Este: Giorno del Ricordo 2021 “Un monito perenne per non ripetere le atrocità del passato”

Oggi, 10 febbraio, la Città di Este celebra il Giorno del Ricordo, in memoria della tragedia subita dagli Italiani, dagli Istriani, dai Fiumani e dai Dalmati, vittime della crudele dittatura jugoslava, delle foibe e dell’esodo delle loro terre d’origine.

Questa ricorrenza venne istituita dal Parlamento Italiano nel 2004, per permettere la conoscenza e il ricordo dei tragici eventi subiti dalle popolazioni istriane nel secondo dopoguerra, troppo a lungo taciuti, ignorati, rimossi e addirittura negati.

Una tragedia che ci fa ripensare a come i grandi totalitarismi del Novecento, pur essendo diversi nelle ideologie, abbiano usato simili metodi di persecuzione, controllo e repressione, arrivando ad uccidere innumerevoli innocenti soltanto per sete di potere.

Le popolazioni dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia non avevano alcuna colpa, se non quella di essere italiane e di venire viste come un ostacolo alla dittatura. Uomini, donne e bambini furono uccisi brutalmente, gettati vivi nelle foibe, feriti, violentati, lasciati morire di stenti nei campi di concentramento jugoslavi, in una fine orribile e disumanizzante.

Le persone costrette all’esodo in territori italiani o stranieri per paura del nuovo regime furono circa 350.000. La maggior parte di loro scappò dopo la scoperta dei primi infoibamenti.

Le vittime furono oltre 16.500. Una tragedia enorme e inquantificabile, per la popolazione dell’Istria e della Dalmazia.

Anche la giovane Norma Cossetto, alla quale è stata intitolata l’Aula Studio della nostra Biblioteca Civica, fu una vittima innocente delle foibe.

Norma aveva solo 23 anni quando fu arrestata. Si stava recando proprio nella biblioteca del suo paese, per ricercare materiale per la sua tesi. “L’Istria Rossa”.

Fu rinchiusa, violentata da ben 17 aguzzini, seviziata, legata con il fil di ferro e gettata viva nella foiba di Villa Sturani, vicino ad Antignana, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Norma aveva 23 anni e nessuna colpa. Era una studentessa, una giovane donna piena di vita, dalle grandi aspirazioni per il futuro.

La sua storia e quella di tutte le altre vittime delle foibe e della dittatura jugoslava deve essere per noi un monito perenne per non ripetere le atrocità del passato e per schierarci sempre contro ideologie e regimi totalitari che opprimono e negano i diritti fondamentali della persona.

La conoscenza e la consapevolezza del nostro passato sono ciò che ci permette di provare a costruire un futuro migliore, dove la convivenza tra popoli possa essere pacifica e dove la diversità possa essere un valore e non un ostacolo.

 


(Comune di Este)

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