Ambiente
Google introduce il percorso ciclabile sulle sue mappe
11/03/2010 12:02
Con un semplice clic del mouse, la nuova funzione di Google Maps permette di tracciare il migliore (e più comodo) percorso dal punto A al punto B della città, attraverso una mappatura specifica delle piste ciclabili. Il colosso californiano ha per ora lanciato circa 150 mappe di città americane per quanto riguarda il percorso in bicicletta, ma non è escluso che tra breve sbarcherà anche in Europa, proprio come avvenuto con l’ormai classico percorso in automobile.
Questa è stata la maggiore richiesta degli utenti di Google Maps negli ultimi due anni. Ci sono oltre 50.000 firme per una petizione
ha spiegato Shannon Guymon, product manager di Google Maps. La notizia ha letteralmente entusiasmato gli amanti della bicicletta, che hanno spinto per anni, tramite petizioni, il gigante della ricerca a tracciare percorsi ciclabili su Google Maps. In questo modo non devono più contare solo sulle mappe cartacee, ma anche quest’altro ambito è finalmente entrato nel ventunesimo secolo, seppur con un po’ di ritardo.
Questo nuovo strumento aprirà agli occhi alla gente la possibilità e la praticità di saltare su una bici e guidare [in città]. Sappiamo che la gente vuole correre di più, sappiamo che è un bene per le persone e le comunità quando lo fanno sulle biciclette, e questo lo rende possibile [...] soprattutto per quei viaggi brevi che sono più inquinanti
afferma Andy Clarke, presidente della Lega dei ciclisti americani. I ciclisti potranno ora tracciare i propri percorsi direttamente dalle loro scrivanie, perché lo strumento di Google appena nato è per ora disponibile solo su computer, anche se è scontato che a breve potrà essere usato anche tramite telefonino.
Per creare lo strumento di mapping, Google ha sviluppato un algoritmo che utilizza fattori di produzione diversi, tra cui piste ciclabili o percorsi designati, topografia e segnali stradali, per determinare il miglior percorso ciclabile. Gli utenti possono anche proporre modifiche o apportare correzioni alle rotte con il sempre presente “Segnala un problema” su Google Maps.
Google ha avviato la sperimentazione nelle principali città americane (New York, Minneapolis, San Francisco e Portland) nel mese di ottobre, fornendo informazioni su 12.000 miglia (circa 19 mila km) di percorsi e, aiutato dalla Lega dei ciclisti americani, ha continuato a raccogliere dati sulle piste ciclabili tanto da allargare la sua offerta.
Il servizio funziona in questo modo: le strade in cui possono entrare esclusivamente le biciclette sono colorate in verde scuro; le piste ciclabili cittadine dedicate sono in verde chiaro; le strade che non hanno una pista ciclabile, ma in cui è possibile passare in bici grazie alla loro topografia, semafore o altri fattori sono indicati da linee tratteggiate verdi. Unica pecca: non funziona fuori dalla città, ma sempre nell’ambito dei confini cittadini. Ma per curare questo dettaglio ci sarà tempo. Ora aspettiamo che quest’idea sbarchi anche in Italia.
Fonte: [Wired]
Alla conferenza su ambiente e salute di Parma compare anche un supereroe verde
11/03/2010 11:43
Si chiama Ecoman, ed è il Superman dell’ecologia. Un nuovo personaggio dei fumetti è stato presentato nella giornata di ieri a Parma, a margine della conferenza ministeriale su ambiente e salute promossa dal Ministero dell’Ambiente e dal Regional Environmental Center.
Tra le altre cose è stato presentato questo supereroe dalla tuta e la mantella verde con l’immancabile “E” sul petto, il quale ha come missione quella di far avvicinare i bambini al mondo dell’ecologia. Nei suoi fumetti, Ecoman agisce nella città di Asmaville, una città evidentemente soffocata dallo smog dove i primi a pagare l’inquinamento sono i bambini (potrebbe essere qualunque città italiana di medie-grandi dimensioni).
Nelle sue “missioni”, Ecoman insegna i principi verdi ai bambini e dà anche consigli ecologici, come l’andare a scuola a piedi, o se si abita lontani, con i mezzi pubblici piuttosto che con le auto private; insegna l’importanza dell’acqua, ricordando che 425 milioni di bambini nel mondo non ce l’hanno o l’hanno inquinata, e per questo si ammalano di più; spiega cosa significa riscaldamento globale e i suoi effetti, e tante altre cose.
Tornando al lato istituzionale, la conferenza è stata organizzata per fare il punto nel nostro Paese dopo Copenaghen, per capire in che direzione stiamo andando e le contromisure da adottare per tentare di ripulire un po’ l’aria. Come il sindaco di Parma Pietro Vignali ha tenuto a precisare, l’intera iniziativa sarà ad impatto zero.
Infatti si sono utilizzati soltanto materiali e prodotti eco-friendly, sono state rilasciate tessere dell’autobus gratuite a chi voleva raggiungere la sede dei lavori, ma anche 100 biciclette nelle 15 stazioni di bike sharing. Da condividere ci sono anche diverse auto elettriche o ibride, mentre nella mensa tutti i prodotti, dal caffè al cibo, sono a chilometro zero. E’ stata organizzata anche la raccolta differenziata e sarà utilizzata pochissima carta (al 100% riciclata), sostituita dai supporti informatici. L’energia utilizzata per il centro invece produce Co2, ma questa sarà compensata con la creazione di nuove foreste in Madagascar.
Fonte: [Ansa]
Nokia brevetta il telefonino che si ricarica con il movimento
11/03/2010 9:00
Finora la ricarica cinetica per i telefoni cellulari è stata confinata al regno del caricabatterie esterno e ai disegni per i telefoni dal concetto futuristico. Ma ora la Nokia sembra avere ideato un materiale piezoelettrico per la ricarica che potrebbe diventare sul serio il futuro dei cellulari. La società ha depositato un brevetto per un telefono cellulare che si ricarica con il movimento. Di certo la miglior energia rinnovabile possibile.
Sulla domanda di brevetto si legge:
Una batteria di un dispositivo elettronico è contenuta all’interno di un frame accoppiato ad un secondo frame da uno o più elementi piezoelettrici. Il secondo frame è accoppiato ad un telaio del dispositivo di uno o più ulteriori elementi piezoelettrici. In risposta al movimento e/o alla rotazione del dispositivo elettronico, porzioni di forze indotte dalla massa delle batterie sono trasferite agli elementi piezoelettrici. La produzione di energia elettrica da questi elementi piezoelettrici è ricevuta in un controllore di potenza e può essere applicata alla batteria. Ulteriori componenti del dispositivo possono anche essere contenuti nel primo frame in modo da aumentare la massa totale che induce le forze applicate agli elementi piezoelettrici.
Riassumendo si intuisce che Nokia creerebbe un telefono cellulare con i componenti più pesanti in modo tale da aumentare la forza del movimento quando il cellulare viene spostato. Così quando l’utente passeggia o semplicemente urta il telefono cellulare, i frame strisciano contro i piezoelettrici, alla fine di ogni binario e generano una corrente che, indotta in un condensatore, mantiene la batteria del telefono carica.
