“Chiare, fresche et dolci acque” – dal patrimonio culturale all’uso responsabile di oggi

L’articolo è stato redatto dalle ragazze e dai ragazzi che hanno partecipato al progetto ESC WHAT dei corpi europei di solidarietà a Padova dal 31 agosto all’11 settembre dedicato alla valorizzazione dell’acqua come bene comune.

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La leggenda narra di una Padova “città d’acque” fondata dal mitico Antenore su una doppia ansa del fiume Medoacus. È bene sapere che questa non è solo una leggenda senza fondamento: testimonianze archeologiche risalenti al XII sec. a.C. testimoniano la profonda connessione tra Padova e l’acqua fin dalle sue origini, custodita da due fiumi: il Bacchiglione a sud e il Brenta a nord. Grazie ai suoi fiumi navigabili, Padova divenne famosa come principale snodo commerciale già in epoca romana. Tuttavia, per limitare i danni causati dalle piene, intorno al XIII sec. d.C. furono costruiti i canali Piovego (1209) e Brentella (1314), che portarono alla realizzazione di un unico sistema idrico regolato attraverso il meccanismo delle chiuse “vinciane” (dal loro ideatore, Leonardo Da Vinci) collocate presso le Porte Contarine.

La rete idrica di Padova come la conosciamo oggi è il risultato di un lungo percorso di evoluzione. Insieme allo sviluppo della società, è mutato anche il ruolo dei corsi d’acqua: da rotte di navigazione e veri e propri sistemi di difesa, divennero poi fonti di energia rinnovabile e mete turistiche. Gli alvei dei fiumi, trasformati dall’opera dell’uomo e della natura, furono racchiusi da mura e bastioni posti a protezione della città. I canali del Naviglio Interno furono interrati divenendo le nostre attuali “riviere”. Per non parlare delle prime lampadine accese grazie alla forza dell’acqua presso le Porte Contarine. Sebbene rivesta un significato diverso, oggi il patrimonio idrico è ancora di fondamentale importanza tanto che la sua tutela è affidata allo speciale Magistrato delle Acque. Questo però deve rappresentare l’ultimo baluardo, in quanto sono i singoli cittadini e le istituzioni a lottare in prima linea contro l’avanzare del degrado ambientale.
Proprio per questo un gruppo internazionale di volontari ha aderito al progetto WHAT! (Waterways Heritage Action Together!) patrocinato dal Corpo Europeo di Solidarietà e coordinato dal Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo. Nelle prime settimane di settembre il team ha avuto l’opportunità di approfondire la propria comprensione dell’argomento, prendendo parte ad una serie di attività. Solo per citarne alcune, pensiamo al lavoro di pulizia delle sponde del Piovego in collaborazione con i cittadini volontari dell’associazione Retake di Padova, o ancora, sotto la guida dell’artista Vittorio Riondato, alla creazione di opere artistiche realizzate con materiali riciclati. A queste concrete azioni per la tutela dell’ambiente se ne sono affiancate di più simboliche, come l’incontro con le autorità locali a Palazzo Moroni, e l’opera di sensibilizzazione dei singoli attraverso i principali canali di comunicazione.

In particolare, il focus è sulla crisi di idrica che ha colpito il nord Italia nell’estate ‘22, inevitabilmente aggravata dai cambiamenti climatici. Il problema di siccità ha colpito in particolare il delta del Po, fino a poco tempo fa noto come una delle aree più ricche d’acqua e fertili d’Europa. Tra i fenomeni principali causa di siccità si annoverano, in particolare, la diminuita quantità di precipitazioni, la metà rispetto agli ultimi anni, e l’aumento della temperatura. Precisamente, Agi riporta stime di un deficit idrico del Po ricompreso tra il 45 e il 70%. Quella che ormai è definita come “sete endemica” dai ricercatori dell’Osservatorio ANBI ha delle ripercussioni disastrose per l’agricoltura, che, ad oggi, riporta un danno del 30% dei prodotti agricoli nazionali. In ginocchio, gli agricoltori chiedono il sostegno delle Autorità, che non tardano a rispondere. Dichiarato lo stato di emergenza, la Regione Veneto ha avanzato la richiesta di attingere acqua dal bacino del fiume Adige. Le forti tensioni con le istituzioni della Regione dell’Alto Adige, anch’esse alle prese con la gestione del problema, sono state inevitabili. Addirittura, secondo le previsioni del fornitore energetico Alperia, se l’Alto Adige dovesse condividere l’acqua con il Veneto, il bacino si svuoterebbe in 20 giorni. Tuttavia, questo non è l’unico problema che affligge i nostri fiumi. I letti vuoti si stanno già riempiendo di acqua salmastra per chilometri, rendendo il terreno fertile incoltivabile. Ancora una volta, si teme per il settore agricolo, che quantifica una diminuzione del raccolto del grano pari al 30-40% (Cia).

