Comunicato stampa: “Figli di un dio minore”. Storie di ragazze e ragazzi palestinesi arrestati dall’esercito israeliano

E’ stata inaugurata il 3 luglio, nel cortile pensile di Palazzo Moroni, “Figli di un dio minore. Storie di ragazze e ragazzi palestinesi arrestati dall’esercito israeliano”, la mostra con le fotografie di Roberto Brancolini, che ci raccontano l’esperienza di adolescenti palestinesi arrestati dall’esercito israeliano nei Territori Occupati, nelle aree di Gerusalemme, Ramallah, Nablus e Hebron.

La mostra è organizzata dall’associazione L’Osteria volante, il Gruppo InScialla, Labiba Network e AssoPace Padova, in collaborazione con il Comune di Padova, Assessorato alla cooperazione internazionale, diritti umani e pace e il Centro di Ateneo per i Diritti umani “Antonio Papisca”, Università di Padova.

Ogni anno, Israele sottopone a processo tra i 500 e i 700 minori nei propri tribunali militari. I ragazzi sono arrestati, interrogati e detenuti dall’esercito israeliano. Si stima che dal 2000 a oggi, le autorità israeliane abbiano arrestato, processato e detenuto circa 13.000 minori palestinesi. Secondo il diritto internazionale, la detenzione di minori dovrebbe essere una misura di ultima istanza e durare per il più breve tempo possibile. La legge civile protegge i minori arrestati in Israele, ma nei Territori Occupati della Cisgiordania si applica la legge di guerra e operano le corti militari. Oltre a ciò, secondo le denunce di molti osservatori, ragazzi e ragazze palestinesi subiscono spesso arresti e detenzioni arbitrarie. L’accusa più comune loro rivolta è quella di lancio di pietre. La pena per questo reato può arrivare fino a 20 anni di carcere.

La mostra, realizzata anche grazie al supporto di Dci-Palestine (Defense for children international), Ymca east Jerusalem (Young men’s christian association), Qusay Abbas, operatore del Youth devolopment department di Gerusalemme, racconta le esperienze di questi ragazzi e si potrà visitare ogni giorno dalle ore 10:00 alle 19:00, fino al 18 luglio.

Le fotografie sono appunto di Roberto Brancolini, fotografo freelance che si occupa di cronaca e reportage. Ha seguito lo sviluppo dei movimenti anti-globalizzazione in Italia, le vicende degli indigeni del Chiapas in Messico dopo la rivolta zapatista, le proteste di Gezi Park in Turchia. Più di recente ha svolto una ricerca fotografica sulle donne che migrano dall’Est Europa, conosciute come badanti, e da quando è stato costruito il muro di separazione in Cisgiordania segue il deterioramento delle condizioni di vita dei civili palestinesi. Collabora con la Tavola della Pace e con agenzie, riviste e quotidiani nazionali.

Dichiara Francesca Benciolini, assessora alla cooperazione internazionale, diritti umani e pace: “Promuovere le attività delle molte associazioni cittadine che si occupano di cooperazione internazionale e diritti umani è per noi molto importante perché ci permette di costruire occasioni di conoscenza e sensibilizzazione all’interno della nostra città. Il cortile pensile di Palazzo Moroni diventa un’altra volta un occhio vigile e attento sul mondo, luogo di scambio e incontro per conoscere quello che accade lontano da noi ma che riguarda ognuno di noi. Ringrazio chi ha dato vita a questa occasione e il Centro di Ateneo per i Diritti umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, realtà che contribuiscono ogni giorno a far essere Padova una città sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani”.

Dichiara Susanna Ajazi, dell’associazione Osteria Volante e curatrice delle traduzioni della mostra:L’Osteria Volante nasce da studenti universitari per realizzare progetti culturali e di cooperazione internazionale. Questa mostra, inclusa nel festival Eventone 6, porta nel centro di Padova una tra le più importanti violazioni di diritti umani del mondo moderno, dando un volto e una voce a dei ragazzi dimenticati dalla sfera internazionale“.

(Padovanet – rete civica del Comune di Padova)

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