Non sarebbe una soluzione definitiva per mantenere carica le batterie, ma è un modo per integrare abbastanza energia con quella ottenuta tramite la presa di corrente, riducendo il consumo energetico. Poi ovviamente più l’utente è attivo e più energia risparmia.
Sottolineando che questa potrebbe essere la soluzione ideale per le persone nelle nazioni in via sviluppo con accesso limitato all’elettricità, come in Africa, India e nelle altre economie emergenti, in cui per ricaricare un cellulare bisogna recarsi all’unica centrale elettrica nei dintorni, distante dei chilometri, questa innovazione potrebbe anche convenire enormemente al mondo Occidentale, dato che si risparmierebbero diversi megawatt ogni giorno, e sarebbe anche un incentivo a muoversi di più.
Fonte: [Treehugger]
Provincia di Viterbo: Bando per mille tetti fotovoltaici
10/03/2010 22:39
Sono aperti dal 16 febbraio scorso, e si chiuderanno il 31 dicembre 2010, i termini, in Provincia di Viterbo, per la partecipazione al Bando per 1.000 tetti fotovoltaici da installare sui tetti delle abitazioni delle famiglie. Il Bando replica quello presentato lo scorso anno e mira ad incentivare sul territorio la produzione e l’auto produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in modo da tagliare la bolletta energetica e rispettare l’ambiente. Nello specifico, il Bando è finalizzato a costituire un gruppo di acquisto con l’intento di realizzare impianti fotovoltaici che, aventi una potenza non inferiore ai 3 KW, possano essere installati sui tetti e/o su coperture oppure con la formula del cosiddetto “gazebo fotovoltaico” a patto che poi il sistema venga connesso alla rete elettrica nazionale. Possono partecipare al Bando per i mille tetti tutte quelle persone fisiche che, ai fini della presentazione della istanza di accesso al finanziamento, siano proprietari, in una zona del territorio della Provincia di Viterbo, di un’area idonea dove poi dovrà essere realizzato l’impianto fotovoltaico.
Nel dettaglio, l’area deve avere prevalentemente una esposizione solare idonea e, tra l’altro, su di essa non dovranno incidere eventuali ombreggiamenti; la superficie utile necessaria deve essere pari almeno ventiquattro metri quadrati, e non devono sussistere vincoli di natura ambientale, urbanistica e/o architettonica, o limitazioni imposte dal piano regolatore.
A chiusura del bando, si procederà alla determinazione della graduatoria prendendo in considerazione solo le istanze che saranno giudicate ammissibili; la graduatoria sarà in particolare redatta tendendo solo ed esclusivamente conto dell’ordine di arrivo delle istanze, e quindi in base alla data, ora e minuti della raccomandata. Gli ammessi in graduatoria, e comunque entro e non oltre trenta giorni dalla pubblicazione della stessa, dovranno poi inoltrare alla Provincia la necessaria documentazione finalizzata a procedere con l’avvio dei lavori per la progettazione, la realizzazione e la messa in esercizio dell’impianto.
I mutamenti climatici causano siccità e deforestazione in Europa
10/03/2010 11:36
A seguito della presentazione del “Libro Verde“, la relazione della Commissione Europea sullo stato ambientale dell’Unione, si intuisce immediatamente il pericolo che stiamo correndo a causa dei mutamenti climatici. Le conseguenze sono molteplici e spesso legate tra di loro.
Il primo problema, sempre più evidente, sono gli incendi. Ogni anno mediamente perdiamo, all’interno dei confini dell’Europa Unita, mezzo milione di ettari di foreste, con circa 50 mila incendi concentrati perlopiù nel Sud Europa, in particolare in Italia, Spagna e Grecia. Purtroppo però, a causa del riscaldamento globale, questi incendi non rimarranno stabili (e già così sarebbe problematico), ma sono destinati ad aumentare.
Il maggior calore che si prospetta in futuro favorirà l’insorgere del numero e della gravità dei roghi, i quali vengono aggravati dall’aumento della forza dei venti. Tutto questo favorirà due aspetti altrettanto preoccupanti: la perdita di biodiversità conseguente alla mancanza di habitat, e la siccità, specialmente in posti in cui già c’è carenza d’acqua. Ma non solo.
Come un cane che si morde la coda, è proprio la siccità a favorire altri incendi e altra perdita di habitat, come la totale sparizione di alcuni tipi di quercia e di pino in Europa, “sfrattati” dalle cambiate condizioni climatiche. Alcune di queste specie infatti non possono sopravvivere in condizioni così secche e calde, e per questo in gran parte del Continente non se ne vedono più.
E poi c’è il problema dei parassiti. Un po’ a causa della migrazione voluta dall’uomo di alcune specie di piante non autoctone, un po’ per quella naturale avvenuta a seguito dei cambiamenti climatici, ma la nascita di alcune piante che non erano mai comparse qui per millenni ha portato ad un incremento dei parassiti e diversi organismi patogeni, i quali finiscono con il danneggiare le altre specie vegetali. E’ su questo che si dovrà concentrare l’Unione Europea in futuro, perché la perdita delle foreste avrà un impatto direttamente sulla vita della popolazione.
[Fonte: Ansa]
Può un particolare tipo di eucalipto essere cancerogeno?
10/03/2010 11:21
Un’incredibile notizia che, se venisse confermata, potrebbe essere molto più che preoccupante, arriva dalla Tasmania. Un medico australiano, un ecologo marino, e gli allevatori ostriche locali hanno lanciato un allarme qualche settimana fa su una vicina piantagione in monocoltura di Eucalyptus nitens. Secondo queste persone infatti, essa può essere la causa dell’avvelenamento delle riserve idriche locali, il quale ha causato tumori rari e mortalità elevata nelle ostriche lì allevate. Tuttavia, la tossina non deriva dai pesticidi usati per proteggere le colture dalle specie invasive, come originariamente si era pensato, ma sembra provenire proprio dagli alberi stessi.
La tossina è in realtà proveniente dagli alberi in monocultura
ha spiegato il biologo marino Marcus Scammell al giornalista del programma che per primo, in Australia, ha recepito l’allarme, e cioè lo show Today.
Il dottor Bleaney, Scammel, e un gruppo di allevatori di ostriche, visto l’ostruzionismo del Governo, hanno pagato di tasca propria per esaminare in laboratorio l’acqua in questione, per cercare le tossine specificatamente nella zona di St. Helen.
Ma mentre anche il test ha rilevato una contaminazione elevata, il Governo statale ha ignorato i risultati e ha affermato che i suoi studi non hanno trovato alcuna prova di un cluster di cancro raro nella zona. Scammell ha aggiunto che l’inazione del Governo è stata “confinante” e “negligente”.
Non stiamo dicendo in questo momento che abbiamo la prova assoluta di quello che sta succedendo. La realtà, ci fa dire che questo [fenomeno] deve essere studiato e ha bisogno di essere osservato con molta attenzione
ha spiegato il medico australiano Alison Bleaney, il quale denuncia che questo tentativo di insabbiamento da parte del Governo, o semplicemente questo “evitare di approfondire” la situazione, potrebbe avere delle ripercussioni sulla salute pubblica, dato che in quelle acque può bagnarsi chiunque, e la popolazione non solo della Tasmania, ma anche delle altre nazioni, potrebbe anche finire con il mangiare le ostriche avvelenate. Ma evidentemente ancora una volta le ragioni dell’economia vengono poste sopra quelle della salute pubblica.
