COLDIRETTI. GENNAIO CON – 100MILA TURISTI IN MONTAGNA. SCARAMUZZA (TERRANOSTRA): STRUTTURE VUOTE DALLE DOLOMITI ALL’ALTOPIANO

COLDIRETTI. GENNAIO CON – 100MILA TURISTI IN MONTAGNA. SCARAMUZZA (TERRANOSTRA): STRUTTURE VUOTE DALLE DOLOMITI ALL’ALTOPIANO

COLDIRETTI. GENNAIO CON – 100MILA TURISTI IN MONTAGNA.  SCARAMUZZA (TERRANOSTRA): STRUTTURE VUOTE DALLE DOLOMITI ALL’ALTOPIANO

19 gennaio 2021 – Sulle Dolomiti e sull’Altopiano dei Sette Comuni mancano all’appello 100mila turisti che avrebbero garantito un flusso di oltre 440mila presenze sui monti veneti. I dati dell’Osservatori Statistico Regionale fanno riferimento al mese di Gennaio dell’anno scorso e, considerata l’emergenza sanitaria, la preoccupazione aumenta in vista della fine del mese per la continua assenza di italiani e stranieri su piste da sci, rifugi e malghe. Da  Asiago fino a Belluno passando per la comunità montana della Lessinia, la Pedemontana e le Prealpi Trevigiane il presidio degli agricoltori permette di promuovere accoglienza e ospitalità in realtà strategiche espressione della coesione tra città e campagna in una logica di nuove geografie territoriali.  “Proprio dal lavoro di questo periodo dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole – spiega Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra – che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento. Un vuoto pesante per il sistema turistico regionale – continua Scaramuzza – che si aggiunge alle perdite registrate a fine anno con 800mila vacanzieri in meno a Dicembre. Il mancato introito per spese nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir non risparmia il cibo – precisa Scaramuzza alla guida di oltre 600 agriturismi di Coldiretti –diventato la voce principale del budget delle famiglie in viaggio nel BelPaese con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche. Gli agriturismi sono in difficoltà – conclude Scaramuzza – pur attivando l’asporto e il menù porta a porta non hanno coperto le perdite per le cerimonie, pranzi e cene saltati a causa della pandemia. Gli investimenti per l’accoglienza, l’ospitalità e la ristorazione sono rilevanti se si considera che le aziende sono situate spesso in aree economicamente fragili segnate ancora dalle ferite ambientali provocate dall’uragano Vaia ma allo stesso tempo di grande bellezza, nessun rimborso, per quanto utile, riuscirà a ripagare quanto organizzato e messo in campo dagli operatori del settore per gli sport all’aria aperta a contatto con la natura, escursioni e passeggiate con servizi ad hoc per le famiglie ospiti.

(Coldiretti Padova)

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