(togliere ai poveri per dare ai ricchi)
Ai primi del 1900 a Milano vi era una borghesia che pensava ai vecchietti. Si
faceva carico del problema degli anziani con generose elargizioni e lasciti, e
così nacque il Pio Albergo Trivulzio.
Oggi, che siamo una democrazia civile e matura, quella stessa istituzione
soccorre i più forti, offrendo le case di sua proprietà ai vip, agli amici
degli amici, alle cricche del potere politico.
Raramente filosofeggio, ma oggi mi domando quale mutazione genetica sia
avvenuta nella coscienza degli italiani al punto di trasformare una opera
caritatevole in una enorme operazione affaristica.
Tralasciando la vicenda che 20 anni fa innescò “mani pulite” e riguardò il Pio
Albergo e Mario Chiesa che, in nome del “socialismo craxiano”, rubava ai
vecchietti, mi domando cosa sia avvenuto nella testa dei dirigenti di questa
associazione benefica, che li vincolava all’assistenza e al disinteresse
economico, fino a farlo diventare l’ufficio di collocamento immobiliare della
Milano che conta.
A nulla sono servite le regole scritte, né quelle morali, l’associazione
benefica è stata trascinata nella generale decadenza di ogni valore, favorita
da un clima politico e sociale fatto di illegalità, abusi, impunità, in una
Milano piena di droga, al servizio solo del successo, delle speculazioni, della
moda, dove si decide cinicamente di far ammalare di cancro tanti bambini per le
polveri sottili del traffico, piuttosto che fermare gli affari.
Certo, di fronte all’esempio di un premier che con quel ghigno beffardo
racconta agli italiani che lui soccorre economicamente povere ragazze in
difficoltà, da cui non pretende nulla, ecco servito il clima di cinismo,
omertà, impunità, menzogna, che oggi pervade tutta la nostra società e si è
elevato a sistema.
Se aggiungiamo che organizzazioni potenti come la mafia. Le P2 e P3, il
Vaticano, in questo clima sguazzano felici come pasque, ecco il vero ritratto
della nostra italietta. In declino economico ed etico, senza speranze e senza
futuro, senza opposizione, con tanti individui soli e disperati fino al punto
di non andare più a votare, dove si muore di lavoro tutti i giorni, dove troppi
giovani non hanno di meglio da fare che ammazzarsi il sabato sera, ubriachi e
impasticcati.
Il pesce puzza dalla testa, dice un vecchio adagio.
Forse se Silvio facesse la fine di Mubarak si incomincerebbe a rivedere un po’
di luce.
Paolo De Gregorio
21 febbraio 2011