PRANDINI: “DIFENDEREMO L’AGRICOLTURA ITALIANA DA OGNI ATTACCO”

Ripartire dal territorio per affrontare le sfide del mercato globale. A iniziare dall’internazionalizzazione. Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in occasione del Consiglio nazionale che si è tenuto l’8 giugno e che è stato aperto dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, ha illustrato le linee guida della strategia dell’Organizzazione.

Il presidente ha sottolineato la partecipazione di Coldiretti e Filiera Italia al Summer Fancy Food 2002 a New York che è la più importante fiera mondiale dell’agroalimentare: “siamo gli unici a portare il modello agricolo italiano”. Un modello che Coldiretti è pronta a difendere dall’attacco frontale che arriva dalle multinazionali che stanno realizzando latte finto e sono in attesa dell’autorizzazione della Ue per produrre in laboratorio anche yogurt, latticini e formaggi.

L’Italia che fonda i suoi successi sulla distintività rischia più di tutti. “Dobbiamo dunque creare una rete – ha spiegato il presidente – partendo dall’Europa e che coinvolga il resto del mondo per mettere in campo una controinformazione sui rischi dei cibi sintetici. Lo faremo a New York. Il rischio infatti è che dopo le comunicazioni e la farmaceutica sarà il cibo a finire nelle mire delle multinazionali. L’indisponibilità di prodotto poi, in questa fase, favorisce meccanismi devastanti”.

Una partita pericolosa che mette a rischio le migliori eccellenze del Made in Italia. La Coldiretti è pronta a combattere per arginare la deriva e ha titolo per farlo, perché la politica portata avanti finora, improntata sulla valorizzazione della cultura dei territori e sul rapporto con i consumatori, è ormai diventata un comune sentire. Così come la difesa dei prodotti di nicchia: su scala mondiale – ha sottolineato Prandini – non possiamo competere sulla quantità, ma possiamo raggiungere un ottimo posizionamento sui mercati globali per quanto riguarda il valore economico e la qualità. L’export ha raggiunto nel 2021 quota 52 miliardi e anche nei primi mesi di quest’anno si registra una crescita del 20%.

Ma si può fare di più. “Dobbiamo oggi, in un momento critico, delineare la traiettoria per i prossimi anni. Il cibo è un elemento centrale per tutti i Paesi più avveduti e per questo – ha spiegato Prandini – stiamo rappresentando a tutti i ministri quello che l’Italia deve fare. Ci dobbiamo strutturare per dare risposte di medio lungo termine. E bisogna partire dai problemi strutturali. “Ne abbiamo parlato ben prima che scoppiasse la pandemia, così come avevano parlato di Africa incassando pure qualche critica. Stesso discorso sui bacini di accumulo che vanno affrontati in un’ottica ampia che coinvolge industrie, imprese, società con ricadute sull’idroelettrico e altre forme di produzione energetica che non possono essere realizzate senza acqua. Abbiamo dimostrato lungimiranza perché siamo convinti che o i segnali si leggono prima oppure ci ritroviamo ad arrivare dopo gli altri e siamo costretti ad accontentarci.

Per questo continuiamo a spingere sul Governo da cui in occasione degli ultimi incontri con i ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli abbiamo ottenuto importanti impegni”.

In particolare su alcune emergenze che l’agricoltura sta affrontando, dalla peste dei cinghiali alla fauna selvatica, dalla siccità alla carenza di fertilizzanti fino alla necessità di una decisa accelerazione nella produzione di biogas e biometano agricolo e nella produzione di energia da impianti fotovoltaici. I danni provocati dalla fauna selvatica hanno favorito lo spopolamento soprattutto delle aree interne.

Ora si possono recuperare i 200mila ettari destinati al set aside su cui la Ue ha dato la possibilità coltivare, ma di ettari l’agricoltura italiana ne ha persi 800mila. Per far fronte alla crisi energetica – ha continuato Prandini – abbiamo chiesto inoltre l’immediata applicazione delle misure di supporto alla produzione di biometano previste nel Pnrr, l’adozione del decreto di revisione degli incentivi modificandoli in base all’andamento di mercato (c.d. FER2) previsto dal Decreto legislativo 199/2021 di recepimento della direttiva sulle fonti rinnovabili.

E’ importante prorogare gli incentivi per gli impianti esistenti, dando una stabilità di lungo periodo alla gestione degli investimenti per la produzione di energia elettrica e termica in impianti che non siano nelle condizioni, tecnologiche e di distanza dalla rete, di convertire la produzione a biometano. Coldiretti ha anche chiesto ai ministri l’adozione del bando Mipaaf su parco agrisolare con l’immediata apertura delle domande. E ancora indennizzi alle imprese agricole per i danni subiti a causa della siccità e interventi infrastrutturali di medio-lungo periodo per aumentare la capacità di accumulo dell’acqua e della successiva ottimizzazione nella gestione. La Coldiretti ha già ottenuto l’equiparazione del digestato ai fertilizzanti, ma ora ha sollecitato l’emanazione del decreto attuativo tenendo conto delle effettive esigenze del settore agricolo per consentire la sostituzione dei fertilizzanti chimici.

Sul fronte interno Prandini ha detto che dopo due anni segnati dal Covid bisogna riavviare il dialogo diretto con i soci per renderli partecipi dello sforzo che si sta portando avanti a livello nazionale sul Pnrr, ma anche sui futuri piani dello Sviluppo rurale.

(Coldiretti Veneto)