Peste suina, allerta sui Colli Euganei

Con la scoperta dei primi focolai di peste suina tra Piemonte e Liguria l’allarme sanitario si diffonde in tutta Italia, soprattutto nei territori in cui è più marcata la presenza di animali selvatici che possono trasmettere la malattia. In primo luogo ovviamente i cinghiali, che sui nostri Colli Euganei costituiscono una seria minaccia proprio per la loro massiccia diffusione. I più esposti, ricorda Coldiretti Padova, sono gli allevamenti suini presenti nella nostra provincia. La Peste Suina Africana può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani. Coldiretti attraverso il suo presidente nazionale Ettore Prandini ha chiesto interventi immeditati per fermare il proliferare dei cinghiali e garantire la sicurezza degli allevamenti ma occorre anche monitorare attentamente la situazione per evitare strumentalizzazioni e speculazioni a danno del settore.

“Siamo costretti ad affrontare questa ulteriore grave emergenza sanitaria – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, perché è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato anche lo scorso luglio a Venezia e più volte nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali in tutto il Veneto e in particolare sui Colli Euganei dove si contano migliaia di esemplari. Dopo il caso accertato di peste suina africana e altri due in attesa di conferma, tra Piemonte e Liguria, come già successo in Germania e nell’Est Europa, abbiamo più volte evidenziato il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo e le azioni programmabili nella rete delle aree protette, come appunto il Parco Colli Euganei. Con una popolazione così numerosa di cinghiali che insiste su un territorio circoscritto come quello dell’area collinare e pedecollinare, oltre ad altre zone in provincia – aggiunge Bressan – aumenta il fattore di rischio di diffusione di una malattia che può portare a pensati perdite negli allevamenti suini. Un motivo in più per proseguire sull’azione di contenimento dei cinghiali in tutta la provincia, nell’area Parco Colli Euganei come nelle altre zone, a partire dalla Bassa Padovana fra Ospedaletto, Este e Granze. I nostri allevamenti applicano rigidi protocolli di biosicurezza e sorveglianza sanitaria ma è necessario mettere in campo tutte le azioni di prevenzione e controllo, altrimenti l’impatto potrebbe essere particolarmente devastante”.

In provincia di Padova gli allevamenti suini presenti nella banca dati nazionale nel 2021 sono 1.800, oltre 1.400 quelli familiari con appena qualche capo ciascuno, mentre nei 320 allevamenti di maggiori dimensioni si concentra la gran parte degli oltre 105 mila suini allevati ogni anno, per una produzione nel 2020 di 24 mila tonnellate di carne e un fatturato di oltre 32 milioni di euro. Significativa la produzione di qualità destinata ad una delle eccellenze della nostra regione, il Prosciutto Veneto Berico Euganeo che ha il suo fulcro proprio nel Montagnanense e che mette sul mercato 90 mila cosce l’anno.

Come ha sottolineato con forza in questi giorni il presidente nazionale di Coldiretti Prandini serve subito un’azione sinergica su più fronti, anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti da questa grave minaccia che rischia di causare un gravissimo danno economico alle imprese. Coldiretti ravvisa inoltre la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché è dalla fragilità dei confini naturali del nostro Paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste.

(Coldiretti Padova)