ORA TUTTI PARLANO DI SICCITÀ: MA QUAL È LA REALTÀ DEL NOSTRO TERRITORIO?

Sarebbe oggi il primo giorno d’estate, ma lo scenario nei nostri campi è paragonabile a situazioni che in passato si vedevano solo ad agosto. Il nostro settore non sta attraversando un periodo semplice, a causa della situazione geopolitica e la conseguente speculazione sui prezzi delle materie prime; a questo si aggiunge lo stato di siccità che mette a dura prova il sistema irriguo e di conseguenza il nostro lavoro e la sopravvivenza di alcune colture. La situazione riguarda entrambi i fiumi che attraversano la nostra provincia perché la scarsità di pioggia, la tendenza al surriscaldamento e lo sfasamento stagionale stanno cambiando il volto del nostro territorio.

In particolare, la siccità è un fenomeno che stiamo vivendo già dall’inverno e che si è protratto in primavera; Coldiretti da tempo segnala alle istituzioni che non è più possibile affrontare il cambiamento climatico solo in via emergenziale e, che, in particolare, la scarsità dell’acqua mette a rischio diverse colture in un momento in cui sarebbe, invece, necessario garantire la piena produzione a fronte del conflitto in Ucraina.

A fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, Coldiretti chiede che venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza.

Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Raccogliamo solo l’11% dell’acqua piovana e potremmo arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno. Il presidente nazionale Ettore Prandini ha scritto al presidente del Consiglio Mario Draghi chiedendo che, a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico.

Parallelamente, anche il Governatore del Veneto Luca Zaia ha sottolineato che in data 21 aprile aveva inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Mario Draghi e al Capodipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, nella quale richiedeva di valutare la dichiarazione dello “Stato di emergenza” finalizzata ad ogni opportuna azione che possa definire le modalità di gestione sovraregionale della crisi idrica. Contemporaneamente, nel documento richiedeva un adeguato sostegno economico al fine di assicurare l’attuazione degli interventi urgentemente necessari per garantire la pubblica incolumità, il ripristino dei danni subiti dal patrimonio sia pubblico sia privato e le normali condizioni di vita della popolazione.

Sulla scorta dei dati forniti dai Consorzi di Bonifica del Polesine la situazione è quella che segue.

Il 20 giugno la portata del Po a Pontelagoscuro ha raggiunto i 179 mc/s contro la portata media annua di 1550 mc/s, contro la portata di magra di 600 mc/s e contro il limite di crisi di 450 mc/s. In questa situazione le derivazioni dal fiume del Consorzio Adige Po stanno continuando alla centrale di Calto, ma i livelli del fiume sono talmente bassi che se le portate continuano a diminuire come negli ultimi 10 giorni le pompe non potranno più derivare acqua. Infatti negli ultimi 10 giorni siamo passati dai 400 ai 179 mc/s raggiungendo purtroppo il record negativo del 2006. Per tamponare le conseguenze di ciò i tecnici del consorzio stanno provvedendo alla installazione di pompe aggiuntive per il prelievo di acqua dal collettore Padano Polesano fintanto che ci sarà risorsa da monte per alimentare questo corso d’acqua

Nel Delta del Po i rami del fiume sono completamente salati fino a Ponte Molo. Si sta seguendo con molta attenzione l’andamento della risalita del cuneo salino in base alle maree riuscendo a derivare acqua dolce solo per pochissime ore in corrispondenza della bassa marea. Si sta provvedendo ad installare pompe di travaso dai canali di scolo meno salati alle canalette irrigue che non possono essere alimentate dal fiume. Purtroppo Le Isole di Donzella, Camerini, Ca’ Venier e Pila da giorni non riescono ad essere alimentate di acqua dolce così come tutta la parte meridionale dell’Isola di Ariano per cui si ricorre ai travasi da una parte all’altra finchè ci sarà acqua nei canali.  La barriere antisale realizzate sul Po di Gnocca e sul Po di Venezia tra gli anni 80 e i primi anni 90 con queste portate diventano inefficienti in quanto furono progettate 40 anni fa quando era reputato impossibile raggiungere portate così basse nel fiume.

È notizia di questi giorni che l’Autorità distrettuale del Fiume Po ha inoltrato al Ministero della Transizione Ecologica, al ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile ed alla Regione del Veneto la proposta del Consorzio per la realizzazione di una unica e innovativa barriera antisale alla foce del Po di Pila che potrebbe risolvere definitivamente le problematiche connesse alla risalita del cuneo salino.

Per quanto riguarda l’Adige il livello del fiume è sceso in 10 giorni di 126 centimetri alla stazione di misura di Boara Pisani toccando il livello -3.92. Se scenderà di ulteriori 40 cm molte pompe non potranno più derivare acqua a causa dei livelli troppo bassi. Alla centrale della Bova a Badia Polesine per fortuna si continua a derivare la portata consentita dalla concessione alimentando in tal modo l’Adigetto per tutti i suoi 70 chilometri di percorso. Per il Delta l’Adige è interessato alla risalita del cuneo salino che procede verso monte man mano che la portata dell’Adige diminuisce.

In ogni modo, entrambi i Consorzi stanno garantendo acqua dolce per l’irrigazione fintanto che la risorsa sarà disponibile nella rete di scolo.

Il ‘clima’ è decisamente mutato: mette a rischio i normali cicli colturali, modifica i calendari delle raccolte e decimala disponibilità di prodotti che normalmente erano presenti nei mercati. Questo ‘quadro’ che non è e non sarà sicuramente legato solamente all’annata 2022 ci costringerà, in qualche modo, a dover rivedere le scelte aziendali e già dal prossimo futuro a scegliere specie più resistenti e più adatte al clima del nostro territorio.

(Coldiretti Padova)