Fonte: [Mongabay]
Una nuova finestra computerizzata risolverà i problemi energetici degli edifici
10/03/2010 9:00
Il Dipartimento per l’Energia statunitense ha appena stanziato 100 milioni di dollari di finanziamenti per progetti di energia pulita tramite la tecnologia ARPA-E. Una cifra enorme, che sembra ancor più grande se pensiamo che è stata erogata tutta ad un unico beneficiario: SAGE Electrochromics. Sembrano troppi, ed invece vedendo l’invenzione che hanno prodotto, forse è giusto che sia così.
SAGE Electrochromics ha inventato un vetro speciale, che può essere colorato premendo un pulsante. Nulla di speciale, direte voi. Ma basta considerare che questo vetro risolverà gran parte dei problemi energetici mondiali, e così si capisce l’eccezionalità di tale impresa. Il vetro andrà a costituire il tetto degli edifici (è più indicato per le strutture basse ma molto larghe come uffici pubblici, centri commerciali, stazioni, ecc.), o anche una parete dello stesso. Esso contribuisce a controllare meglio la luce del sole quanto entra nell’edificio, e serve per risparmiare sulle aria condizionata, riscaldamento e illuminazione (l’alternativa low-tech esistente da secoli e sono le persiane, ma questo vetro speciale dovrebbe consentire un migliore controllo computerizzato per il controllo della capacità di far calore aggiuntivo durante i mesi freddi, perché se le tende possono ridurre la luce in entrata dalle finestre quando fa caldo, di certo non possono aumentare quella che arriva quando fa freddo).
SageGlass Classic ha un valore SHGC senza precedenti di 0,09 nel suo stato colorato, che è circa tre volte superiore a quello offerto dalla maggior parte dei vetri commerciali. In questo stato, il vetro trasmette il 3,5% della luce visibile. Il vantaggio è che, quando il vetro non ha bisogno di essere scuro – per esempio, quando fuori è nuvoloso e se si desidera la luce o il calore, è possibile stingere il vetro e portare la trasmissione della luce visibile fino al 62% e il SHGC fino a 0,48. È come avere due tipi di vetro in una finestra sola.
Ridurre il costo del riscaldamento direttamente tramite il calore solare ha un impatto sull’energia e le altre spese connesse con la gestione di un edificio. L’US Department of Energy stima che i sistemi elettronici della finestra riverniciabile sono in grado di fornire fino a:
40% di risparmio sulla bolletta energetica;
20% di risparmio sui costi di esercizio;
24% di riduzione della domanda di picco;
25% di diminuzione delle dimensioni dei sistemi HVAC (sistemi di ventilazione, riscaldamento e aria condizionata).
Questo è importante se si considera che gli edifici sono il maggior consumatore d’energia nel mondo Occidentale.
Fonte: [Treehugger]
I 5 più comuni eco- crimini quotidiani
10/03/2010 3:25
Ogni giorno attraverso tante nostre azioni abituali e senza rendercene conto, incidiamo sull'ambiente anche in maniera consistente. Vediamo quali sono i 5 ecocrimini quotidiani che compiamo, spesso quasi senza accorgercene.
Giacomo Magatti
Fotovoltaico: Conto Energia, nuova edizione guida GSE
09/03/2010 22:51
Il GSE – Gestore Servizi Energetici – ha annunciato d’aver pubblicato online la nuova edizione relativa alla Guida al “Conto Energia” che, tra l’altro, riporta le tariffe incentivanti per il 2010 unitamente ad una revisione dei contenuti in base ad una delibera dell’AEEG, l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, ed alla Legge Sviluppo dello scorso anno. In particolare, la delibera dell’AEEG ha introdotto, per gli utenti che si avvalgono dello scambio sul posto, la possibilità, alla fine dell’anno, di richiedere il rimborso monetario su eventuale credito maturato direttamente al Gestore Servizi Energetici. La Guida è ideale per la consultazione sia per chi vuole saperne di più sul fotovoltaico, sia per chi sta già pensando di voler realizzare un impianto di produzione di energia elettrica con il fotovoltaico e punta ad avvantaggiarsi degli incentivi in Conto Energia richiedendoli direttamente al GSE.
Con l’entrata in vigore della Legge Sviluppo, la numero 99 del 2009, questa introduce alcune misure e facilitazioni per l’espansione del fotovoltaico nel nostro Paese, a partire da quelle previste per i Comuni che, aventi una popolazione non superiore ai 20 mila abitanti, possono richiedere, su impianti di proprietà ed aventi una potenza cumulata non superiore ai 200 KW, lo scambio sul posto senza rispettare l’obbligo di coincidenza tra il punto di prelievo e quello di immissione.
La nuova edizione della guida al Conto Energia consta di cinquanta pagine con tanto di riferimenti normativi, glossario, una sezione che tratta in maniera chiara e trasparente l’aspetto legato ai ritorni dell’investimento partendo dai costi per la realizzazione dell’impianto e passando per i ricavi, la copertura finanziaria ed il regime fiscale che deve essere applicato sugli stessi. A pagina 25 c’è la sezione con “gli errori da evitare” che permette di realizzare un impianto fotovoltaico che rispetta i requisiti per poter accedere alle tariffe incentivanti a fronte della presentazione di tutta la documentazione necessaria.
Manifestazione ?no al nucleare? di Greenpeace sulla centrale di Montalto di Castro
09/03/2010 11:32
Attivisti di Greenpeace sono entrati nella centrale dismessa di Montalto di Castro questa notte, sono arrivati fino al tetto e hanno srotolato lo striscione di 150 metri con il logo “no al nucleare“, con l’”urlo” modificato proprio dall’associazione per gridare ancora una volta al pericolo che l’Italia sta correndo.
La centrale di Montalto di Castro non è soltanto una scelta simbolica, ma probabilmente si tratta della prima azione di Greenpeace contro una vera e propria centrale nucleare italiana, visto che è quella in cima alla lista delle “papabili” per la costruzione dei nuovi reattori che il Governo Berlusconi ha intenzione di avviare nel nostro Paese.
Sarebbe la scelta ideale perché prima di tutto ci sono le strutture. Era già stata avviata la centrale negli anni ‘80, ma fu poi bloccata dal referendum dell’87. Essa può già vantare una rete elettrica da 3.500 MW, ed è costruita in riva al mare in una zona con bassissimo rischio sismico ed idrogeologico. Insomma, sarebbe l’ideale per costruirci una centrale, tanto che i tecnici dell’EDF, i responsabili del nucleare francese che daranno il know-how all’Italia per la costruzione delle nostre centrali, hanno già visitato la zona e fatto i primi rilevamenti.
Quello che Greenpeace chiede è che i candidati alle elezioni regionali, in questo caso del Lazio, ma anche in tutte le altre Regioni italiane, prendano posizione sul nucleare, dato che, passate le elezioni,
verranno imbavagliati e costretti ad accettare le decisioni del Governo
ha spiegato Andrea Lepore, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace. Ha poi aggiunto:
Il nucleare è una scelta sciagurata per l’Italia e una pericolosa perdita di tempo. Tornare al nucleare significa perdere oltre dieci anni per ritrovarsi poi con centrali nucleari obsolete e pericolose, e sprecare l’opportunità di investire nelle vere soluzioni per l’indipendenza energetica italiana e per il clima: rinnovabili ed efficienza energetica.
