Associazioni a Giovannini, “Piano sicurezza stradale colpevolizza le vittime, lo modifichi”



Roma, 27 nov. “La strategia per i prossimi 10 anni messa in campo dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibile contro la violenza stradale è ancora una volta la colpevolizzazione degli utenti più vulnerabili della strada, pedoni e ciclisti, “affinché prendano le opportune precauzioni per evitare incidenti e lesioni” e una deresponsabilizzazione dei conducenti dei veicoli a motore che, secondo il Mims, “non siano sempre in grado di percepire la presenza di pedoni e ciclisti” non considerando invece che è l’eccessiva velocità alla guida di potenti mezzi a motore, insieme alla distrazione, la principale causa dei sinistri stradali”.
Lo scrivono in una lunga “relazione tecnica” inviata oggi al ministro Enrico Giovannini oltre 20 tra associazioni e realtà cicloambientaliste, tra cui Fiab, Salvaiciclisti, Greenpeace, Legambiente, le fondazioni Scarponi e Guccione. Nelle osservazioni si avanzano una serie di proposte, tra cui l’adozione generalizzata delle Zone 30 km/h in ambito urbano e la “sospensione della patente da 1 settimana a 3 mesi già dalla prima violazione per chi usa cellulare alla guida per usi diversi da navigazione e chiamate con auricolari o in vivavoce”.

Nelle osservazioni al Piano nazionale per la Sicurezza stradale i firmatari chiedono al ministro di “modificare gli indirizzi del Pnss” e un incontro per spiegare nel dettaglio punti critici e proposte alternative. “L’impostazione del piano si poggia diffusamente sulla responsabilizzazione di chi la violenza stradale la subisce -si legge nella relazione-: pedoni e ciclisti, bambini e anziani, sfociando nella colpevolizzazione delle vittime (fenomeno spesso inconsapevole e già tristemente conosciuto come “victim blaming” nel campo della violenza di genere)”.
“Di contro, traspare una deresponsabilizzazione di chi invece i sinistri li causa, i conducenti dei veicoli a motore, secondo tutti i dati statistici che vedono come prime tre cause la velocità eccessiva, la distrazione alla guida e la mancata precedenza. Questa errata impostazione di fondo, che condiziona poi molte delle conclusioni del piano, allontana l’Italia sempre di più dagli attuali obiettivi dell’UE che prevedono di ridurre quasi a zero (cosiddetta Vision Zero) il numero di vittime della strada entro il 2050, piuttosto che seguire l’esempio dei paesi che hanno conseguito i migliori risultati in termini di sicurezza stradale”.

(Adnkronos)

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