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Per un pugno di dollari: salviamo la Certosa di Vigodarzere

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Il fascino del complesso cinquecentesco della Certosa di Vigodarzere è sempre stato strettamente connesso con la sua collocazione ambientale.
Fascino in pericolo a causa di una richiesta da parte dei proprietari di costruire circa 100mila metri cubi, trasformando 80 mila metri quadrati di paesaggio agricolo a ridosso del Brenta. Sindaco e Consiglio Comunale dicano NO.

Il convento dei monaci certosini, realizzato da Andrea Moroni tra il 1534 ed il 1560 in un'ansa del fiume Brenta, sin dal 1939 è stato ufficialmente individuato come uno dei beni monumentali di maggior pregio a livello nazionale. Di grande valore storico e culturale sono sicuramente le architetture che ne caratterizzano la complessa articolazione spaziale, ma l'aspetto di maggior suggestione e che ne segna con maggior forza l'identità è decisamente la stretta simbiosi con il paesaggio agrario circostante, nonché la stretta relazione con le rive della Brenta. Siamo infatti in presenza - come sottolineano le stesse guide turistiche della Provincia - di uno dei pochi angoli relativamente intatti della campagna veneta.

Nei giorni scorsi gli attuali proprietari (le contesse Ludovica e Maddalena Passi) hanno presentato al Comune di Vigodarzere una proposta di accordo pubblico-privato sulla base di un progetto elaborato dall'architetto Giuseppe Capocchin, presidente dell'Ordine degli Architetti. Le proprietarie chiedono di fatto al Comune di trasformare circa 80 mila metri quadrati di terreno agricolo, per una buona parte a ridosso dell'ansa del Brenta, in aree residenziali. Circa 100 mila metri cubi di nuove costruzioni, per un complesso di oltre 100 villette. Con il ricavato le proprietarie si propongono di restaurare la Certosa (che, rimanendo di loro proprietà, prevedono di utilizzare come bed & breakfast), mentre al Comune - in cambio della variante di PRG richiesta - verrebbero ceduti gratuitamente 18 mila metri quadrati di terreno per ampliare gli impianti sporti vi di Vigodarzere.

Il Consiglio Comunale ne dovrà discutere nei prossimi giorni. Per parte nostra rivolgiamo un accorato appello al Sindaco ed al Consiglio Comunale affinché la proposta venga risolutamente respinta. Non si può infatti pensare di poter salvaguardare un bene monumentale di interesse nazionale, quale quello della Certosa, distruggendo e compromettendo il paesaggio agrario che ne costituisce il naturale contesto. Il progetto è per molti aspetti espressione di una cultura urbanistica simile a quella che, negli anni Venti del secolo scorso, condusse nel centro storico di Padova alla conservazione di due o tre testimonianze di palazzine medioevali con però la contemporanea completa distruzione del quartiere Santa Lucia.

Sergio Lironi - Presidente Onorario di Legambiente Padova

(tratto da ecopolis, newsletter socio ambientale di Legambiente Padova)

 


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