Intanto sull’ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, sta per partire un concerto che vedrà partecipare diversi artisti tra cui i 99 Posse, Piotta, Adriano Bono & Torpedo Sound Machine, Punkreas e tanti altri, per dire no al nucleare in musica. L’esibizione si potrà seguire in diretta streaming dal sito www.nuclearlifestyle.it
Fonte: [Ansa]
La Cina scopre una nuova fonte rinnovabile: il ghiaccio combustibile
09/03/2010 11:15
La provincia della Cina occidentale del Qinghai contiene i maggiori giacimenti del Paese del cosiddetto “ghiaccio combustibile“. Essi vedranno le esplorazioni aumentate nei prossimi mesi per tentare di capire meglio e soprattutto sfruttare maggiormente questa energia pulita emergente, ha spiegato governatore della provincia Luo Huining.
La provincia dell’altopiano ha programmato di consentire alle imprese energetiche di grandi dimensioni di visitare, insieme con i ricercatori specializzati di tutto il Paese, la zona, per cercare di sfruttare questa nuova fonte di energia, riducendo al minimo le minacce ambientali, ha aggiunto Luo a margine della sessione annuale del Congresso nazionale del popolo (Anp), uno degli organi legislatori principali della Cina.
Il ghiaccio combustibile, conosciuto in termini scientifici come idrato di gas naturale, si trova soprattutto nei mari profondi ed in cima aglialtipiani. Circa un metro cubo di ghiaccio combustibile è uguale a 164 metri cubi di gas naturale comune. In un momento di aumento di fabbisono energetico, la nuova risorsa pulita ha attirato l’interesse di molti Paesi. In particolare l’attenzione si è concentrata sul ghiaccio perché esso ha una bassa percentuale di impurità, e questa proprietà comporta la diretta conseguenza di renderlo quasi per niente inquinante quando brucia.
Ma la Cina non ha la prerogativa su questa materia. Più di 100 Paesi in tutto il mondo hanno scoperto dei depositi di ghiaccio combustibile. I depositi nella provincia del Qinghai però, compongono da soli circa un quarto delle riserve totali dell’intera Cina sull’asse Qinghai-Tibet Plateau, e sono stati scoperti solo nello scorso mese di settembre.
Le riserve di ghiaccio combustibile del Qinghai-Tibet Plateau sono stimate in una cifra che sarebbe pari ad almeno 35 miliardi di tonnellate di petrolio, la quale potrebbero fornire energia a tutta la Cina per almeno 90 anni. Luo ha concluso che a questa nuova risorsa di energia dovrebbe essere data la massima priorità nella strategia energetica della Cina. E, aggiungiamo noi, anche il resto del mondo dovrebbe approfittarne.
[Fonte: Enn]
Risparmio idrico: un dispositivo low cost ci avverte quando stiamo sprecando acqua (video)
09/03/2010 9:00
Si sente spesso parlare di spreco di acqua e di risparmio idrico. Ma come si dice, a parlare siamo bravi tutti, ma siamo sicuri di non star sprecando anche noi troppa acqua? Uno dei modi per cui si utilizza molta più acqua del necessario è la doccia. Quanto deve durare una doccia per non essere considerati spreconi? Una linea guida precisa non c’è, ma anche in questo la tecnologia ci può dare una mano. Per una volta però non bisogna sprecare centinaia di euro per farci installare un impianto degno di un’astronave.
Se desideri conoscere quando è passato troppo tempo da quando sei entrato sotto la doccia, ma non vuoi un un sistema, come peraltro qualcuno aveva proposto, che chiude l’acqua appena hai sforato il limite, lasciandoti con il sapone negli occhi, la soluzione si chiama “waterpebble“, più piccolo, più economico ed anche più “amichevole”.
Si tratta di un aggeggio grande quanto una pallina da ping pong il quale si appoggia sul piano della doccia o della vasca, e attraverso il monitoraggio dell’acqua che cade dal momento in cui apri la doccia, ti permette di sapere quando hai attraversato la soglia dello spreco. Ma c’è di più. Piuttosto che darti una quantità d’acqua o di tempo entro cui dovresti terminare la doccia, fa in modo che quest’operazione diventi più efficiente nel tempo.
Secondo Dezeen, il piccolo waterpebble “ricorda” la quantità di acqua consumata quando è stato utilizzato per la prima volta, e la utilizza come punto di riferimento per le docce future. Una luce LED ti dice se stai usando l’acqua in modo più o meno efficiente. Quando apri la doccia la lucina è verde, quando ti stai avvicinando al punto di spreco diventa gialla, quando l’hai raggiunto diventa rossa, e da quel momento in poi tutta l’acqua che stai usando potrebbe essere risparmiata.
È stato inoltre progettato per essere completamente riciclabile. L’unica cosa di cui stare molto attenti è non metterci un piede sopra. Questo infatti potrebbe spegnere l’apparecchio, o peggio farvi scivolare, e questo di certo è molto più importante dello spreco d’acqua. È possibile acquistare un Waterpebble per circa 5 dollari (poco più di ? 3,60) più spese di spedizione tramite il sito ufficiale dell’azienda produttrice.
Fonte: [Treehugger]
La maratona diventa ancora più ecologica
09/03/2010 2:04
Anche una maratona può essere ecologica e sostenibile: 42,195 km per correre nella natura, promuovere la sostenibilità, valorizzare il territorio senza inquinare l'ambiente che ospita il percorso.
Giacomo Magatti
Impianti fotovoltaici: cresce l?interesse dei privati in Liguria
08/03/2010 23:08
I privati in Italia, con una spesa pari all’incirca a cinquemila euro per ogni kW fotovoltaico installato, possono ottenere un impianto che, a fronte di una qualità elevata, può contribuire a coprire il fabbisogno energetico dell’unità immobiliare. A dichiararlo è stato l’Area Manager di Enel.si per il Nord Ovest, Vincenzo Spagnuolo, nel sottolineare come quello attuale, per i privati e per le famiglie, sia un momento ottimo per l’installazione di un sistema di produzione di energia pulita con il fotovoltaico; questo perché le tariffe in “Conto Energia” attualmente in vigore resteranno tali per gli impianti che saranno realizzati entro la fine del corrente anno.
Enel.si, non a caso, intervenendo a Genova ad “Energethica“, il salone della sostenibilità e delle rinnovabili, ha reso noto che le richieste dalla Liguria di impianti fotovoltaici sono cresciute lo scorso anno del 30% a conferma di come i privati siano sempre più interessanti all’installazione di un impianto fotovoltaico per ottenere ritorni economici ed ambientali.
Enel.si, società controllata dal Gruppo Enel, è il più importante player italiano nella realizzazione per i privati e per le imprese di impianti di produzione di energia fotovoltaici con la formula “chiavi in mano” garantendo ed assistendo il cliente in tutte le fasi, anche quella relativa alla concessione del credito attraverso delle convenzioni stipulate con primarie banche; Enel.si non è solo fotovoltaico, ma anche geotermia, solare termico, minieolico e tutti quegli interventi finalizzati a garantire l’efficienza energetica.
