Deflusso ecologico, bene la mozione in Consiglio Regionale

La mozione promossa da Coldiretti Veneto e sostenuta dalla consigliera Silvia Rizzotto, approvata in Consiglio regionale, impegna la Giunta ad agire con l’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali per svolgere studi approfonditi valutando le giuste deroghe alla Direttiva Quadro delle Acque. Un aspetto che riguarda da vicino centinaia di agricoltori della nostra provincia, in particolare dell’Alta Padovana, attraversata dal fiume Brenta, e di tutta la fascia delle risorgive, ma interessa anche chi si trova lungo l’asta dei principali fiumi.

Sul deflusso ecologico i dirigenti di Coldiretti Veneto si erano già espressi in questo senso nell’ultima seduta della seconda Commissione. Si tratta di una questione che risponde ad un programma europeo sulla protezione della risorsa idrica. Per raggiungere “lo stato buono” del distretto idrografico veneto, tra le misure previste, c’è anche l’introduzione del “deflusso ecologico” che impone un maggiore rilascio delle acque a valle delle opere di presa lungo i fiumi. In particolare, questo obbligo vale per i fiumi a regime “torrentizio” come il Piave e il Brenta, solo per citare i più importanti. Da più parti sono arrivati segnali di preoccupazione per l’applicazione del regolamento: comunità locali, consorzi di bonifica, anche l’Enel, hanno manifestato le loro preoccupazioni.“Servono giuste deroghe e un confronto costruttivo con gli stakeholders – sottolinea il presidente di Coldiretti Padova Massimo Bressan – diversamente gli imprenditori agricoli dovranno per l’ennesima volta affrontare un’imposizione calata dall’alto, inspiegabile ed anacronistica che, tra l’altro, graverà anche sulla vivibilità di tutto il territorio veneto ed in particolare su molti centri abitati”.

In particolare l’impatto negativo imposto dai nuovi limiti in un contesto di cambiamento climatico sarebbe un danno per l’agricoltura. La pratica irrigua fortemente ridimensionata metterebbe a rischio tutte le coltivazioni già alle prese con le variazioni del clima che portano ad annate siccitose con lunghi periodi di assenza di pioggia. Il surriscaldamento del pianeta non è un segreto per nessuno se si considerano che gli ultimi dieci autunni sono stati i più caldi registrati dopo il 2005. Da considerare che il deflusso ecologico coinvolge tutti i corsi principali e i torrenti del territorio regionale – precisa Coldiretti – per cui il problema è veneto e ha ricadute economiche che toccano diversi aspetti socio culturali, turistico ambientali: basti pensare che alcune importanti città di pianura, con le riduzioni della pratica irrigua, si troverebbero inevitabilmente ad avere a che fare con riduzioni delle portate dei fiumi di risorgiva, come il Sile, per effetto della riduzione della ricarica della falda che, d’estate, è assicurata proprio dalla irrigazione della aree agricole. Le dinamiche vanno analizzate nel loro complesso perché interessano l’agricoltura, la produzione di energia, la fruizione turistica delle aree di montagna e di pianura e, in definitiva, tutta la cittadinanza.

Coldiretti Veneto ha sollecitato di allargare la discussione anche alla Terza Commissione consiliare per affrontare le criticità del tema.

(Coldiretti Padova)

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