correggo, l'ultimo e' morto mentre stavo scrivendo questa lettera, 40 anni, cancro, dipendente da vent'anni in cementificio... ma e' solo un nome di una lista che non e' destinata a finire, un nome che, come gli altri pesera' sulla coscienza di molti.
Stefano Rando (figlio di Paolo Rando)
'Non criminalizziamo l'azienda'
Benati (Cgil) ha fiducia nel lavoro della magistratura
Il difficile compito degli inquirenti di verificare se esiste un nesso fra la malattia e la fabbrica I cementifici lo escludono: l'ambiente e' migliorato
MONSELICE. Quanti sono gli ex dipendenti dei cementifici deceduti per tumore? E' possibile, o e' solo una speculazione, ricondurre alcuni di questi casi al lavoro negli stabilimenti di Monselice? Sono domande a cui e' difficile dare una risposta. C'e' chi dice che il caso non esiste. C'e' chi sostiene, invece, che i morti per tumore sono troppi, e in ogni caso sarebbe necessario far chiarezza. L'unica cosa certa, al momento, e' che esiste un'inchiesta della magistratura: un'inchiesta partita un paio d'anni fa, in seguito a un esposto che segnalava, all'inizio, una quarantina di morti sospette.
Negli anni, l'elenco si e' allungato a 62. Nessuno puo' dire che questi decessi siano riconducibili al lavoro nei cementifici. Stabilire il nesso di causalita', se c'e', e' un compito che spetta unicamente alla magistratura. Alcuni pero' sostengono che ci si possa porre almeno il dubbio: e' quello che fa Stefano Rando, figlio di un ex dipendente Italcementi, con la lettera che pubblichiamo qui a fianco.
'Lasciamo che la magistratura faccia il suo lavoro, senza criminalizzare le cementerie - afferma invece Marco Benati della Cgil -. Anche l'ultimo caso sara' verificato dal nostro medico del lavoro, ma sottolineo, questo lo facciamo per qualsiasi azienda. Non solo per casi che riguardano i cementifici'.
'Siamo in lutto per la morte del nostro dipendente, Tullio Minella - comunicano dalla Cementeria di Monselice -. Ma va sottolineato che Minella lavorava al laboratorio fisico-chimico. Negli ultimi vent'anni abbiamo registrato quattro decessi tra il personale: il dato statistico e' in linea con quello della societa' italiana, e soprattutto i settori in cui abbiamo registrato i decessi sono aree estranee alla lavorazione della materia, come la portineria o la sala centralizzata'.
La Cementeria di Monselice evidenzia le soluzioni tecnologiche all'avanguardia adottate negli ultimi anni per migliorare la salubrita' dell'ambiente circostante e all'interno della fabbrica. Dal fronte Italcementi, una nota dell'azienda precisa: 'Lo stabilimento di Monselice adotta da tempo protocolli volontari di sorveglianza sanitaria e di valutazione della qualita' degli ambienti di lavoro. Quanto fatto fino ad oggi non ha mai evidenziato situazioni anomale, ne' sanitarie ne' ambientali. Per quanto attiene indagini effettuate in passato, alle quali peraltro e' stata data da parte dell'azienda la piu' ampia collaborazione, va rilevato che a Italcementi non e' mai stato mosso alcun addebito'. (f.se.)
Il problema dell'utilizzo dei rifiuti come combustibili nei cementifici è ormai all'ordine del giorno in quasi tutti i cementifici. Il vantaggio economico che ne deriva per le aziende fa diventare questa pratica appetibile ed interessante per loro anche a scapito della QUALITA' DEL CEMENTO e della QUALITA' DELLA VITA degli abitanti che vivono nelle vicinanze degli impianti. Anche a Tavernola Bergamasca, negli anni, la problematica si è fatta avanti a fasi alterne. Una recente consultazione popolare ha espresso un fermo NO AI RIFIUTI, dichiarato dall'81% della popolazione, consultata dopo una serie di assemblee pubbliche e di volantini informtivi da più parti organizzati. Credo che la scelta politica di consentire "a destra e a manca" lo smaltimento dei rifiuti in parecchi impianti industriali (centrali termoelettriche, cementifici...) oltre che agli impianti costruiti esclusivamente a questo scopo sia una scelta sbagliata, spesso gli impianti pre-esistenti vengono riadattati allo scopo e non offrono le stesse garanzie di un impianto costruito con lo scopo di incenerire i rifiuti. Non ultimo, nello specifico dei cementifici, il fatto che LA QUALITA' DEL PRODOTTO PEGGIORA e ciascuno di noi che utilizza quel cemento per la propria casa si porta a casa propria una "piccola discarica" con le scorie tossiche derivanti dall'incenerimento rimaste nel clinker. Purtroppo degli effetti di queste scorie potremmo accorgerci troppo tardi!!!
Padovanews,
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Anche a Tavernola Bergamasca, negli anni, la problematica si è fatta avanti a fasi alterne. Una recente consultazione popolare ha espresso un fermo NO AI RIFIUTI, dichiarato dall'81% della popolazione, consultata dopo una serie di assemblee pubbliche e di volantini informtivi da più parti organizzati.
Credo che la scelta politica di consentire "a destra e a manca" lo smaltimento dei rifiuti in parecchi impianti industriali (centrali termoelettriche, cementifici...) oltre che agli impianti costruiti esclusivamente a questo scopo sia una scelta sbagliata, spesso gli impianti pre-esistenti vengono riadattati allo scopo e non offrono le stesse garanzie di un impianto costruito con lo scopo di incenerire i rifiuti.
Non ultimo, nello specifico dei cementifici, il fatto che LA QUALITA' DEL PRODOTTO PEGGIORA e ciascuno di noi che utilizza quel cemento per la propria casa si porta a casa propria una "piccola discarica" con le scorie tossiche derivanti dall'incenerimento rimaste nel clinker.
Purtroppo degli effetti di queste scorie potremmo accorgerci troppo tardi!!!