Leonor Fini. Le “Memorie triestine” dell’artista

 A 25 anni dalla morte di Leonor Fini, pittrice surrealista, ma anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice di fama e frequentazioni internazionali, a Trieste, al Polo museale del Magazzino 26 in Porto Vecchio, la mostra multimediale di pittura, luce, musica e percezione olfattiva, intitolata Leonor Fini. Memorie triestine, proponedal 15 maggio al 18 luglio 2021 (inaugurazione sabato 15 maggio, ore 20.30) una rilettura del tutto inedita della personalità e della creatività dell’artista (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), analizzando il suo intenso e fondamentale rapporto con la città d’origine della madre. Trieste appunto, dove Malvina Braun condusse la figlia all’età di un anno e dove Leonor si formò sul piano artistico culturale e su quello umano e personale fino all’età di circa vent’anni, rimanendovi sempre molto legata.

Ideata e curata sul piano critico da Marianna Accerboni, la rassegna è promossa dall’Associazione Foemina APS in coorganizzazione conil Comune di Trieste e in collaborazione con la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e la Media partnership del quotidiano Il Piccolo/GEDI Gruppo Editoriale. Una sezione sarà visitabile a Trieste anche nello Spaziocavana Zinelli&Perizzi (via S. Sebastiano 1) nel cuore del centro storico.

Una ricca sequenza di testimonianze inedite

Grazie a una ricca sequenza di testimonianze per la maggior parte inedite e rare (disegni, dipinti, acquerelli, incisioni di Leonor, documenti, libri, affiches, lettere, una sezione filmografica curata dal regista belga Yves Warson, video interviste, abiti appartenuti all’artista e un approfondimento sul piano letterario e grafologico della sua personalità), l’esposizione rivela, oltre al risvolto più intimo e privato della Fini, anche un approfondimento sul clima culturale della Trieste del Novecento. Qui lei visse nella casa materna, sempre in compagnia di un gatto, che sarebbe divenuto poi il leitmotiv principe della sua arte, e a stretto contatto con il colto milieu internazionale e d’avanguardia che connotava la città all’epoca, frequentando assiduamente personaggi triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello internazionale quali per esempio il futuro gallerista Leo Castelli, il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell’Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba.

Di particolare interesse, in mostra, sono il video con le interviste sulla Fini a Dorfles e a Daisy, la sorella di Nathan, e la sezione dedicata alle porcellane decorate da Leonor, finora mai citate nelle numerose pubblicazioni dedicate all’artista.

Alla vernice una performance multimediale di luce e musica

La mostra, già presentata con successo all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, dove la Fini è molto nota, essendo stata legata ai Surrealisti francesi, il cui linguaggio vanta in Belgio protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux, sarà allestita, dopo Trieste, a Parigi, dove la pittrice si trasferì ventitreenne, guadagnando largo consenso e rimanendovi fino alla morte. Come nelle altre sedi, la vernice sarà sottolineata da una performance multimediale di luce e musica e, a Trieste, anche olfattiva, ispirata alla Fini e creata site specific da Accerboni con una macroproiezione luminosa dedicata ai contenuti dell’esposizione, mentre il musicista italo-brasiliano Paolo Troni interpreterà dal vivo, all’inaugurazione, alcune sue composizioni inedite ispirate a Leonor e concepite espressamente per l’occasione, che saranno diffuse quale colonna sonora all’interno della sede espositiva durante tutta la durata della rassegna. Verrà inoltre realizzato un profumo dedicato alla pittrice, intitolato “La luce di Leonor”, in riferimento agli intensi contrasti di luce presenti nella sua pittura: la bottiglietta contenitrice sarà perciò luminescente e l’essenza verrà diffusa in mostra, rappresentandone la “colonna olfattiva”.

La cultura triestina di inizio ‘900

L’esposizione si situa in un ciclo di manifestazioni, ideato e curato da Accerboni e dedicato a personaggi internazionali della cultura triestina del ‘900, iniziato con la mostra Arturo Nathan. Silenzio e luce, concepita per celebrare il pittore anglo-indo-triestino,grande amico di Leonor e di Dorfles, e proseguito con l’Incontro multimediale con Umberto Saba per ricordare il centenario dell’inizio dell’attività a Trieste della libreria di uno dei maggiori poeti italiani del ‘900, e con la mostra Il segno rivelatore di Gillo, dedicata al grande critico e pittore triestino. Il percorso proseguirà il prossimo anno a Parigi con la mostra sulla Fini, per testimoniare anche il particolare milieu culturale d’avanguardia e cosmopolita della Trieste del primo Novecento e tra le due guerre. Dorfles, Saba e la Fini sono infatti tre personalità che negli anni Trenta si conobbero e si frequentarono a Trieste assieme a Bobi Bazlen, Leo Castelli e Svevo, prima di decollare verso l’internazionalità.

Tutte le manifestazioni del ciclo presentano un’impronta multimediale, proponendo a ogni inaugurazione una diversa performance di luce e musica, creata da Accerboni site specific per ogni sede.