E se Enel.si realizza impianti per le famiglie e le imprese, l’altra controllata di Enel, Enel Green Power, che entro l’anno dovrebbe approdare in Borsa, sviluppa per conto del colosso elettrico italiano tutte le attività nel campo delle energie alternative in Italia e nel mondo: dal solare all’eolico e passando per le biomasse, il geotermico e l’idroelettrico ?fluente? secondo un business integrato a livello internazionale che fa di Enel Green Power la prima realtà italiana.
Enel: ?In Italia è possibile raddoppiare l?eolico e sestuplicare il solare?
08/03/2010 13:04
Il ricorso al nucleare non fermerà le rinnovabili. Anzi, siccome per il nucleare ci vuole ancora tanto, probabilmente i prossimi progetti riguarderanno esclusivamente le fonti pulite. Ne è convinto Ingmar Wilhelm, responsabile dell’Area Sviluppo Italia Divisione Energie Rinnovabili dell’Enel, il quale, presentando i dati della sua ricerca a Roma durante il forum “Ambiente e sicurezza”, ha spiegato che in Italia ci sono le potenzialità per raddoppiare il ricorso all’eolico (che già è tra i primi al mondo) e sestuplicare la produzione di energia solare, attualmente la sesta al mondo.
Le potenzialità ci sono perché se l’Italia è davvero il Paese del sole, il Gigawatt di potenza installato al 2010 è troppo poco. Anzi, spiega Wilhelm che per la fine di quest’anno si prevede già di raddoppiare questa potenza, portandola a 2 Gw, ma entro 10 anni le potenzialità ci sono tutte per far arrivare tale capacità a 12,7 Gw.
Minori sono le potenzialità dell’eolico, ma solo perché già ora è già molto presente. Attualmente infatti la potenza installata è di 5,6 Gw, ed in 10 anni si prevede di raggiungere i 12,1 Gw, più dell’energia che si prevede possano produrre le 5 centrali nucleari in programmazione sul suolo nazionale.
Per l’Italia sole e vento sono le fonti più importanti in prospettiva, ma ci dobbiamo ancora confrontare con alcune difficoltà, come la rete elettrica ancora non in grado di integrare completamente queste fonti. L’Italia deve trovare un ritmo costante di sviluppo, e questo coinvolge anche processi legislativi, ad esempio sugli incentivi
ha spiegato l’esperto. In conclusione Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente, ha parlato del futuro italiano:
Stiamo lavorando su due atti importanti: il rinnovo della normativa sul fotovoltaico e le linee guida sulle energie rinnovabili, ma rallentamenti dovuti alle imminenti elezioni regionali ci hanno un po’ rallentato.
Guido Bortoni, capo del dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo Economico ha poi aggiunto:
In Italia ci sono ancora molte barriere sulle rinnovabili, ma anche grandi successi: sul fotovoltaico abbiamo raggiunto i 1000 Megawatt installati, siamo secondi in Europa, e dobbiamo accelerare su queste tecnologie ad esempio incorporandole sempre di più negli edifici.
Fonte: [Ansa]
Il tabacco geneticamente modificato potrebbe assorbire le sostanze tossiche
08/03/2010 12:39
Non tutti gli OGM vengono per nuocere. Il tabacco potrebbe diventare la soluzione del futuro per quanto riguarda il problema dell’inquinamento delle acque. Questa pianta, lavorata per finire in una sigaretta, può provocare malattie, ma grazie a dei ricercatori britannici, potrebbe avere delle proprietà del tutto nuove, e tutt’altro che dannose.
In un nuovo rapporto di ricerca pubblicato sulla rivista The FASEB Journal, gli scienziati spiegano come hanno sviluppato un ceppo geneticamente modificato di tabacco che aiuta a temperare gli effetti dannosi delle sostanze tossiche che ristagnano nell’acqua, scientificamente conosciute come microcistina-LR (MC-LR), che rende l’acqua non sicura da bere, ma rende pericoloso anche il nuoto o la pesca nelle zone colpite. Questa pianta geneticamente modificata potrebbe servire come uno strumento fondamentale per aiutare a mantenere le fonti di acqua potabile ancora buone da utilizzare, soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo.
Ci auguriamo che il nostro studio alla fine porterà ad una riduzione dell’esposizione degli esseri umani, animali, e della fauna selvatica agli inquinanti ambientali
ha dichiarato Pascal M.W. Drake, co-autore dello studio, del Centro per l’infezione alla St. George’s University di Londra. Per sviluppare questo tipo di tabacco, Drake e colleghi hanno modificato geneticamente una pianta di tabacco per produrre un anticorpo della MC-LR, con l’inserimento di geni che codificano la produzione di tale sostanza.
Con i geni giusti, il nuovo ceppo di tabacco produce l’anticorpo nelle sue foglie e gli anticorpi secreti dalle sue radici finiscono nel terreno circostante tramite la crescita ipotonica. Quando la tossina anti-MC-LR raggiunge l’area circostante la pianta, l’anticorpo si lega alla tossina, rendendola innocua. Questo è il primo esempio di una pianta transgenica che esprime un anticorpo che può essere usato contro una tossina ambientale, ma secondo Drake, molte altre piante come questa saranno sviluppate in futuro per affrontare diversi problemi ambientali.
Il tabacco è forse una delle colture non alimentari più coltivate nella storia, e per secoli ha fatto male alla salute umana. Ora, con un’intelligente modifica genetica il tabacco può rivelarsi più utile rispetto al campo delle sigarette
ha concluso Gerald Weissmann, caporedattore del FASEB Journal.
[Fonte: Sciencedaily]
Spreco di cibo: quanto ci costa in termini di riscaldamento climatico
08/03/2010 9:00
Si stima che il 40% del cibo prodotto in America viene sprecato. Esso equivale a 1400 calorie a persona ogni giorno. E’ vero che negli Stati Uniti sono molto più spreconi che dalle nostre parti, ma le abitudini europee si stanno avvicinando sempre più a quelle americane, tanto da rendere la differenza davvero minima.
Secondo l’EPA, 31 milioni di tonnellate di cibo commestibile è gettato in discarica. Gran parte della produzione, mentre marcisce, è metano, il quale è circa 25 volte più potente rispetto al gas ad effetto serra del biossido di carbonio. Il sito internet di The Next Generation Food, un blog britannico, stima che ogni tonnellata di rifiuti alimentari è equivalente a 4,2 tonnellate di CO2. Gli autori della ricerca concludono che, se semplicemente smettessimo di perpretrare sprechi alimentari, riusciremmo a risparmiare talmente tanto inquinamento da togliere dall’atmosfera l’equivalente delle emissioni di un quarto di tutte le automobili in America.
I numeri sono straordinari:
Negli Stati Uniti, una relazione pubblicata su PLoS ONE della fine dello scorso anno, ha rilevato che i rifiuti alimentari pro-capite sono progressivamente aumentati del 50% dal 1974, raggiungendo più di 1400 calorie per persona al giorno o 150 miliardi di calorie all’anno. I rifiuti alimentari rappresentano oggi più di un quarto del consumo totale di acqua dolce e 300 milioni di barili di petrolio all’anno.
