Conti pubblici, Csel: Bolzano e Val d’Aosta al top per le risorse statali regionalizzate

Dopo il gruppo di autonomie del Nord dell’Italia la prima regione a statuto ordinario è il Lazio, con 6.884 euro per abitante.

Nel 2020, i pagamenti del bilancio dello Stato per spese finali sono stati pari a 744.535 milioni. Parte di queste risorse non è riconducibile ad un’area geografica specifica: fanno parte di questa quota parte voci come le spese dirette all’estero (4,8 miliardi), le vincite al lotto (11,7 miliardi), i trasferimenti all’Agenzia spaziale italiana (922 milioni) o i finanziamenti ad Alitalia (672 milioni). C’è però una parte consistente di queste somme – oltre il 41% – la cui distribuzione geografica è invece ben definita: si tratta della cosiddetta spesa statale regionalizzata.
Quali sono le regioni che hanno catalizzato il grosso di queste risorse statali? In vetta alla classifica che tiene conto della spesa finale per abitante, troviamo le regioni a statuto speciale del nord Italia. I cittadini della Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta hanno beneficiato rispettivamente di 10.148 e 10.126 euro procapite: più del doppio rispetto alla media nazionale di 4.595 euro. Seguono provincia autonoma di Trento e Friuli Venezia Giulia con 7.960 e 7.116 euro per abitante. A calcolarlo è il Csel, il Centro Studi Enti Locali, in un report elaborato per l’Adnkronos.
Se confrontati con i dati di 5 anni prima, si osserva una classifica praticamente invariata, se non per gli importi aumentati mediamente del 20% più alti. Va detto però che la forbice tra queste regioni e il resto del paese sembra destinata a ridursi. Eccezion fatta per la Valle d’Aosta, dove la spesa finale per abitante al netto di interessi, è aumentata del 24% rispetto ai 7.651 euro del 2015, negli altri 3 territori citati l’aumento è stato inferiore alla media nazionale. A Bolzano si è passati da 8.675 a 10.148 (+15%), a Trento l’aumento è stato del 14% rispetto ai 6.816 del 2015 e in Friuli si è registrato un aumento del 19% con 1.145 euro aggiuntivi rispetto agli iniziali 5.741. Sono alcuni dei dati emersi da una elaborazione di Centro Studi Enti Locali basati sui dati diffusi dalla Ragioneria generale dello Stato il 20 gennaio 2022, riferiti al 2020.
La prima regione a statuto ordinario che segue questo gruppo di autonomie del Nord del Italia è il Lazio, con 6.884 euro per abitante. Un dato, quest’ultimo, fortemente condizionato dalla presenza dei Ministeri e di altre istituzioni i cui costi gravano sullo Stato centrale e che sono localizzati nella Capitale. Seguono la Sardegna con 6.470 euro ad abitante, il Molise con 5.614, l’Abruzzo con 5.140 e la Liguria con 5.091. Sopra la media nazionale anche la Basilicata con 5.036, la Calabria con 4.980 e la Sicilia con 4.800 euro. Si trovano invece al di sotto di quella soglia le restanti 9 regioni. Nell’ordine, la Campania con 4.578, la Puglia con 4.311, l’Umbria con 4.251, la Toscana con 4.134 e le Marche con 3.960 euro. Fanalini di coda l’Emilia Romagna, con 3.679 euro per abitante, il Veneto con 3.616 e la Lombardia con 3.385.
Tra le voci prese in considerazione ci sono anche i contributi agli investimenti da parte delle imprese e i contributi agli investimenti alle famiglie ed alle istituzioni sociali private. La spesa relativa alla prima categoria è stata nel 2020 pari a 25.753 milioni ed è stata regionalizzata per un importo di 5.884 milioni. I contributi per famiglie e istituzioni sociali private hanno assorbito 568 milioni ma solo 58 di questi sono stati ricondotti a territori specifici.
La differenza di 510 milioni riguarda i versamenti al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa (400 milioni) e al Fondo di garanzia per la prima casa (110 milioni). Anche in questo caso la scelta, per dare una idea più obiettiva della distribuzione, è di prendere in considerazione il dato procapite. Le famiglie e le istituzioni sociali private che hanno attratto in assoluto più fondi statali sono quelle del centro Italia. In primis, quelle laziali (273 euro contro i 106 della media nazionale), seguite da marchigiane (134), umbre (124) e toscane (124).
Perfettamente in linea con la media nazionale il Friuli Venezia Giulia, con 106 euro, mentre sono al di sotto questa soglia tutti gli altri. Dall’Abruzzo con 102 alla Basilicata con 97, dalla Calabria con 95 alla Liguria e alla Sicilia con 93.
E ancora, l’Emilia Romagna con 91, il Piemonte con 89, il Veneto con 87, la Valle d’Aosta con 86, la Lombardia con 82, la Calabria e la Sardegna con 72, la Puglia con 69. Chiudono il cerchio le due province autonome di Trento (con 67) e di Bolzano (con 65).
Ampie anche le differenze nella distribuzione dei trasferimenti correnti alle imprese, con la Liguria che stacca nettamente tutto il resto del Paese con 103 euro procapite contro i 48 medi. Segue, ad ampia distanza, il Lazio con 60 euro e la Sicilia con 59. All’estremo opposto, Provincia autonoma di Trento, Basilicata e Abruzzo, rispettivamente con 21, 24 e 27 euro procapite.

(Adnkronos)