S.ANTONIO, COLDIRETTI: AUMENTANO GLI ANIMALI DA COMPAGNIA MA E’ CRISI NEGLI ALLEVAMENTI VENETI. Speculazioni mettono a rischio la Fattoria Italia

S.ANTONIO, COLDIRETTI: AUMENTANO GLI ANIMALI DA COMPAGNIA MA E’ CRISI NEGLI ALLEVAMENTI VENETI. Speculazioni mettono a rischio la Fattoria Italia

S.ANTONIO, COLDIRETTI: AUMENTANO GLI ANIMALI DA COMPAGNIA MA E’ CRISI NEGLI ALLEVAMENTI VENETI
Speculazioni mettono a rischio la Fattoria Italia

17 gennaio 2021 – La ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, assume quest’anno più significato. L’emergenza sanitaria ha evidenziato maggiormente il rapporto tra uomo ed animale, in termini di compagnia, di terapia, di attenzione. Nell’anno della pandemia, Coldiretti registra un vero e proprio boom di adozioni con un aumento del 15% di cani e gatti che hanno trovato accoglienza nelle case secondo l’ENPA.

La tradizione popolare che prevede oggi 17 gennaio il rito della benedizione dalla variegata moltitudine di esemplari presenti sul territorio nazionale tiene conto anche di bovini, ovini, avicoli, equini presenti nelle aziende agricole che rappresentano la fonte di reddito e il sostentamento di migliaia di famiglie impegnate in progetti imprenditoriali legati al benessere degli animali, con alta tecnologia applicata e soluzioni ecosostenibili pari ad investimenti milionari.

Il lock down ha messo in difficoltà l’allevamento veneto – commenta Coldiretti – in particolare il comparto lattiero-caseario, con pesanti ricadute sulle stalle che forniscono la materia prima. il recente report agroalimentare di Veneto Agricoltura lo conferma: la chiusura del canale Horeca con crollo dei consumi fino al 50% e l’azzeramento dei flussi turistici, insieme alla riduzioni dell’export (fino a – 15% per il grana padano) hanno causato situazioni di eccedenza di latte (primavera) con crollo dei prezzi. Il prezzo del latte alla stalla diminuisce del -6% fermandosi ad una media annua pari a circa 36,5 euro/100 lt.

Anche il comparto zootecnico da carne veneto ha subito gli effetti del Covid 19 seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. In forte diminuzione le macellazioni di bovini del -15%, soprattutto dei vitelli a carne bianca che hanno un importante sbocco nella ristorazione nonostante il sostegno della domanda domestica (+4,5% in volume).

In crisi il comparto suinicolo regionale – spiega Coldiretti – i costi alla produzione si aggirano su 1,40 euro al chilo, mentre i capi sono pagati 30 centesimi in meno e il prezzo sostenuto dal consumatore al supermercato triplica. Un comparto vulnerabile anche per l’ingresso della produzione estera ancora poco regolamentata.

Alla difficile situazione si aggiunge la piaga  delle pratiche sleali con molte segnalazioni da Nord a Sud d’Italia dove il latte viene sottopagato agli agricoltori in un momento in cui invece è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese con l’emergenza sanitaria che ostacola gli scambi e favorisce speculazioni, come dimostra l’avvio da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di quattordici istruttorie nei confronti di altrettanti caseifici acquirenti di latte crudo vaccino ed ovi-caprino.

L’addio alle attività – continua la Coldiretti – ha riguardato la pianura e soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. A preoccupare ora sono gli effetti dello stop al turismo invernale destinato ad avere effetti non solo sulle piste da sci ma – continua la Coldiretti – sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi. Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione – sostiene la Coldiretti – svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento.

La zootecnica veneta – conclude Coldiretti – è un settore strategico che produce eccellenze di alta qualità. L’indotto in termini di occupazione e sviluppo economico è importante. Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado ambientale.

(Coldiretti Padova)

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