Vendola debutta in teatro: “Anche questa è politica”


Il fondatore di Sinistra, Ecologia e Libertà al Piccinni di Bari con “Quanto resta della notte”
Bari, 27 feb. “Ciascuno può narrare la propria dura notte e la fatica dell’attesa della luce, l’impazienza dell’alba”. A parlare con l’Adnkronos è Nichi Vendola, già deputato di Rifondazione comunista e presidente per 10 anni della Regione Puglia. Si intitola, appunto, ‘Quanto resta della notte’, una citazione biblica, lo spettacolo, suddiviso in otto capitoli poetici, con cui il fondatore di Sinistra, Ecologia e Libertà debutta oggi in teatro al Piccinni di Bari. Qualcuno ha scritto che l’ex presidente “diventa poeta”, forse dimenticando che ha sempre scritto poesie, pubblicate nel corso del tempo in alcune raccolte. La novità, probabilmente, risiede nel fatto che stavolta questi componimenti contenuti nella raccolta Patrie, edita da Il Saggiatore, che comprende liriche sia già note che inedite, vengono portati a teatro e che sarà lo stesso Vendola, come un vero attore, a leggerli, sostenuto da una regia e accompagnato dalla musica di Populous e dai video di Mario Amura. La ‘prima’ di ‘Quanto resta della notte’ al Piccinni fa registrare da alcuni giorni il ‘tutto esaurito’.
“Porto in scena un monologo che è una riflessione sui temi che affronto nel mio libro ‘Patrie’ – spiega Vendola – Reciterò poche poesie, alcune anche inedite. Ovvio che il monologo avrà un suo stile letterario, potremmo definirlo pasolinianamente un ‘comizio d’amore’. E lo porterò ovunque sarà richiesto”.
Cosa c’entra questa esperienza a teatro con quella politica? “Potrei cavarmela con una battuta – continua Vendola – e dirle che quando la politica diventa un teatrino, allora è meglio il teatro, il luogo che conferisce una solennità sacrale alla politica. Comunque, ogni volta che ci poniamo in relazione con gli altri noi facciamo politica, parlare della vita e della morte dinanzi ad una platea affollata è un gesto politico. Certo, lontano mille miglia dal propagandismo degli agit-prop”.
La parola patria si può declinare solo al plurale, secondo Vendola. “Lo dico in reazione al ritorno dei fantasmi del nazionalismo – spiega Vendola – Se con ‘patria’ si allude a un ‘primato nazionale’ e magari lo si riempie di miti e leggende sulla propria ‘stirpe’, se si innalzano muri per fratturare l’unità del genere umano, se si spreca la ricchezza sociale in corsa agli armamenti e in guerre ‘patriottiche’, allora occorre un uso prudente e cosciente della parola patria. Io amo il plurale della parola patria, e cioè patrie, perché ci porta subito alla questione della convivenza e della pace. Ci pone un tema – argomenta – che non può essere delegato per intero alla religione: il dovere della fraternità”.
Quanto agli ultimi sviluppi sull’Ucraina, “ogni guerra ha le sue cause e le sue specificità – sottolinea Vendola – ciò che le accomuna tutte è la legittimazione dell’uccidere, persino dello sterminare in massa. Nella orribile guerra che completò lo spappolamento della Jugoslavia – ricorda l’ex presidente – giocarono un ruolo cruciale sia le ‘piccole patrie’ dei leader balcanici, con le rispettive ‘macellerie’, sia la vergognosa attitudine delle potenze europee a pensare di lucrare dallo schianto di una nazione i cui brandelli facevano gola a tanti”.
“Non mi iscrivo ad una categoria di poeti, non scelgo uno stile, non decido a tavolino una poetica”, precisa Vendola. “Scrivo perché non ne posso fare a meno, è un impulso fisico e mentale irresistibile. Si scrive per troppo dolore o per troppo amore. Scrivo, cercando parole che sappiano stupirmi e dissetarmi, cercando dentro me stesso parole nuove e pensieri inauditi. Il titanismo intellettuale di Leopardi e quello di Gramsci – evidenzia – sono le ‘ceneri’ con cui, pasolinianamente, dobbiamo confrontare la modestia venale e oscena dei tempi nostri: almeno per sentire una scossa, uno shock pedagogico, o almeno per avere, così come cantano Mahmood e Blanco, dei ‘brividi, brividi’”.
Quanto al titolo dello spettacolo, ‘Quanto resta della notte’, “ciascuno può narrare la propria dura notte e la fatica dell’attesa della luce, l’impazienza dell’alba”, afferma Vendola.
Assieme ai suoi versi, Vendola porterà nel suo monologo grandi poeti e autori come Yehuda Amichai, Alessandro Manzoni, Alda Merini, Franz Kafka, Wislawa Szymborska, Bertolt Brecht, Marguerite Yourcenar, Edgar Lee Masters, Orazio, Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo, Vittorio Bodini, Rocco Scotellaro, Tommaso Di Ciaula, Saffo e Pier Paolo Pasolini. “Cito i poeti e gli scrittori che mi hanno cambiato la vita, li sfioro appena”, spiega. “Le biblioteche sono un deposito di risorse, a volte ancora segrete, di tesori ancora da sfruttare. Non si può chiedere al passato di risolvere i problemi del presente – conclude Vendola – ma la conoscenza del passato, letteratura inclusa, è la bussola fondamentale per orientarci nel presente”.
Lo spettacolo, che si avvale dell’amichevole collaborazione del regista Walter Malosti, si svolge nell’ambito del progetto ‘Teatro dei Sogni’.

(Adnkronos)