ALL’ASSEMBLEA COLDIRETTI L’AGENDA IN 5 PUNTI PER IL PROSSIMO GOVERNO

Danni nelle campagne per sei miliardi per la siccità e la prospettiva di autunno difficile. La Coldiretti non ha però nessuna intenzione si guardare la campagna elettorale. Con la visione strategica che la contraddistingue, la maggiore organizzazione agricola europea ha messo a punto un’Agenda snella e incisiva. Cinque punti per gettare le basi di un’azione di sostegno e rilancio dell’agroalimentare made in Italy. Un documento su cui hanno fatto quadrato i partiti politici impegnati nella campagna elettorale.

In occasione dell’assemblea nazionale che si è svolta il 28 luglio alla presenza del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, e del segretario generale, Vincenzo Gesmundo, sono state ampiamente condivise tutte le proposte del documento. Nessun distinguo da parte dei leader di partito intervenuti, Enrico Letta, Pd, Antonio Tajani, Forza Italia, Francesco Lollobrigida Fratelli d’Italia, Giuseppe Conte, M5S, Carlo Calenda, Azione, Luigi Di Maio, Insieme per il Futuro, Matteo Salvini, Lega e , Stefano Patuanelli ministro delle Politiche agricole.

Prandini ha messo sul tavolo una serie di interventi finalizzati al rilancio del settore, a garantire la redditualità delle imprese e a centrare entro dieci anni l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare in gran parte delle filiere.

La Coldiretti da parte sua sta puntando molto sui servizi con Bonifiche Ferraresi e Consorzi agrari d’Italia per  aiutare le imprese a impegnarsi sempre di più nella trasformazione e commercializzazione per guadagnare così quote di valore. Un obiettivo prioritario per Coldiretti è di garantire redditualità in tutte le fasi della filiera. Uno dei temi resi particolarmente caldi, con la siccità che ha messo in ginocchio l’Italia, è quello dei bacini di accumulo.

“Oggi – ha detto il presidente- tutti ne parlano, ma se ci avessero ascoltato quando abbiamo lanciato il progetto oggi avremmo limitato i danni che hanno raggiunto 6 miliardi e non saremmo stati costretti ad abbattere le vacche perché non sappiamo come nutrirle e anche i consumatori soffrirebbero di meno”. Di emergenza si muore – ha aggiunto – e chi mai risarcirà gli agricoltori dei 6 miliardi di danni: oggi sono stati stanziati 37 milioni che servono per  consegnare l’acqua con le autobotti, ma non vanno all’agricoltura. Per questo è strategico investire sugli invasi. Proprio in considerazione della criticità che sta attraversando il Paese, tra guerra, caro costi e fenomeni climatici estremi, Prandini ha sollecitato a lavorare come se la crisi di Governo non ci fosse perché un rinvio degli interventi rappresenterebbe una perdita economica per le imprese.

Ha rivendicato anche alcuni risultati messi a segno dalla Coldiretti come quello sulla cisgenetica:” senza il nostro impegno non ci sarebbe stata l’apertura della Commissione europea. E’ importante intervenire sulle piante, penso all’ortofrutta perché non abbiamo scelta – ha sottolineato – o assistiamo a una riduzione della capacità produttiva o investiamo in innovazioni, il Paese che non investe in ricerca e formazione è destinato a morire”. Un altro tema in primo piano è l’etichettatura con l’indicazione d’origine.

”Nella Ue – ha incalzato Prandini – si discute di Nutriscore, ma nessuno parla dell’etichetta che deve garantire trasparenza ai consumatori”. Ha ribadito la scelta decisa verso “l’internazionalizzazione esasperata” perché il vero Made in Italy deve essere presente nel mondo in tutte le catene distributive e recuperare così i 100 miliardi realizzati dall’italian sounding. La Coldiretti la sua parte la sta facendo con la presenza operativa in tutte le principali fiere mondiali, da Berlino a New York. Ha poi invitato a considerare la questione del valore del cibo” dobbiamo imparare da quello che hanno fatto i francesi con il vino. E’ importante produrre, ma anche guardare al valore a cui vengono venduti i prodotti perché è vitale assicurare la remunerazione”.

Le energie rinnovabili restano una priorità , ma bisogna adeguare gli incentivi agli agricoltori che le producono perché non è possibile che mentre tutto è aumentato gli incentivi non si possano rettificare. Per il momento va bene coprire il fabbisogno delle aziende, ma Coldiretti intende superare il limite dell’autoconsumo e ritiene che una volta ottenuto il via libera da Bruxelles nei prossimi bandi si potrà produrre anche per vendere. Su un altro aspetto Prandini ha voluto precisare: per quanto riguarda il reddito la produzione di energia rinnovabile deve essere considerata attività agricola.

E infine il lavoro. Va bene parlare di bonus e incentivi, ma per l’agricoltura è fondamentale la defiscalizzazione del costo del lavoro. “Da parte nostra un impegno: lo gireremo al 100% ai nostri collaboratori che lavorano nelle nostre aziende per aumentare così la disponibilità di spesa”. E sempre sull’occupazione Prandini ha chiesto uno strumento per l’assunzione di stagionali. C’è un ritardo sul decreto flussi e si stanno registrando difficoltà nel reperimento della manodopera “ma non possiamo permetterci di lasciare il prodotto in campo perché non abbiamo disponibilità di lavoratori”.

La proposta di Coldiretti è di un sistema sul modello dei voucher che tenga conto delle considerazioni e perplessità espresse dai sindacati. Ma senza incidere sulla semplificazione degli adempimenti. E infine attenzione all’attuazione delle misure del Pnrr, la chiave per la sovranità alimentare, energetica e logistica. “Siamo Coldiretti – ha concluso Prandini – e l’unico paracaduto che vediamo è l’agroalimentare anche per evitare tensioni sociali”.

(Coldiretti Padova)