Senatori a vita, da Toscanini a Montanelli e Iotti: i tre ‘no, grazie’


Nella storia della Repubblica solo in tre espressero il ‘gran rifiuto’
Roma, 20 gen. Senatori a vita? Oggi, vista la seduta di ieri a palazzo Madama con le polemiche nei loro confronti, sarebbe facile pensare che un ‘No, grazie’ sia facile da pronunciare. In realtà, nella storia della Repubblica, solo in tre espressero il ‘gran rifiuto’. Arturo Toscanini, disse ‘no’ ad Einaudi, agli albori della prima Repubblica, nel ’49, Indro Montanelli e Nilde Iotti rifiutarono la carica di senatore a vita, agli inizi degli anni ’90, ringraziando il presidente Cossiga della proposta. Sono questi i nomi dei mancati senatori a vita italiani, gli unici che per motivi diversi, scelsero di restare al loro posto, dicendo ‘no, grazie’ alla prestigiosa carica.
Il celebre maestro d’orchestra, Arturo Toscanini, il 5 dicembre 1949 venne nominato “senatore a vita per alti meriti artistici”, ma decise di rinunciare alla carica il giorno successivo. Così scrisse al presidente Luigi Einaudi, in un telegramma inviato da New York il giorno successivo: “È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma”, è l’esordio di Toscanini, che ringrazia per la nomina, spiegando però di desiderare di “finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa”. Nota del musicista l’avversione, durante tutta la vita, a premi e onorificenze.
50 Anni dopo furono il giornalista Indro Montanelli e la presidente della Camera Nilde Iotti a fare un passo indietro. Per entrambi la ‘proposta’ portava la firma del presidente Francesco Cossiga. Il fondatore del ‘Giornale’, allora ottantaduenne scrisse una lunga lettera al capo dello Stato, pregandolo di rinunciare alla nomina, chiedendo, tra l’altro, “di non mettermi nella spiacevole condizione di un rifiuto, che potrebbe apparire come segno di spregio e di tracotanza. Niente di più  lontano dal mio animo -scriveva Montanelli nel ’91-. Purtroppo, il modello di giornalista assolutamente indipendente, anzi estraneo al Palazzo, che per sessant’anni ho perseguito e, spero, realizzato, mi vieta di accettare la lusinghiera offerta”.
Anche da parte di Nilde Iotti, come si legge nel sito della sua fondazione, ci fu uno stop che arrivò prima della nomina. “Prima che l’indiscrezione” dell’intenzione di Cossiga di nominarla senatrice a vita “trapelasse” l’anziana presidente della Camera, “scrisse a Cossiga una frase sola, due righe appena: ‘Qui sono stata chiamata ripetutamente dai colleghi, e qui resto per rispettarne la volontà’. “Fece chiamare un commesso – si legge su sito nel resoconto firmato dal suo portavoce di allora, Giorgio Frasca Polara – gli diede il biglietto manoscritto con la preghiera che un motociclista la recasse subito al Quirinale”.

(Adnkronos)

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