Senza contare che più del 70% dell’acqua si perde a causa delle infrastrutture danneggiate, afferma il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Secondo Curcio, questo dovrebbe essere un motivo sufficiente per cambiare qualcosa nell’infrastruttura. Infine, un altro fattore di grande preoccupazione è l’inquinamento delle acque e la violazione delle direttive europee in materia di trattamento delle acque reflue. Sul tema, il consiglio nazionale dei geologi lancia l’allarme constatando che il 40% dei fiumi e laghi italiani risulta fortemente inquinato. È impossibile ignorare la sofferenza dell’intero ecosistema, resa ancora più evidente dell’aumento della mortalità dei pesci.

Per far fronte ai problemi enunciati, il Comune di Padova ha chiesto un grande sforzo ai suoi cittadini sollecitando un uso più responsabile dell’acqua. L’ordinanza del sindaco verte proprio su questo: razionamento e divieto di sprechi, di limitarsi alla coltivazione degli orti con acque sotterranee, di utilizzare la propria acqua in casa solo ad uso alimentare, per l’igiene personale e la pulizia della casa. Chiuse anche le fontane nelle piazze e nei parchi.

I singoli cittadini, italiani ed europei, possono fare qualcosa e lo stesso coinvolgimento nel progetto WHAT!, parte di un quadro di azione più ampio e capillare, ne è la dimostrazione. Quanto appreso da questo ci ha permesso di capire l’importanza di spargere la voce, ed anche come agire e come, a volte, la creatività e pensare fuori dagli schemi siano la chiave di lettura che ci proietta nella dimensione ecosostenibile. Chiunque può fare la propria parte nella tutela del patrimonio idrico attraverso piccoli gesti, ogni giorno. Sono azioni a costo zero che possono essere messi in pratica fin da subito: potremmo iniziare dal ridurre il nostro consumo di acqua facendo una doccia veloce invece di un bagno completo, chiudendo l’acqua mentre ci laviamo i denti e ci radiamo, lavando frutta e verdura nella ciotola invece di lavarle sotto il rubinetto, e tenere una bottiglia di acqua potabile in frigorifero invece di tenere l’acqua del rubinetto in funzione per raffreddarla. Le abitudini sono difficili da cambiare, in questo l’educazione ambientale svolge un ruolo fondamentale. L’istruzione e una maggiore consapevolezza dell’importanza della tutela dell’acqua possono aiutare collettivamente a prevenire l’aggravarsi del problema. Anche il riutilizzo dell’acqua usata è un altro modo per consumare con lungimiranza.
Quando si tratta di soluzioni a lungo termine e su larga scala, è necessario il coinvolgimento del governo. I governi hanno grandi responsabilità, soprattutto in agricoltura, poiché il 70% del consumo idrico deriva da questo settore. Portare l’innovazione tecnologica nell’industria rurale porterebbe a un uso più efficiente dell’acqua. Inoltre, occorre prestare attenzione all’uso dei prodotti chimici in agricoltura. Attualmente vengono utilizzate quantità eccessive di fertilizzanti chimici e pesticidi per massimizzare i raccolti portando a un grave inquinamento del suolo e delle acque sotterranee. L’inevitabile conseguenza è ancora quella della scarsità d’acqua. L’implementazione di tecnologie per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana e per facilitarne il riciclo per vari scopi può portare benefici non solo ambientali, ma anche economici a individui e organizzazioni. Da ultimo, gli efficienti sistemi fognari e le infrastrutture di distribuzione dell’acqua svolgono un ruolo importante quando si tratta di risparmiare acqua. Per questi motivi è fondamentale il sostegno istituzionale alle iniziative di tutela delle acque e alle organizzazioni che operano in questo settore.
In conclusione, la connessione con l’acqua è letteralmente vitale per Padova e i suoi cittadini, per questo riteniamo che prendere parte del processo di innovazione ecosostenibile in qualità di singolo e con il sostegno delle istituzioni sia il modo migliore per diffondere consapevolezza e affrontare la crisi idrica, che – non dobbiamo dimenticare – già ci aspetta alle porte dell’estate 2023.

“CHIARE FRESCHE ET DOLCI ACQUE”
FROM CULTURAL HERITAGE TO RESPONSIBLE USE TODAY

Legend tells of Padua “città d’acque” founded by the mythical Antenor on a double bend of the Medoacus River. But this is not just an unfounded story: archaeological evidence dating back to the XII cent. BC testify to the close connection between Padua and water, guarded by two rivers: Bacchiglione in the south and Brenta in the north. In fact, already in Roman times, Padua became famous as the main trading center due to its navigable rivers. However, to limit the damage caused by floods, Piovego and Brentella canals were built (XIII cent. AC) creating a single water system regulated through the mechanism of the “vinciane” locks (after Leonardo Da Vinci) at Contarine Doors.