Il consumo di acqua e di combustibili fossili rendono l’idea di quanto cibo viene gettato via, e le 150 miliardi di calorie all’anno, messe in discarica, avrebbero potuto nutrire le persone in tutto il mondo, risolvendo il problema della denutrizione che colpisce oltre un miliardo di persone sulla Terra.
Sembra che molti dei nostri problemi, dalla indipendenza energetica al cambiamento climatico, alla fame nel mondo e alla carenza d’acqua, potrebbero essere notevolmente ridotti se solo potessimo migliorare il controllo del nostro sistema alimentare e smettere di perdere così tanto cibo.
Fonte: [Treehugger]
Impianti fotovoltaici: gli ostacoli amministrativi, economici e legislativi
07/03/2010 18:06
Un privato che ha il budget per installare sul proprio tetto un impianto fotovoltaico, senza quindi la necessità di ricorrere al credito bancario con un prestito, spesso perde non solo la pazienza, ma anche l’entusiasmo di sfruttare le fonti rinnovabili a causa degli ostacoli, spesso insormontabili, che ci sono sia a livello amministrativo, sia legislativo. Al riguardo, non a caso, il WWF ha sperimentato questa situazione per l’installazione, presso la propria sede nazionale di Roma, di un impianto fotovoltaico a conferma di come sussistano ancora forti barriere nell’adozione dell’efficienza energetica. E se allo stato attuale i grandi player del comparto sono in tensione per quel che riguarda il nuovo Conto Energia 2011, visto che c’è un rinvio dietro l’altro per l’approvazione delle tariffe e delle nuove linee guida, c’è quindi anche da dire che gli ostacoli burocratici ed amministrativi rischiano di continuare ad ostacolare l’accesso ai privati che vogliono installare impianti fotovoltaici di piccola potenza.
Non a caso, il WWF denuncia come sia partito nel marzo del 2009, ovverosia quasi un anno fa, un percorso autorizzativo tortuoso che solo nello scorso mese di dicembre ha portato la Sede di Roma a dotarsi finalmente di un impianto di produzione di energia pulita. L’iter, in particolare, è stato lungo a causa di una serie di rimpalli di natura interpretativa sui vincoli e sul valore storico dell’edificio dove l’impianto è stato realizzato.
L’impianto del WWF a Roma consta di una potenza pari a quasi 15 KW che, in via prudenziale, permetterà di produrre 17 mila kWh annui di energia elettrica a fronte di ben otto tonnellate all’anno di anidride carbonica (CO2) non immessa in atmosfera. Oltre che nella sede del WWF di Roma, l’Associazione ha già installato tanti impianti di produzione di energia pulita in tanti Comuni dove c’è la rete delle Oasi WWF utilizzando non solo il fotovoltaico, ma anche le biomasse ed il solare termico.
Inquinamento, donne più a rischio degli uomini
07/03/2010 12:00
La scadente qualità dell’aria influisce negativamente sulla salute umana, a diversi livelli. Gli studiosi hanno scoperto che a soffrirne maggiormente sarebbero le donne, dato appurato basandosi sulle prestazioni in calo delle maratonete. Pare, infatti, che i tempi di esecuzione delle donne nelle maratone siano condizionati dall’inquinamento atmosferico.
A dirlo è uno studio effettuato dall’ingegnere ambientale Linsey Marr, della Virginia Tech.
I risultati della Marr provengono da uno studio approfondito che ha preso in analisi i tempi della maratona, i dati meteorologici e le concentrazioni di inquinanti nell’aria in sette maratone in un periodo di tempo da otto a ventotto anni. I tempi dei primi tre classificati maschili e femminili sono stati confrontati con il record storico della pista e con i livelli di inquinanti atmosferici, tenendo conto ovviamente delle alte temperature che hanno alterato le prestazioni prese in considerazione.
Gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria sono stati associati a tempi lenti di esecuzione per le donne, mentre gli uomini pare non ne siano stati influenzati. La differenza può essere dovuto alla dimensione ridotta della trachea delle donne, il che rende più facile per alcune particelle di inquinanti depositarvisi e causare irritazioni.
“Anche se i livelli di inquinamento in queste maratone raramente hanno superato le norme nazionali per la qualità dell’aria, le performances ne sono state comunque influenzate”, ha affermato Marr.
Il suo lavoro, svolto in collaborazione con Matteo Ely, un fisiologo dello US Army Research Institute of Environmental Medicine, è apparso sulla rivista ufficiale dell’American College of Sports Medicine.
Le maratone prese in esame si svolgevano in città come New York, Boston e Los Angeles, dove l’inquinamento tende ad essere più alto.
La ricerca precedente ha mostrato che, durante una gara, i maratoneti inspirano ed espirano circa lo stesso volume di aria che inala una persona sedentaria nel corso di ben due giorni, ha affermato Marr. Di conseguenza, i corridori sono esposti maggiormente alle sostanze inquinanti rispetto alle persone che respirano normalmente.
Il particolato sembrava essere il fattore di alterazione della qualità dell’aria per i maratoneti, mentre il monossido di carbonio, l’ozono, il biossido di azoto e i livelli di biossido di zolfo non sembrano incidere sui tempi di gara.
[Fonte: Enn.com]
Biodiesel a maggiore efficienza dal cartamo
07/03/2010 12:00
Il rendimento del biodiesel prodotto da colture oleaginose come il cartamo potrebbe essere aumentato fino al 24 per cento con un nuovo processo sviluppato dai chimici della UC (University of California) Davis. Il metodo converte sia gli oli vegetali che i carboidrati in biodiesel in un unico processo, e dovrebbe anche migliorare le prestazioni del biodiesel, in particolare nella stagione fredda. Un documento che descrive il metodo, che è già stato brevettato, è on-line sulla rivista Energy & Fuels.
I metodi convenzionali di produzione del biodiesel prevedono l’estrazione di oli vegetali che vengono convertiti successivamente in esteri alchilici di acidi grassi.
Questi ultimi possono essere utilizzati per fornire energia ai motori, ha dichiarato Mark Mascal, professore di chimica alla UC Davis e co-autore dello studio, insieme al ricercatore Edward Nikitin. Questo processo esclude dalla lavorazione la porzione di carboidrati della pianta: gli zuccheri, gli amidi e la cellulosa che compongono gli steli, le foglie, le bucce, i semi e le altre strutture.
Il nuovo processo converte i carboidrati in sostanze chimiche chiamate esteri di acido levulinico, nello stesso momento e nello stesso processo in cui gli oli vengono convertiti in acidi grassi. Il risultante è un cocktail di combustibile che funziona meglio anche alle basse temperature, rispetto alla resa del biodiesel convenzionale.
Il cocktail di carburante così costituito ha una gamma di ebollizione simile al biodiesel convenzionale, ma è più sottile, diventa ceroso a una temperatura inferiore.
Le prestazioni a basse temperature sono un problema significativo con il B100 (il biodiesel convenzionale), ha spiegato Mascal.
La nostra speranza è che questa miscela di esteri levulinato e biodiesel fornisca un rendimento migliore anche a temperature generalmente proibitive per il biodiesel tradizionale.
Gli esteri di acido levulinico sono atossici e sono utilizzati come additivi alimentari.
