Botta e risposta Codacons-Berti su ‘pubblicità occulta’


La cantante: “Sorrido con un po’ di amarezza”. Il suo staff: ”Caso mediatico per una sola omissione dovuta alla ridotta capacità numerica dei caratteri di Twitter”
Roma, 17 ago. Botta e risposta tra il Codacons e Orietta Berti. L’Associazione, attraverso una nota, risponde allo staff della cantante che ieri, con l’Adnkronos, aveva controreplicato al Codacons che la accusava di fare ”pubblicità verosimilmente occulta o indiretta che si viene a concretizzare mediante la pubblicazione di un post su twitter, da parte della nota cantante e presentatrice Orietta Berti”. Il Codacons aveva anche reso noto che, assiema all’l’Osservatorio permanente per la pubblicità istituito dall’Associazione, ha inviato una istanza ad Agcm, Agcom, Agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza per segnalare l’accaduto. ”Non capiamo il motivo di questo ennesimo attacco contro chi lavora – aveva risposto il Manager della cantante Pasquale Mammaro attraverso l’Adnkronos – Orietta ha un regolare contratto con Eurospin”.
Ma il Codacons non ci sta e anche oggi, attraverso un’altra nota diffusa, replica allo staff della Berti: ”In relazione alla segnalazione dell’Associazione, riguardante contenuti diffusi sui social network in cui la stessa Orietta Berti esibisce le nuove ‘capsule’ di un noto marchio di supermercati mostrandole, enfatizzandone la qualità e dichiarando espressamente di consigliarne l’acquisto, ma omettendo di usare le diciture necessarie per identificare le pratiche pubblicitarie, (lo staff della Berti, ndr) ha inspiegabilmente parlato di ‘attacco contro chi lavora’ e di necessità per il Codacons di ‘informarsi meglio”’.
”Evidentemente, nella segnalazione dell’Associazione ad Agcm, Agcom, Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza – si legge nella nota – non c’è alcuna traccia di attacchi contro chi lavora, come confusamente si è tentato di sostenere: si tratta invece soltanto di rispettare le norme e le regole che disciplinano la pubblicità online, a cui anche Orietta Berti, come tutti i professionisti, è sottoposta. E riguardo la proposta di ‘informarsi meglio’, l’Associazione la rende al mittente, con il consiglio di ‘informarsi meglio’ in materia di pubblicità online: materia in cui, come conferma la stessa risposta ricevuta, l’impreparazione è purtroppo molto diffusa. Nel merito delle contestazioni avanzate dallo staff della Berti si riferisce di un ‘regolare contratto’ con l’azienda coinvolta – scrive ancora il Codacons – ci spiace far presente però che, al contrario di quanto sostenuto, l’esistenza di un regolare contratto tra la Berti ed una società rappresenta proprio il presupposto che fonda obblighi informativi specifici a carico del professionista. Non si tratta quindi di un elemento che ‘solleva’ il professionista dall’obbligo di informare il pubblico riguardo la natura commerciale della collaborazione: è vero esattamente l’opposto. I professionisti, infatti, sono sempre soggetti a un obbligo informativo nei confronti del consumatore: devono, in ogni circostanza, renderlo edotto dei rapporti intrattenuti con aziende e società, mettendolo a conoscenza riguardo la loro natura commerciale. Tale obbligo investe ogni piattaforma di veicolazione pubblicitaria, ivi compreso il web”.
”Per così poco non mi sarei mai sognata di aprire un caso mediatico, considerando che una sola delle tre pubblicazioni ha omesso la dicitura di legge. Sorrido, con un po’ di amarezza e invito il Codacons a seguirmi non solo su Twitter ma anche sugli altri canali”, replica ancora la Berti all’Adnkronos, rispondendo nuovamente alle accuse del Codacons. ”La Berti – chiarisce il suo manager Pasquale Mammaro – che, effettivamente ha stretto una regolare partnership con Eurospin ha promosso sui suoi social (Instagram, Facebook e Twitter) il lancio di una nuova linea di abbigliamento firmata Eurospin. Il video originale postato su Instagram, ripreso poi su Facebook – continua il manager – riportava, nel rispetto delle normative, tutte le diciture che di norma regolano gli annunci pubblicitari (l’hashtag Adv), obbligatori per i post che prevedono una sponsorizzazione da parte dell’azienda committente. Lo stesso post è stato rilanciato anche sul canale ufficiale di Twitter, ma nel rilancio, la ridotta capacità numerica dei caratteri disponibili ha involontariamente omesso la dicitura di legge, creando conseguentemente il caso della ‘pubblicità occulta”’. Insomma tanto rumore per nulla.
(di Alisa Toaff)

(Adnkronos)