Cinghiali, allarme peste suina anche nel padovano dopo il focolaio in Lazio

E’ allarme tra gli allevatori suinicoli padovani per il caso di peste suina riscontrato a Roma, su alcuni cinghiali. Dopo i focolai di Piemonte e Liguria, geograficamente distanti dal Lazio, il pericolo del contagio per i suini scatta anche per il Veneto, quarta regione produttiva con la quota del 6,8% del totale nazionale, e per la nostra provincia, dove si contano oltre 320 allevamenti professionali e altri 1.500 allevamenti domestici, per una produzione di oltre 24 mila tonnellate l’anno di carne, destinata per la maggior parte alle denominazioni di origine protetta.

“Il proliferare della presenza di cinghiali che dalle campagne arrivano fino in città – ricorda Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – è ormai sotto gli occhi di tutti come i danni economici provocati alle aziende agricole e i numerosi incidenti che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini. Serve responsabilità delle Istituzioni per un intervento immediato al contenimento e l’avvio di un piano di monitoraggio ed emergenza”. La Peste Suina Africana (PSA) – sottolinea la Coldiretti – può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani e nessun problema riguarda la carne.

“Abbiamo più volte evidenziato – aggiunge Bressan – il rischio della diffusione della Peste Suina Africana attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione numerica attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 con l’articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette, come appunto i nostri Colli Euganei. Finora è mancata l’azione di prevenzione, come abbiamo ripetutamente denunciato più volte nelle sedi istituzionali e con manifestazioni di piazza, di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali in tutto il Veneto e in particolare sui Colli Euganei dove si contano migliaia di esemplari. Anche in questi giorni stiamo raccogliendo segnalazioni di raccolti distrutti anche nella zona pedecollinare, interi campi di mais “arati” dai cinghiali che scavano solchi profondi per mangiare le piante.

Con una popolazione così numerosa di cinghiali che insiste su un territorio circoscritto come quello dell’area collinare e pedecollinare, oltre ad altre zone in provincia – continua Bressan – aumenta il fattore di rischio di diffusione di una malattia che può portare a pensati perdite negli allevamenti suini. Un motivo in più per proseguire sull’azione di contenimento dei cinghiali in tutta la provincia, nell’area Parco Colli Euganei come nelle altre zone, a partire dalla Bassa Padovana fra Ospedaletto, Este e Granze. I nostri allevamenti applicano rigidi protocolli di biosicurezza e sorveglianza sanitaria ma è necessario mettere in campo tutte le azioni di prevenzione e controllo, altrimenti l’impatto potrebbe essere particolarmente devastante”. Ad oggi i casi individuati di positività riguardano solo cinghiali e nessun maiale –  conclude la Coldiretti – è stato contagiato in Italia dalla Peste Suina Africana.

(Coldiretti Veneto)