Padua’s water network, as we know it today, is the result of a long development process. Along with society’s evolution, the role of waterways has changed: from navigational routes and defense system, it changed into a renewable energy source and a tourist destination. Riverbeds, transformed both by man and nature, were enclosed by walls and bastions placed to defend the city. The inland canals were backfield to become our current so-called “riviere”. Not to mention, the first light bulbs were turned on due to the water’s force in Contarine Doors. Though it has a different meaning nowadays, water heritage is still crucial, so its protection is entrusted to the special Magistrato delle Acque, last stronghold against environmental decay, encouraging citizens and institutions take action even before.

For that very reason an international group of volunteers joined Project WHAT! (Waterways Heritage Action Together!) by European Solidarity Corps and Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo. In September, the team had the opportunity to deepen its understanding on the topic and took part in a several activities. To name a few: under the guidance of wise Vittorio Riondato, volunteers learnt how to think artistically when it came to recycling, they took part in riverbank cleanup activities of Retake Padua association, they met authorities and local organizations and raised water protection awareness of individuals through main communication channels.

Especially, they focused on the drought crisis which stroke northern Italy in summer 2022 inevitably compounded by climate change. In particular, the problem of drought has particularly affected the Po delta, until recently known as one of the richest and most fertile areas in Europe. The main causes of drought include the decreased amount of rainfall, a half as much as in past years, and the rising temperature. AGI (Italian Journalistic Agency) estimated a Po River water deficit of 45 to 70%. What is now defined as “endemic thirst” by ANBI Observatory has disastrous drawbacks on agriculture, which, to date, reports damage to 30% of Italian agricultural products. On bended knee, the farmers ask for the support of the Authorities. Once declared the emergency state, Veneto Region requested to draw water from the Adige River reservoir. Strong tensions with the institutions of the Alto Adige Region, also struggling with the management of the problem, were inevitable. Indeed, according to energy supplier Alperia, if South Tyrol were to share water with the Veneto, the basin would empty in 20 days. However, this is not the only problem facing our rivers. Empty riverbeds are already filling up with brackish water for miles, making the fertile soil untenable. Currently, there is a threat of crop failure of about 30-40% (Cia – Italian Agriculture Confederation). Not to mention that more than 70% of water is lost due to broken pipes, head of the Civil Defense, Fabrizio Curcio, says. According to Curcio, this should be reason enough to change something in the infrastructure. Finally, an othe concerting factor is water pollution: up to 40% of Italy’s rivers are heavily polluted due to disregard for European directives and legal measures regarding wastewater treatment – National council of geologists warns. It is impossible to ignore the suffering of the entire ecosystem, made even more evident by the increase in fish mortality.

In Padua, Municipality required its citizens to make a huge effort, urging a more responsible use of water. The mayor’s ordinance focuses precisely on this: water rationing and prohibition of waste, restricting water use to personal hygiene, house cleaning and food supply. Cultivation of gardens is possible with groundwater only. Fountains in the squares and parks are closed.

Individual citizens, Italians and Europeans, can do something and the very involvement in the WHAT! Project is proof of a broader and capillary frame of action. As volunteers, we understood the importance of spreading the word, how to take action and how, at times, being creative is the key to develop an eco-sustainability. In fact, anyone can play their part in protecting the water heritage through small actions, every day. Some of them are short-term and zero-cost solutions and can be put into practice right away: we could start from reducing our water consumption by taking a quick shower instead of a full bath, turning off the water while brushing teeth and shaving, washing vegetables and fruits in bowl instead of washing them under the faucet, and keeping a bottle of drinking water in the refrigerator instead of keeping tap water running to cool it for drinking. Habits are difficult to change, but environmental education can help. Education and increasing awareness about the importance of water protection can help collectively prevent worsening the problem. Furthermore, water reuse is another way to consume water wisely.

When it comes to long-run and large-scale solutions, Governments involvement is necessary. Governments should increase water protection policies, especially within agriculture, bringing about 70% of total water consumption. Bringing technological innovation to the rural industry, would lead to more efficient use of water. Moreover, attention must be paid to excessive number of chemical fertilizers and pesticides used to maximize yields, as they lead to serious soil and groundwater pollution. Once again water scarcity is the result. Implementing technologies to collect rainwater and its recycle can bring not only environmental, but also economic benefits to individuals and organizations. Lastly, efficient sewage system and water distribution infrastructure play a major role when it comes to save water. For these reasons institutional support to water protection initiatives and organizations working in this area is fundamental.

To conclude, water connection is literally vital for Padua and its citizens, for this reason becoming part of the eco-friendly innovation process as individuals and institutions is a good way to spread awareness and deal with the drought crisis, which – we must not forget – is already waiting for us at the gates of summer 2023.

(CSV di Padova)