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   Edizione del  29-07-2010
La manifestazione al teatro Ambra Jovinelli di Roma
Bersani: ''Io candidato di nessuno voglio un Partito vicino all'Italia'' PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Redazione web   
01-07-2009
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Pierluigi Bersani e Massimo D Alema (Adnkronos)
Pierluigi Bersani e Massimo D Alema (Adnkronos)
Roma, 1 lug. "Sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti". Parola di Pierluigi Bersani che oggi al teatro Ambra Jovinelli di Roma ha presentato la sua candidatura alla segreteria del Pd. Presenti, tra gli altri, Massimo D'Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi.

"Vogliamo avvicinare il Pd all'Italia'' ha rimarcato, tracciando un identikit del partito che vorrebbe. Bersani ha parlato di "un partito democratico che vuole estendere l'area del centrosinistra, che partecipa alla alleanza con i liberali in Europa, non scollegato dai ceti produttivi e dalle nuove generazioni. Un partito del lavoro" che difende "i diritti" e "non consente che a decidere di come devo morire sia il senatore Gasparri o il senatore Quagliariello".

E ancora, che abbia anche una grande attenzione per le nuove generazioni mantenendo pero' tutto il "rispetto" per quelle precedenti. Un "partito del nuovo civismo" che si batte per una "sobrieta' della politica. Un partito contemporaneo fortemente orientato alla modernita'". Quindi ha esortato: "Mettiamo le radici ma andiamo oltre Dc, Margherita e Partito comunista. Dobbiamo avere radici vere, quelle che furono la premessa delle grandi formazioni del '900".

Secondo Bersani, occorre rilanciare un sistema di alleanze a cominciare dalle prossime elezioni amministrative perche' "da soli non si puo' fare nulla". "Bisogna definire il compito politico del Partito democratico facendo tre cose: profilare meglio il nostro progetto, tenere aperto il cantiere del partito e lavorare per definire un nuovo campo del centrosinistra", ha affermato il candidato democratico. "Bisogna riconoscere l'autonomia delle altre forze di opposizione", ha aggiunto, perche' "la vocazione maggioritaria non puo' lasciare immaginare un ruolo esaustivo per il Partito democratico".

"Il nostro progetto non e' stato mai messo in discussione, ora ci sono le condizioni politiche per riaffermare il nostro progetto per rimetterci in cammino - ha osservato - Ci sono molte correzioni da fare, i nostri problemi sono nati dal non aver messo il nostro progetto su solide basi culturali e organizzative", ha spiegato Bersani, sottolineando che il congresso "fondativo" dovra' "risolvere questo problema". Ed ha lanciato un appello: "Dobbiamo prendere in mano il nostro destino perche' se ci facciamo prendere da discussioni inafferrabili su chi e' piu' democratico o chi e' giovane e non lo e', gli italiani guarderanno da un'altra parte e ci ritroveremo soli".

In uno dei momenti piu' applauditi del suo discorso, l'esponente democratico ha detto a chiare lettere che non e' possibile per il Partito democratico dimenticare il fatto che negli ultimi "150 anni chi ha pronunciato le nostre stesse parole ha pagato un prezzo molto piu' alto del nostro", facendo un esplicito riferimento al valore delle tradizioni del Pd definite nelle polemiche scoppiate per la contrapposizione tra giovani e vecchi. "Se provassimo ad andare nel futuro senza sentire questo legame saremmo come astronauti nello spazio. Chi crede in tutto questo e' giovane, chi non ci crede e' vecchio", sono state le sue parole.

Bersani ha quindi replicato a quelli che vogliono mettere la 'patina di grigio' sulla sua candidatura. "Mi sono sempre preso la briga di voler cambiare qualcosa, ovunque sono stato non ho mai lasciato le cose come le ho trovate. Questo per due motivi, semplici e banali: la terra gira tutti i giorni e questa societa' non mi piace per tutto. Quindi, parliamo di innovazione a chiacchiere? Allora io non partecipo. Se invece parliamo di fatti allora - ha detto Bersani - credo di avere qualcosa da dire".

Il candidato alla segreteria ha poi reso omaggio all'Ulivo ("grande intuizione di Romano Prodi'') ed ha espresso un netto rifiuto dei "meccanismi di leadership mediatica o comunicativa", assicurando che qualunque sara' l'esito della corsa alla leadership non c'e' "nessun rischio scissione".

In platea ad applaudire Bersani c'erano molti volti noti, in prima fila Massimo D'Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi. Poi, tra gli altri, Nicola Latorre, Nicodemo Oliverio, Giulio Santagata, Matteo Colaninno, il segretario della Lombardia Maurizio Martina, l'ex ministro Alessandro Bianchi, Alessia Mosca, Luigi Meduri. La manifestazione si e' chiusa selle note di 'Un senso' di Vasco Rossi.



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Tags:  teatro ambra jovinelli pierluigi bersani rosy bindi

 
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