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Keynes, ovvero il prototipo del cretino PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Nereo Villa   
23-07-2009
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Keynes, ovvero il prototipo del cretino
di Nereo Villa Il massimo spirito antilogico, nella cui insufficienza di pensiero si radica anche l'odierna crisi mondiale dell'economia appartiene all'economista John Maynard Keynes (1883-1946). Per costui "il consumo e l'investimento non sono alternativi" (Gerardo Coco, "Keynes, un economista contro la realtà", IBL) eppure tutti sanno che risparmiare (che è sempre un investire) e contemporaneamente consumare è impossibile. Infatti accelerare e frenare contemporaneamente mentre si guida può farlo solo un cretino. Per Keynes la disoccupazione si risolve con lo Stato che immette soldi nel mercato creandoli dal nulla, dato che per lui essi non sono diversi da quelli provenienti dal risparmio ("Teoria Generale dell'Occupazione Interesse e Moneta" in ibid.). Ma un simile livello di pensiero non è forse paragonabile a quello de "La banda degli onesti", famoso film con Totò e De Filippo? Coloro che hanno il coraggio di dire la verità a questo proposito, e cioè che Keynes e seguaci hanno di fatto "riportato indietro le lancette della scienza economica" (ibid) sono rari.
Ed oggi siamo, anzi, arrivati al punto in cui non si può neanche più parlare di scienza economica, in quanto gli "intellettualini" imparano già alle elementari che l'economia non è una scienza, che la matematica è un'opinione, e che il tempo non esiste. Infatti la produzione è per Keynes mera astrazione fuori dal tempo, cioè fuori da "quelle tappe intermedie, che rappresentano la parte più importante della struttura produttiva e che precedono la realizzazione dei beni finali" (G. Coco,, op. cit). E nelle università è normale studiare che due persone, (specificamente Myrdahl e Hayek) possano dividere un premio Nobel dicendo cose opposte! Eppure capire che il paradigma keynesiano su cui basano le attuali politiche economiche interventiste è un'imbecillaggine può farlo anche la massaia, la quale al mercato non spende più di quanto può permettersi. Ma ciò indigna Keynes, il quale nel 1933 arriva a mettere fra virgolette la parola "permettersi" (Keynes, "Autarchia economica"), lodando il Duce, ed implicitamente inserendo nei "giusti scopi dello Stato" le politiche di nazionalismo economico. Ecco come la mafia del falso protezionismo statale ed il subumanesimo della seconda guerra mondiale, che il cretino contribuì a fare scoppiare, arrivano ad avere dignificazione intellettuale. Il cretino è perciò più pericoloso del delinquente! E tre anni dopo, esprimendo la responsabilità dello Stato nel mantenere la piena occupazione, dirà infatti nel suo cosiddetto "corpus teorico": "Costruzioni di piramidi, terremoti, perfino guerre possono servire ad aumentare la ricchezza" (G. Coco, op. cit.). Sostenere con Keynes, o col tremontismo keynesiano, o con la scuola di Chicago (in apparenza tutti opposti a comunismo e fascismo), che l'andamento dell'economia dipenda da capacità governative è come sostenere in campo musicale che l'andamento dello swing dipenda dal capo orchestra. Lo "swing" - che in musica è "altalena" del ritmo - riguarda anche le oscillazioni del mercato. In un "mercato con swing" si hanno vendite ed acquisti come reali fattori economici, mentre nel "mercato senza swing" il vendere ed il comprare sono antieconomici in quanto imposti dall'alto attraverso regole, leggi o dogmi inessenziali, e quindi in grado di bloccare ogni iniziativa e convenienza individuali.
Per cui poi occorre la cosiddetta psichiatria sociale per studiare il comportamento dei cosiddetti soci. Si parla infatti volentieri di "swings in market sentiment" (oscillazioni nel sentimento di mercato), o di "repercussions of large swings in exchange rates on the real economy" (ripercussioni di vaste oscillazioni nei tassi di cambio dell'economia reale), da esse prodotte nel commercio (cfr. ad es.: Commissione delle comunità europee:  "Responses to the Challenges of Globalisation", Brussels, 14 February 2002, Working document of the commission services). Lo "swing producer" è, in economia, il produttore di qualcosa di cui può fare abbassare o alzare il prezzo, a seconda della sua rarità incrementandone o riducendone la produzione. Però bisogna avere in mano almeno una merce, o un'attitudine ad un servizio, o almeno un minimo talento per avere capacità di "swing producer".
Oggi invece il politico di professione, che Pound chiamava "cameriere dei banchieri", o il cretino credente nello Stato, può diventare "swing producer" anche in altro modo: truffando... legalmente! A lungo andare però la truffa poi si vede e tutto crolla, come sta di fatto oggi succedendo. Ogni istituto bancario emittente si comporta infatti da "swing producer ciarlatano", cioè senza avere in mano capacità reali di produrre merci o servizi, e senza offrire garanzia alcuna dei soldi emessi! Ed ogni governatore è un vero e proprio fagno (o furbetto) che domina le politiche di destra e di sinistra rastrellando le tasche degli individui e distruggendo l'economia - appunto - grazie alla cosiddetta economia politica (o "politica economica") alla Keynes. Di conseguenza la  moda di salvare banche ed imprese attraverso aiuti di Stato non cambia, nonostante l'art. 87 del Trattato Europeo lo vieti (Alessandro De Nicola, "Aiuti di Stato, solo denaro sprecato", in "Liber@mente", ", n° 4, luglio, 2009), ma ad eccezione (sic!) del suo 3° paragrafo per il quale "gli aiuti di Stato possono adesso essere concessi" (ibid,)! La disaffezione per l'UE diventa allora disgusto nella misura delle seguenti domande: le banche che emettono denaro creato dal nulla sono qualcosa da salvare o sono qualcosa da cambiare? Se sono truffaldine, perché salvarle? Perché i governanti vogliono salvare i governatori? La tautologia qui è micidiale! Si crede che le banche siano la salvezza e si parla di "imperativo categorico" per salvarle. Dunque si vuole salvare la salvezza. Ma chi è il vero salvatore, colui che salva o il salvato? Mistero della fede? No. È semplicemente magia nera della "religion of darkness", comune tanto ai neo-marxisti quanto ai loro avversari cosiddetti anticomunisti. Tutti si dichiarano liberali ma col solo risultato "di ammucchiare insieme a casaccio gli inconciliabili come, ad esempio, le politiche keynesiane con le teorie economiche di Milton Friedman" ("Liber@mente, op. cit.).
Ecco perché ho inventato un acrostico evocativo del regno Ocolingo del "1984" di Orwell: la "D.O.D.I. & Co.", ambito "Dove Ogni Deficiente Impera". Basta assistere al film "1984" o leggerne l'omonimo libro per accorgersene! Nel 1948, quando Orwell scriveva questa opera profetica aveva già chiara l'odierna antilogica della "D.O.D.I. & Co.": il bipensiero economico degli anni ‘70 avrebbe preso piede come modello assoluto di pensiero "mentecattocomunista". Questo ipertrofico mondo di dementi ora non ha più alcuna giustificazione di fronte al crack mondiale che ha provocato. L'epoca scientificamente menzognera che generò imbecillità come il "pensiero debole", le "convergenze parallele", o come  l'"economia del deficit" o del "debito pubblico", ecc., sta per finire. Ed il 2012 di cui si parla tanto sarà probabilmente solo l'inizio consapevole di tale fine.
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Tags:  economia keynes liberismo meltingpot italia

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