I costi del nuovo processo sono leggermente superiori a quelli per la produzione di biodiesel convenzionale, ma dovrebbero essere compensati da una migliore resa del carburante e da migliori prestazioni.
I ricercatori stanno già collaborando con la Bently Biofuels di Minden, nel Nevada, per testare le prestazioni delle miscele di levulinati e B100.
[Fonte: Sciencedaily]
Pesce contaminato da mercurio, una minaccia che si estende a macchia d?olio
07/03/2010 9:00
La totalità dei pesci esaminati come campione dell’intera fauna ittica dei fiumi statunitensi risulta contaminata da mercurio. E c’è poco da stare allegri se pensiamo che il pesce surgelato che arriva sulle nostre tavole è sempre meno made in Italy.
Ci ricordano da più parti che mangiare pesce aiuta a mantenersi in buona salute, per via degli acidi grassi omega 3 che fanno (si dice) tanto bene al cuore. Eppure non fa altrettanto bene il mercurio, malgrado i pesci ne siano ormai tutti contaminati. Sono i dati che emergono da un recente studio condotto dallo US Geological Survey (USGS).
In tutto gli esperti hanno esaminato i pesci di 291 corsi di acqua dolce degli Stati Uniti ed è risultato che tutti, nessuna eccezione, erano contaminati da mercurio.
L’autore della ricerca, Ken Salazar spiega che l’inquinamento da mercurio è ormai tra i più diffusi al mondo:
Questo studio mostra come l’inquinamento da mercurio si sia diffuso nella nostra aria, nei bacini idrici e come siano contaminati anche molti dei nostri pesci presenti nei corsi d’acqua dolce.
Il mercurio è una potente neurotossina se si accumula nella catena alimentare, ed oggi è presente a concentrazioni sempre più elevate in predatori come pesci di grandi dimensioni e negli esseri umani. È particolarmente dannoso per il sistema nervoso in via di sviluppo, dunque nei feti e nei bambini, ma può avere gravi conseguenze anche sugli adulti. L’inquinante entra nell’ambiente quasi totalmente a causa delle emissioni in atmosfera derivanti dai processi industriali, in primo luogo la combustione del carbone per l’energia elettrica. Si diffonde poi in tutto l’ambiente e tende a tornare a galla, concentrandosi nell’acqua di fiumi, laghi e negli oceani, dove entra nella catena alimentare acquatica. La causa numero uno di avvelenamento da mercurio negli umani negli Stati Uniti è il consumo di pesce e frutti di mare.
I ricercatori hanno testato l’acqua, i sedimenti sui fondali ed i pesci dei 291 corsi d’acqua degli Usa tra il 1998 ed il 2005. Le specie di pesci presi in esame come campione erano per lo più grandi pesci vicini alla cima della catena alimentare, come il persico trota.
[Fonte: Enn.com]
Fotovoltaico, consumo di suolo e pianificazione urbanistica
06/03/2010 22:19
La diffusione a macchia d’olio degli impianti fotovoltaici nel nostro Paese è, in linea di massima, cosa buona e giusta al fine di produrre energia pulita, abbattere le emissioni di agenti inquinanti, e dipendere sempre meno dal petrolio e dal carbone. Ma se questo vale di certo per gli impianti integrati sui tetti, per quelli installati a terra bisogna comunque fare molta attenzione sia al consumo di suolo, sia alle aree che si vanno ad occupare. Negli ultimi tempi, non a caso, anche in Italia i prezzi dei terreni agricoli stanno lievitando, con il proprietario che è più disposto a cederlo ad una società attiva nelle rinnovabili, strappando un prezzo quasi come se si trattasse di un’area edificabile, piuttosto che cederlo ad un agricoltore per “pochi spiccioli“.
Come diretta conseguenza i giovani imprenditori agricoli fanno sempre più fatica a fare gli agricoltori, e nel contempo si rischia su tutto il territorio nazionale una vera e propria proliferazione incontrollata degli impianti fotovoltaici a terra. A lanciare in tal senso un grido d’allarme nei giorni scorsi è stato in Puglia, la “patria” del fotovoltaico, Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce, il quale ha esortato i Comuni sul territorio ad approvare in merito allo sviluppo degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili degli adeguati strumenti finalizzati alla pianificazione urbanistica.
A tal fine il 24 febbraio scorso a Lecce il Consiglio Provinciale ha approvato una deliberazione, con voto unanime, riguardante proprio l’installazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile nel Salento, con particolare riferimento allo sviluppo “selvaggio” del fotovoltaico. Secondo il Presidente Gabellone, la Regione Puglia sulla questione farebbe bene a rimediare trasferendo in materia le deleghe alle Province in quanto sono queste quelle che nel complesso conoscono meglio, rispetto ai singoli Comuni, le caratteristiche paesaggistiche e naturali del territorio.
Celle solari a base di silicio per catturare meglio la luce del sole
06/03/2010 12:00
Le celle solari a base di silicio potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’espansione su vasta scala della tecnologia solare, anche se finora la promessa supera di gran lunga quella che è la realtà. Anche se il fotovoltaico al silicio è infatti disponibile per convertire la luce solare in energia elettrica, il costo di questa energia solare è proibitivo per l’utilizzo su vasta scala.
I ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab), tuttavia, stanno sviluppando un nuovo approccio che potrebbe ridurre notevolmente questi costi. La chiave del loro successo sta nella scoperta di un modo migliore per intrappolare la luce del sole.
Attraverso la fabbricazione di nanofili di silicio, siamo stati in grado di aumentare la luce catturata nelle nostre cellule solari, spiega il chimico Peidong Yang, che ha condotto lo studio. Dal momento che la tecnica di fabbricazione dietro questo rivoluzionario metodo di cattura della luce è un processo relativamente semplice, basato sulla chimica, crediamo che il nostro approccio possa rappresentare un percorso economicamente sostenibile verso celle solari ad alto rendimento ed a basso costo.
“Le celle solari standard sono realizzate da silicio monocristallino puro molto costoso, e richiedono circa 100 micrometri di spessore per assorbire la maggior parte della luce solare, mentre i nostri nanofili sono fabbricati da film di silicio che sono di solo otto micrometri circa di spessore “, dice. “Inoltre, il nostro approccio dovrebbe in linea di principio permetterci di utilizzare silicio di tipo metallurgico, sporco, piuttosto che i cristalli di silicio ultrapuro ora necessari, il che dovrebbe ridurre ulteriormente i costi.”
Il problema dei costi delle moderne tecnologie solari, e in genere un po’ il nodo da sciogliere di tutte le energie rinnovabili, è fondamentale da risolvere perchè è anche il fattore che impedisce, a tutt’oggi, la diffusione delle energie pulite su vasta scala. Yang ha descritto nei dettagli questa ricerca in un articolo pubblicato sulla rivista Nano Letters.
[Fonte: Sciencedaily]
Idrogeno verde, in Puglia Vendola sigla accordo storico
06/03/2010 9:00
Mentre il governo continua a tastare il terreno per un ritorno all’atomo, dalle regioni arrivano notizie confortanti sull’incremento delle energie rinnovabili. In Puglia, già all’avanguardia nel campo del settore eolico, ma anche nel settore del solare-fotovoltaico, è stato infatti siglato un protocollo d’intesa sulla produzione di idrogeno verde, vale a dire prodotto grazie all’energia di fonti pulite e rinnovabili.
