Il direttore del teatro-circo Elysium di Kiev: “Noi in scena per dimostrare la forza del popolo ucraino’


Aleksander Sacharov: “Siamo rimasti tutti colpiti dal coraggio del presidente Zelensky e dalla resistenza, saranno da ricostruire non solo le città ma anche gli animi”
Roma, 1 apr. “Continuiamo a esibirci, con ancora più forza d’animo, pensando alla nostra Patria e al nostro popolo in guerra. Andare in scena ci dà la forza e il coraggio per continuare, i momenti più brutti e bui sono quelli in cui non lavoriamo e allora la mente e il pensiero vanno inevitabilmente a quanto sta accadendo in Ucraina e nella nostra Kiev, alle scene e alle voci che vediamo e ascoltiamo in tv”. E’ quanto confessa Aleksander Sacharov, direttore esecutivo della compagnia del Circus-Theatre Elysium di Kiev – raggiunto dall’AdnKronos a Parma, tappa della tournée partita agli inizi di febbraio dal teatro Brancaccio di Roma – quando ancora in Ucraina non c’era la guerra – e che li porterà per tre giorni dal 8 al 10 aprile al teatro degli Arcimboldi di Milano e poi in Svizzera a fine maggio, per lo spettacolo ‘Alice in Wonderland’.
Sacharov, 35 anni, sposato e padre di una bambina, è riuscito a ricongiungersi con la moglie e con la figlia, arrivate in Italia appena una decina di giorni fa, passando in auto dall’Ucraina alla Polonia e da lì in Germania e poi in volo da Dresda a Milano. “Io con mia moglie e mia figlia stiamo ora in un paese nei pressi di Milano”. Tutti gli altri componenti della compagnia, formata nel 2015 e composta da una trentina di elementi, una metà dei quali uomini, in età compresa fra i 20 e i 32 anni, “sono in Emilia, la prima regione che si è attivata per ospitare i rifugiati ucraini. Abbiamo subito capito – racconta – che la situazione stava precipitando, ancor prima dell’invasione russa, soprattutto attraverso le testimonianze dirette di parenti e amici al telefono e sui social”.
Sottolinea Aleksander Sacharov: “Vogliamo far vedere al mondo chi siamo noi ucraini, di quale arte e di quale cultura siamo portatori all’interno dell’Europa, nostra patria comune. Ma esibirci nei teatri qui in Italia, ci consente anche di poter destinare l’incasso alla raccolta di denaro da poter inviare in Ucraina a sostegno del popolo, per solidarietà; forse qualcuno di noi avrebbe anche preferito andare a combattere, ma obiettivamente siamo più utili così. E l’applauso che riceviamo nei teatri italiani, la standing ovation al momento finale in cui sventoliamo la nostra bandiera nazionale gialla e blu è davvero commovente e ci rafforza. Sentiamo che gli italiani e l’Italia sono solidali con noi, con il nostro popolo, con il nostro Paese”.
Ma quale soluzione intravede per il suo Paese? “Sono sincero: non ne ho la più pallida idea – ammette il direttore del Circus Theatre Elysium di Kiev – Posso solo augurarmi che questa guerra finisca prima possibile e si possa cominciare finalmente a ricostruire quanto è stato distrutto; e non mi riferisco solo alle case, alle strade, ai ponti ma anche al tessuto sociale e agli stati d’animo delle persone. Siamo tutti disgustati da questo conflitto, che non è colpa o responsabilità del popolo russo. Ma siamo tutti rimasti molto colpiti dall’atteggiamento e dal coraggio del presidente Zelenski, dal suo rifiuto di lasciare il Paese e di mettersi in salvo ma di restare lì; e dalla resistenza che tutto il popolo ucraino, ciascuno per la sua parte, sta mettendo in campo. Sono davvero orgoglioso, tristemente orgoglioso, per questa prova”.
(di Enzo Bonaiuto)

(Adnkronos)