Il percorso espositivo

In mostra sono presenti una sessantina tra disegni, acquerelli, oli, chine e incisioni, quasi tutti inediti. Tra questi compaiono i lavori donati da Leonor alla cugina triestina Mary Frausin, cui l’artista era legatissima, e la ricca collezione di opere – molte fuori commercio e prove d’autore – donate all’amico triestino Giorgio Cociani, al quale la pittrice era unita dalla passione per i gatti. Con lui Leonor intrattenne per quasi vent’anni una fitta corrispondenza e quasi una trentina di lettere e cartoline inviate dalla pittrice all’amico vengono ora esposte accanto a importanti e rari libri d’arte a lei dedicati, affiche di sue prestigiose personali, documenti, foto e a una vasta e pluridecennale rassegna stampa italiana e straniera, che sarà consultabile dai visitatori. Presenti inoltre alcune lettere di Nathan, alcuni stralci di lettere di Gillo Dorfles e una decina di preziosi capi d’abbigliamento appartenuti alla Fini. Nel percorso espositivo sono messi in dialogo anche tre dipinti molto importanti: uno della Fini, uno di Nathan e uno di Dorfles, a testimoniare simbolicamente la loro affinità elettive, la pittura introspettiva e visionaria che li accomunava e la loro grande amicizia. Nella stessa ottica di approfondimento e comparazione delle tre personalità, sarà esposta un’indagine grafologica e letteraria dei loro scritti.

Di grande interesse anche la sezione che comprende una ventina di rare porcellane e bozzetti con motivo di figure femminili mascherate e maschere carnevalesche policrome, decorate intorno al ’51 mediante decalcomanie tratte da disegni della Fini per la Società Ceramica Italiana (S.C.I.) e per la Società Ceramica del Verbano di Laveno-Mombello (Varese): una vera chicca, poiché finora tali manifatture non sono mai state citate nelle numerose pubblicazioni dedicate all’artista. 

A completare il percorso ci sono un video ideato dalla curatrice con interviste inedite a parenti e amici triestini della Fini – tra quest’ultimi Gillo Dorfles e Daisy Nathan, sorella del pittore – una sezione filmografica curata dal regista belga Yves Warson e una sezione intitolata “L’Inferno di Leonor”, in cui le sue opere più inquietanti ed esoteriche sono comparate al tema dell’Inferno di Dante Alighieri, del quale ricorre quest’anno il 700° anniversario della morte.

Appuntamenti collaterali

In occasione della mostra verranno istituiti un Premio di pittura, che verrà attribuito a una giovane promessa dell’arte, un Premio per la migliore illustrazione ispirata all’opera della Fini, che fu una raffinata illustratrice, e un Concorso per bambini, in cui verrà premiata la migliore interpretazione ispirata alla sua creatività. Nel contesto della rassegna avranno luogo numerosi appuntamenti collaterali, visite guidate e laboratori dedicati ad adulti e bambini, ispirati alle sue opere.

Nell’ambito del progetto espositivo verrà editato un volume, curato da Accerboni, con annesso il video delle interviste integrali della curatrice sulla Fini, la pubblicazione del carteggio inedito con l’amico triestino Giorgio Cociani e con altri personaggi e un approfondimento ragionato sui temi sviluppati nell’esposizione.

Leonor Fini Biografia

Nata a Buenos Aires nel 1907 da padre di origini beneventane e madre triestina di origine tedesca, Leonor Fini si formò artisticamente nei primi vent’anni della sua vita nel fervido e vivace milieu culturale della Trieste dell’epoca, sospeso tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, a contatto con personalità di livello internazionale. Dopo aver ritratto, secondo uno stile postimpressionista ancora sul filo dellatradizione, personaggi eminenti della città giuliana, a Milano assimilò l’influenza novecentista grazie all’incontro con il classicismo di Achille Funi e con il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi.

Trasferitasi nel 1931 a Parigi, abbandonò tale riferimento linguistico, per divenire in breve una delle più importanti, significative e raffinate rappresentanti del Surrealismo, in seguito anche al fatale contatto con pittori quali de Chirico, Savinio, De Pisis, Campigli e con i Surrealisti d’oltralpe. Fu autrice di un lessico molto personale e pervaso d’inquietudine, assai apprezzato da critica e pubblico in un’epoca in cui non era facile per le donne operare nel campo dell’arte, a causa di molti pregiudizi.

Il legame con Trieste

Inseritasi nell’élite parigina, grazie anche all’amico scrittore e drammaturgo André Pieyre de Mandiargues e a De Pisis, venne presto a contatto con André Breton, poeta, critico d’arte e teorico del Surrealismo, e il suo ambito, cui era accomunata dal piacere per la simbologia onirica e per il fantastico, che sapeva esprimere con delicatezza, grande personalità ed eleganza decorativa. Legatissima a Trieste e alla figura materna, Leonor, donna dai molti amori, mantenne comunque per quasi quarant’anni – secondo un personale concetto di fedeltà – una triangolazione affettiva stabile con il diplomatico e pittore Stanislao Lepri e con l’intellettuale polacco Kostantin Jelenski, con i quali condivise la propria abitazione parigina fino alla loro morte. Da allora si isolò volontariamente, ritirandosi più tardi in una fattoria a St-Dyé sur Loire, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel ’96 a Parigi.

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(Studio Pierrepi)

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