Un accordo storico, così lo ha definito Nichi Vendola, intervenuto all’incontro per la sigla di una collaborazione tra la Regione Puglia e la fondazione “H2u-the Hydrogen University“, con sede a Monopoli (nella foto sopra veduta dall’alto della cittadella universitaria). L’obiettivo di quest’intesa è poter dire, tra un anno, che la Puglia non è solo all’avanguardia nella produzione di energia da fonte rinnovabili, ma riesce altresì ad utilizzare questa stessa energia pulita per produrre idrogeno verde. Così stigmatizza gli intenti del protocollo d’intesa il presidente della fondazione “H2u-the Hydrogen University“, Nicola Conenna, che ha sottolineato, intervendo all’incontro, l’importanza di questo progetto:
E’ un protocollo importante in un momento in cui languono a livello europeo le politiche per la riduzione delle emissioni di Co2. E presto incontreremo i Paesi del Mediterraneo con cui stabilire eventuali partnership.
L’idrogeno verde in Puglia viene prodotto estraendolo dall’acqua grazie all’energia ricavata dagli impianti solari. Vendola, sempre in prima fila a favore delle rinnovabili, si è dichiarato più che soddisfatto di quest’intesa, dichiarando nel suo intervento all’incontro quali sono i fini ultimi dell’accordo:
Noi vogliamo costruire stazioni di distribuzione dell’idrogeno e legarle al trasporto eco-sostenibile, al trasporto urbano con l’idrogeno. E’ una prospettiva sperimentale che si fa in altre parti del mondo come in California. E noi vorremmo essere tra i primi in Europa a giungere a questo appuntamento con la eco-sostenibilità.
E quali sia il potenziale di utilizzo dell’idrogeno verde in Italia lo ha spiegato bene lo stesso Conenna, dati alla mano:
Al momento l’utilizzo dell’idrogeno come carburante sarebbe già possibile in Italia sulle 500.000 autovetture a metano in circolazione. In particolare su quelle immatricolate negli ultimi quattro anni (300.000), perché dotate di una centralina elettronica che ne regola la miscelazione col metano. L’immissione di idrogeno in queste auto, come negli autobus a metano può arrivare fino al 50% della capienza dei serbatoi.
[Fonte: Ansa Eco-Energia]
Il nucleare farebbe bene all?Italia, parola di Patrick Moore, un ex di Greenpeace
06/03/2010 8:00
Il nucleare è buono e fa bene. A dirlo è Patrick Moore. Si, avete capito bene, non è un caso di omonimia. E’ proprio lui, uno dei padri fondatori di Greenpeace, l’associazione ambientalista più famosa al mondo. Le sue dichiarazioni a favore di un ritorno all’atomo hanno sollevato numerose polemiche, soprattutto tra gli ambienti di quella che è ormai, a tutti gli effetti, la sua ex organizzazione. A Greenpeace lo definiscono, infatti, un caso da psicoanalisi, in evidente contrasto con le sue posizioni, l’associazione sta combattendo attivamente per evitare la riconversione dell’Italia all’energia nucleare.
Le dichiarazioni di Moore sono arrivate a margine dei due appuntamenti previsti per la sua tappa romana, uno dei quali si è svolto all’Auditorium dell’Enel. Moore si è dichiarato favorevole alla costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano, come unica soluzione definitiva agli approvvigionamenti energetici.
Citiamo dall’Ansa:
l’energia nucleare ”fondamentale per la riduzione della CO2” e ”importante dal punto di vista ambientale perchè non produce inquinamento causato invece dalle fonti fossili”. Ed anche sul fronte dei costi, spiega, il nucleare è ”l’unica energia che può sostituire la produzione derivante da combustibili fossili su scala mondiale mentre l’eolico e il solare sono troppo costose” anche in rapporto al contributo che sono in grado di dare: l’85% di tutte le energie viene da fonti fossili, il 7% dal nucleare e il 7% dall’idroelettrico ”tutte le altre, rinnovabili comprese insieme fanno l’1%. Per Paesi come l’Italia, che non hanno giacimenti di combustibili fossili, ”l’unica soluzione – dice Moore – per avere disponibilità di energia elettrica è il nucleare”: un’ energia ”pulita e sicura”, e di cui ”non bisogna avere paura”.
E hanno invece paura che le sue dichiarazioni vengano ricondotte all’associazione a Greenpeace, dove si affrettano a precisare che Moore non è affatto il padre fondatore dell’organizzazione ambientalista:
Patrick Moore semina spesso e volentieri informazioni false. Moore non è il fondatore di Greenpeace, anche se ha fatto parte del gruppo di persone che, negli anni Settanta, hanno costruito l’organizzazione per poi allontanarsene nel 1985 a causa di gravi dissensi.
Secondo Greenpeace oggi Moore non è altro che un ambientalista in carriera, finanziato dalle industrie del legname e del nucleare. Voi che ne pensate?
[Fonte: Ansa Ambiente]
Eolico e fotovoltaico: ERG Renew, strategie ed obiettivi
05/03/2010 23:09
Da qui al 2013, a fronte di un piano di investimenti pari a 254 milioni di euro, ERG Renew stima di raggiungere un target pari a circa 429 MW di potenza di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. In accordo con quanto dichiarato dall’Amministratore Delegato della società, Francesco Del Balzo, per il futuro i settori dei servizi idrici e mini-idro vengono ritenuti non strategici, e tra l’altro hanno pesato sul risultato operativo che ERG Renew ha conseguito lo scorso anno.
Per l’anno in corso e per i prossimi, la società punta a consolidare le proprie quote di mercato in Italia, ed espandersi all’estero entrando in nuovi Paesi avvalendosi anche dell’impegno e del supporto fornito dall’azionista di maggioranza. Attualmente, la società può contare su progetti eolici in costruzione per una potenza complessiva cumulata pari a 139 MW; ma si punta entro la fine del piano strategico, ovverosia entro il 2013, ad ottenere l’autorizzazione e la connessa cantierabilità di parchi eolici per altri 40 MW di potenza.
Tra gli obiettivi di ERG Renew c’è anche quello di diversificare con il fotovoltaico il proprio business nelle rinnovabili effettuando un primo investimento nel fotovoltaico tradizionale. Solo per il 2010, la società ha pianificato investimenti per 121 milioni di euro; nel dettaglio, le risorse saranno reperite da ERG Renew sia attraverso il ricorso al credito bancario, sia avvalendosi del supporto della società controllante, ovverosia ERG S.p.A..
Quest’ultima, infatti, in via formale nel gennaio scorso, in accordo con quanto recita una nota emessa da ERG Renew, ha assunto l’impegno a sostenere la società sia per il fabbisogno finanziario, sia per il piano di investimenti programmati fino ad un importo complessivo pari a 169 milioni di euro. Tra gli impianti eolici per i quali è prevista la prossima entrata in esercizio, il parco eolico francese di Plogastel, avente una potenza pari a 9,2 MW, è atteso in esercizio entro il primo semestre di quest’anno, mentre entro il 2010 sarà la volta del parco di Ginestra avente una potenza pari a 40 MW.
I
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